Uno studio che potrebbe contribuire a spiegare l’origine delle savane e dell’utilizzo del fuoco da parte degli uomini

Nibbi e falchi australiani appiccano intenzionalmente gli incendi?

I rapaci hanno imparato a usare il fuoco come strumento e arma prima degli esseri umani?

[10 gennaio 2018]

Lo studio “Intentional Fire-Spreading by “Firehawk” Raptors in Northern Australia” pubblicato sul Journal of Ethnobiology da un team di ricercatori statunitensi e australiani guidato da Mark Bonta della Division of mathematics and natural sciences della Pennsylvania State University – Altoona, ha documentato che Documentiamo «Le conoscenze ecologiche indigene e le osservazioni non indigene di propagazione intenzionale  del fuoco da parte dei rapaci nibbio bruno (Milvus migran ), nibbio fischiatore ( Haliastur sphenurus ) e falco bruno ( Falco berigora) che si foraggiano sugli incendi nelle savane australiane tropicali. Gli osservatori riportano sia tentativi individuali che cooperativi, spesso di successo, per diffondere intenzionalmente incendi boschivi  attraverso il trasporto occasionale o ripetuto di bastoncini ardenti negli artigli o becchi. Questo comportamento, spesso rappresentato nelle cerimonie sacre, è ampiamente noto alle popolazioni locali del Northern Territory, dove abbiamo condotto ricerche etno-ornitologiche dal 2011 al 2017; ci è stato segnalato anche dalla Western Australia e dal Queensland».

Uno degli autori dello studio, Dick Eussen, un ranger aborigeno e vigile del fuoco del Central Land Council di Alice Springs, racconta sul National Post  che quando ha visto per la prima volta i rapaci incendiari credeva di avere le allucinazioni: era bloccato da un incendi su un’autostrada nell’entroterra australiano e il fuoco non sembrava poter saltare la carreggiata, «poi , improvvisamente, senza preavviso o causa evidente, lo ha fatto». Essen ha spento immediatamente il nuovo focolaio ma quando ha alzato gli occhi al cielo ha visto  «quel che sembra qualcosa di fiabesco o di un mito oscuro. Un nibbio fischiatore, con le ali spiegate, teneva un ramoscello infuocato nei suoi artigli». Il rapace ha volato fino a circa 20 metri di distanza da Eussen e ha lasciato cadere il fuoco nell’erba secca e ha innescato un nuovo incendio.  Quel giorno Eussen ha spento sette nuovi focolai appiccati dai rapaci- Lo studio pubblicato sul Journal of Ethnobiology sostiene quello che le comunità aborigene dicono da sempre non credute:  nibbi e falchi  appiccano intenzionalmente gli incendi nelle savane del nord dell’Australia per far uscire allo scoperto le loro prede.

Un altro degli autori dello studio, l’ornitologo australiano Bob Gosford, già nel 2016 aveva detto all’Australian Broadcasting Corporation (ABC) che «I nibbi e i falchi bruni falchi marroni neri vengono su questi fronti [del fuoco] perché sono letteralmentein preda a una frenesia omicida, è una frenesia alimentare, perché da queste praterie escono piccoli uccelli, lucertole, insetti, tutto ciò che fugge davanti al fuoco».

Il comportamento di diverse specie di uccelli che si nutrono approfittando degli incendi è noto: in almeno 4 continenti sono stati osservati per decenni dei rapaci che volano ai margini di grandi incendi in attesa di poter ghermire roditori o rettili in fuga dalle fiamme o di cibarsi dei loro resti quando l’incendio è passato. La novità, almeno nella letteratura scientifica – non per la cultura aborigena –  è che dei rapaci potrebbero intenzionalmente spargere il fuoco. Se è vero, la scoperta suggerisce che gli uccelli, come gli esseri umani, hanno imparato a usare il fuoco come strumento e come arma.

Gosford, un ex avvocxato diventato un  etno-ornitologo che studia il rapporto tra i popoli aborigeni e gli uccelli, indaga da anni sulle storie dei falchi incendiari e ha spiegato all’ABC: »Il mio interesse è stato suscitato innanzitutto da un rapporto pubblicato nel 1964 in un libro da un aborigeno chiamato Phillip Roberts della zona del Roper River nel Northern Territory, che ha fornito un resoconto di una cosa che aveva visto nel bush: un uccello che raccoglieva un bastone da un fronte di un incendio, trasportandolo e lasciandolo cadere sull’erba incombusta».

Lavorando con Bonta, Gosford ha cercato dati storici  e altri rapporti sui rapaci che diffondevano il fuoco in Australia e ha chiesto notizie online su avvistamenti di questo comportamento agli aborigeni e agli altri abitanti del Northern Territory, quindi ha intervistato personalmente coloro che sostenevano di ave visto all’opera i nibbi e i falchi incendiari.

Quello che Bonta e Gosford hanno scoperto è che questo comportamento di diffusione del fuoco da parte dei rapaci  era ben nota e accettata tra i residenti, e in particolare tra gli aborigeni, dell’Australia settentrionale rurale. I ricercatori hanno trovato rapporti di prima mano sulla diffusione del fuoco in 12 diversi gruppi di aborigeni separati e hanno definitivamente identificato le tre specie specializzate nell’appiccare gli incendi: nibbio bruno, nibbio fischiatore e falco bruno.

Nello studio, Gosford, Bonta e il loro team di ricerca riportano anche 6  nuove testimonianze certe e verificate sui rapaci che diffondono il fuoco nel bush.

“MJ”, un manager di Kimberley, ha visto i nibbi lavorare insieme per  appicare  un nuovo incendio alla fine stagione secca  in un’ara oltre un fiume che impediva la propagazione di un incendi già in corso. I ramoscelli gettati sull’erba secca dai nibbi hanno immediatamente innescato un altro incendio incontrollabile che ha distrutto parte dell’allevamento di bestiame gestito da “MJ”

Bob White, un vigile del fuoco nel Northern Territory, aveva avvistato un piccolo stormo di rapaci, probabilmente nibbi bruni, che raccoglievano numerosi rametti fumanti e  li trasportavano davanti a un fronte di  un incendio, aiutando così le fiamme a diffondersi in una piccola valle.

Nathan Ferguson sostiene di aver osservato la diffusione del fuoco circa una dozzina di volte nel Northern Territory dal 2001. Anche lui è un  vigile del fuoco e da tempo dice che gli uccelli che ha visto raccogliere  ramoscelli  per appiccare nuovi fuochi lo stessero facendo apposta.

Gosford e Bonta dicono che «La maggior parte dei resoconti e delle tradizioni indicano inequivocabilmente l’intenzionalità da parte di tre specie di rapaci» ma, nonostante anni di tentativi, gli autori dello studio non sono riusciti a trovare prove fotografiche o video inequivocabili sui rapaci che appiccano il fuoco. Lo studio spiega in parte questa lacuna con la difficoltà e il pericolo di fare ricerche scientifiche ai margini di un incendio.

Comunque, Eussen ha scattato una foto in bianco e nero che mostra  le fiamme di un incendio in un bush molto rado che hanno saltato una strada rurale e sullo sfondo, tra il fumo e gli alberi, appena visibile dietro la linea del bush, c’è un bagliore di un fuoco che arde e in ,  primo piano, sopra la strada, ci sono le ombre scure dei nibbi bruni in attesa delle prede spaventate.

Anche se i ranger aborigeni che si occupano di incendi boschivi sono convinti che, quando vengono appiccati incendi controllati, occorra prendere in considerazione i rischi posti dai rapaci “piromani” che diffondono il fuoco anche in aree non previste, lo scetticismo ufficiale sul fatto che davvero nibbi e falchi possano diffondere il fuoco intenzionalmente ostacola una pianificazione efficace della  gestione e del ripristino del territorio.  I ricercatori statunitensi e australiani concludono: «Attraverso workshop etno-ornitologici e esperimenti controllati sul campo con  i gestori di terreni, la nostra ricerca collaborativa mira a collocare la diffusione del fuoco come un fattore importante nella gestione degli incendi e nell’ecologia degli incendi. In un senso più ampio, una migliore comprensione della diffusione aviaria del fuoco, sia in Australia che, potenzialmente, altrove, può contribuire alle teorie sull’evoluzione delle savane tropicali e sulle origini dell’utilizzo del fuoco da parte degli esseri umani».