Riceviamo e pubblichiamo

Il No che ha salvato i Parchi

Mezzatesta (Gruppo dei 30) fa il punto sulla discussione della riforma della legge sulle Aree protette

[2 marzo 2017]

Se avesse vinto il Si al recente referendum avremmo perso i parchi nazionali. La storica legge quadro 394/91 sarebbe stata approvata così come uscita dal Senato, cioè, un obbrobrio legislativo che avrebbe  abbassato a livello di politica locale la gestione del patrimonio nazionale del Paese. Fortunatamente dopo la vittoria dei No sono rimasti attivi i due rami del Parlamento e la cosiddetta riforma, sostenuta purtroppo da Federparchi  e denominata Caleo dal nome del senatore relatore, è approdata alla Commissione Ambiente della Camera presieduta da Ermete Realacci. Qui la musica è cambiata. Non più rifiuto ad ascoltare le ragioni degli ambientalisti ma  spazio per ampie audizioni.

In precedenza  il “Gruppo di 30”, costituito da ricercatori e uomini di cultura, si era rivolto al Wwf come prima associazione che si occupò di aree protette stimolandone l’uscita pubblica in difesa della attuale legge quadro sui parchi. Dopo una prima storta di naso l’attuale dirigenza dell’associazione ha reagito positivamente rendendosi conto  che il Gruppo dei 30 voleva solo stimolare la vera anomalia naturalistica del Wwf e non certo accusarla di connivenza. Così l’associazione, nel reagire positivamente, ha rilanciato coinvolgendo nell’appello pro parchi tutte le altre associazioni ambientaliste italiane e anche le animaliste.

Un’unione di forze che nel passato hanno spesso teso a distinguersi tra loro,questa volta  si sono mosse compatte come mai forse in precedenza era capitato. Un patrimonio, le associazioni riunite per un unico fine, da conservare  come un bene prezioso da non disperdere per nessuna ragione. Tutte le 16 associazioni (Wwf, Italia Nostra, Legambiente, Lipu, Cai, Greenpeace, Fai,  Mountain wilderness, Enpa, Cts, Lav,  Mare Vivo, Pro Natura, Sigea, Ass.Insegnanti Geografia, Ass. Ambiente e Lavoro) oltre al Cai  sono state ascoltate dalla Commissione Ambiente congiuntamente hanno poi avanzato puntuali e preziosi emendamenti realizzati con il coordinamento di Carlo Alberto Graziani giurista e ambientalista  per frenare gli aspetti normativi  peggiori introdotte con la proposta Caleo-Sammuri.

Vediamo i 10 punti negativi che avrebbero destrutturato la 394/91 e le controproposte  positive delle associazioni:

1) per la nomina del presidente non verrebbe richiesto alcun titolo concernente la  conservazione della natura che è la “mission” dei parchi, ma solo una “comprovata esperienza nelle istituzioni, nelle professioni, ovvero di indirizzo o di gestione in strutture pubbliche e private” .

LE ASSOCIAZIONI PROPONGONO:  l Presidente, scelto in considerazione dell’alto livello culturale e della specifica competenza in materia di ambiente e in particolare di aree protette e tutela della biodiversità, è nominato su proposta e con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare d’intesa con le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano…”

2) il direttore non verrebbe più  scelto   in base alle competenza naturalistiche e culturali  ma secondo una “comprovata” e non meglio precisata “esperienza professionale di tipo “gestionale”. Inoltre non  verrebbe più nominato dal Ministro tra un elenco di competenti  (che esiste, non viene aggiornato da anni dal Ministero Ambiente  e si vorrebbe abolire!) ma sarebbe  nominato dal locale Consiglio direttivo,  di fatto dall’uomo di partito – Presidente  del Parco che sceglierebbe il Direttore tra persone di sua fiducia e dalle competenze imprecisate ovviamente uno yes man del Presidente stesso.

LE ASSOCIAZIONI PROPONGONO: “La direzione dei parchi nazionali è affidata al Direttore, il quale assicura la gestione del parco, l’attuazione dei programmi ed il conseguimento degli obiettivi fissati dal Presidente e dal Consiglio direttivo; a lui spetta l’adozione dei connessi atti anche a rilevanza esterna. Il Direttore è nominato dal Presidente dell’Ente parco previa selezione pubblica per titoli ed esami, indetta dall’Ente parco, tra soggetti in possesso di laurea specialistica o magistrale ovvero del diploma di laurea conseguito secondo l’ordinamento didattico previgente al regolamento di cui al decreto del Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre 1999, n. 509. Alla selezione possono prendere parte pubblici dirigenti con specifica esperienza in campo ambientale, pubblici funzionari con almeno cinque anni di anzianità nella qualifica e con la medesima esperienza, coloro che hanno già svolto funzioni di direttore di parchi nazionali, parchi regionali, aree protette di mare o funzioni strettamente analoghe per almeno cinque anni, persone di particolare e comprovata qualificazione professionale e culturale in materia di conservazione della natura o di tutela dei beni ambientali e culturali con esperienza acquisita per almeno un quinquennio in funzioni dirigenziali. I predetti requisiti debbono essere posseduti alla scadenza del termine per la presentazione della domanda. Alla selezione possono altresì partecipare gli iscritti all’Albo degli idonei all’esercizio dell’attività di Direttore di parco che viene soppresso. La commissione esaminatrice è composta da un pubblico dirigente nominato dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare per le sue competenze nel settore della conservazione della natura …”

NOTA: A queste note tese a limitare i danni creati dalla proposta Caleo – Sammuri tendente a un declassamento del ruolo del Direttore, il  Gruppo dei 30 ritiene che la figura del Direttore vada maggiormente potenziata nel suo ruolo di attento difensore del patrimonio naturale del Parco e non debba essere impegnato  per la maggior parte del tempo in aspetti burocratici e amministrativi inevitabilmente riducendo l’attenzione sui temi concernenti  la conservazione della natura  .”  A questo proposito sarebbe quanto mai utile l’affiancamento al Direttore di una figura professionale addetta prioritariamente agli adempimenti più strettamente burocratici  permettendo al Direttore di concentrarsi maggiormente sulle  necessità prioritarie di tutela e valorizzazione naturalistica del territorio compreso nel Parco.

3) gli agricoltori entrerebbero a far parte dei Consigli direttivi dei parchi. E allora perché non altri soggetti economici che non  hanno titolo  in tema di  conservazione della natura come i cavatori di ghiaia , di marmo,  i pescatori , le cooperative di tagliaboschi, ecc ?

LE ASSOCIAZIONI PROPONGONO: “Il Consiglio direttivo è formato dal Presidente e da otto componenti nominati, entro trenta giorni dalla comunicazione della designazione, con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare secondo le seguenti modalità: a) quattro componenti designati dalla Comunità del parco con voto limitato, dei quali due in rappresentanza delle istituzioni territoriali e due in rappresentanza delle categorie sociali ed economiche del territorio; b) quattro componenti scelti tra persone qualificate nella conservazione della natura o nella gestione delle aree protette, dei quali: due designati dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e individuati, l’uno, tra i  funzionari e gli esperti qualificati del suo Ministero e, l’altro, tra i docenti delle Università delle Regioni interessate e tra i funzionari e gli esperti dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA);  uno designato dal Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali e individuato tra i funzionari e gli esperti del suo Ministero ovvero tra i ricercatori del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA); uno designato dalle associazioni di protezione ambientale.” Si ritiene necessario unificare il numero dei componenti del CD nella misura di otto per evitare che la gran parte dei parchi nazionali venga privata di rappresentanze necessarie e in particolare della rappresentanza del mondo scientifico oggi sempre più importante. La composizione prevista garantisce il livello qualitativo del CD e nello stesso tempo una presenza equilibrata delle rappresentanze ai vari livelli: statali e locali, istituzionali e territoriali, generali e di categoria.”

4) insufficienza di dotazione organica nei parchi .

NOTA : qui una proposta più dettagliata del Gruppo dei 30: ” 14. La dotazione organica dell’Ente parco è approvata dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, previo parere del Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri e del Ministero dell’economia e delle finanze. Decorso il termine di trenta giorni dalla richiesta di parere, questo si intende reso favorevolmente. La dotazione organica dell’Ente parco deve prevedere le seguenti strutture operative ciascuna articolata in servizi dotati delle specifiche competenze professionali coerenti con le caratteristiche di ciascun parco: struttura tecnico scientifica  coerente con le caratteristiche ecosistemiche; struttura tecnico-urbanistica e di pianificazione coerente con le caratteristiche relative ai beni culturali e ambientali; struttura legale; struttura amministrativa e finanziaria; -struttura relazioni col pubblico (URP), protocollo e servizi sul territorio

-struttura marketing territoriale; struttura di staff e comunicazione a supporto di direzione e presidenza; struttura di sorveglianza. Il direttore costituisce la struttura naturalistica e amministrativa di vertice dell’Ente ed è posto fuori dalla dotazione organica. Per le finalità di cui alla presente legge, in considerazione delle peculiari attività da svolgere, è consentito l’impiego di personale tecnico e di manodopera con contratti a tempo determinato e indeterminato ai sensi dei contratti collettivi di lavoro vigenti per il settore agricolo-forestale. Entro il 1ºgennaio 2018 tutti gli Enti parco si avvalgono delle procedure informatiche del Ministero dell’economia e delle finanze dipartimento dell’amministrazione generale, del personale e dei servizi, per il pagamento al personale delle competenze fisse e accessorie.14-bis. Al fine di consentire il monitoraggio del livello di realizzazione degli obiettivi programmati di conservazione della biodiversità e l’efficace utilizzazione atal fine delle risorse assegnate, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare adotta, con proprio decreto, una specifica direttiva rivolta agli Enti parco finalizzata all’individuazione di indicatori dello stato di conservazione, alla tutela e all’elaborazione di rendiconti orientati alla verifica periodica dell’evoluzione dell’ecosistema protetto.14-ter. Al fine di ridurre le spese ordinarie derivanti dai costi fissi di struttura e migliorare l’esercizio dei servizi di competenza, gli Enti parco i cui territori di riferimento insistano nella stessa regione o in regioni confinanti possono stipulare convenzioni per lo svolgimento in modo coordinato o condiviso di funzioni tecniche,amministrative e attinenti alla fruizione e allo sviluppo delle aree protette, o ricorrere ad affidamenti congiunti con procedure ad evidenza pubblica. Gli Enti parco possono stipulare convenzioni, con le finalità indicate nel presente comma, anche con altre amministrazioni dello Stato le cui funzioni siano esercitate nel medesimo territorioregionale”.

14-quater Al fine di garantire i livelli minimi essenziali di tutela ambientale e di operatività immediata secondo le disposizioni della direzione dell’Ente ciascun parco è dotato di un autonomo servizio di sorveglianza la cui dotazione organica è approvata dal Ministero per l’ambiente, tutela del territorio e del mare, previo parere del Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri e del Ministero dell’economia e delle finanze. La dotazione organica della sorveglianza  andrà commisurata alle dimensioni e caratteristiche ecosistemiche del parco stesso, con una previsione di unità operative compresa fra un massimo di un guardaparco ogni duemila ettari e  un minimo di uno ogni quattromila ettari. Il servizio di sorveglianza opererà ordinariamente in sinergia con la struttura deputata alla sorveglianza secondo i piani operativi predisposti dalla direzione dell’Ente parco.

5) le attività economiche con impatto sull’ambiente dei Parchi , come nel caso degli impianti di  estrazioni petrolifere, pagherebbero  royalties decretando in tal modo, come cavalli di Troia,  la fine dell’indipendenza degli stessi.

LE ASSOCIAZIONI PROPONGONO: “per quanto possibile si cerca di evitare che gli Enti gestori, nella loro azione di contrasto nei confronti di attività autorizzate e impianti esistenti che producono o possono produrre danni all’ambiente, vengano condizionati dalla prospettiva di ottenerne delle entrate. Per questo si propone l’istituzione di un apposito fondo presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio del mare in cui affluiscano tutte le entrate che poi vengono riversate ai parchi di provenienza soltanto nella misura del 20%. L’80% restante è destinato a progetti finalizzati alla conservazione presentati dalle aree protette con priorità per le aree protette marine in considerazione della loro estrema precarietà finanziaria. Per quanto però riguarda le nuove concessioni si prevede che per il primo quinquennio resti in capo al Ministero il 100% delle entrare onde evitare ogni rischio di condizionamento dell’Ente parco……”.

6) all’interno dei consigli direttivi  la componente scientifica e conservazionista (già oggi fortemente ridotte) diminuirebbe ancora a favore dei portatori di interessi locali e di parte.

LE ASSOCIAZIONI PROPONGONO: Il Consiglio direttivo si avvale di un Comitato tecnico-scientifico con funzioni consultive coordinato dal Direttore, che ne cura la convocazione e la verbalizzazione, e composto da sette esperti qualificati nelle materie giuridiche, sociali, economiche, agronomico-forestali, di difesa del suolo, di pianificazione urbanistico-territoriale, di conservazione e tutela della biodiversità. Il Comitato tecnico-scientifico è nominato dal Consiglio direttivo e svolge le sue funzioni fino a quando dura in carica il Consiglio che lo ha nominato……..”.

7) nulla si dice poi, circa un deciso  potenziamento della sorveglianza

LE ASSOCIAZIONI PROPONGONO: Il decreto legislativo 177 del 2016  sull’assorbimento del Corpo Forestale dello Stato nell’Arma dei Carabinieri  all’art. 8 stabilisce  che il Comando unità per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare, all’interno del quale risulta inquadrata la gran parte del personale che proviene dal CFS, “dipende funzionalmente dal Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali per le materie afferenti alla sicurezza e tutela agroalimentare e forestale”, mentre di esso “si avvale il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, limitatamente allo svolgimento delle specifiche funzioni espressamente riconducibili alle attribuzioni del medesimo Ministero”.  Poiché nulla si dice degli Enti parco, per evitare problemi di interpretazione, è necessario chiarire che, come avveniva per il personale del CFS che svolgeva attività di sorveglianza nei parchi nazionali, così anche il personale dell’Arma dei Carabinieri che svolge le stesse funzioni deve essere posto alle dipendenze funzionali dei medesimi Enti. ”           

NOTA: al proposito Il Gruppo dei trenta ritiene che : con il passaggio del Corpo Forestale all’Arma dei carabinieri il Parco rimane senza competenza diretta sulla sorveglianza in quanto i carabinieri ancora più del Corpo Forestale hanno difficoltà ad essere considerati alle dipendenze funzionali del Parco e ovviamente i militari rispondono ai propri comandanti.

Uno dei più importanti miglioramenti alla 394 sarebbe che anche i Parchi nazionali come quelli regionali e i Parchi storici siano finalmente dotati di  propri guardaparco a cui possano accedere i Forestali ex-CTA non intenzionati a passare all’Arma e le Polizie Provinciali che a tutt’oggi sono “fra color che son sospesi”

8) sul possibile Parco nazionale del Delta del  Po il “mancato raggiungimento dell’intesa tra Regioni precluderebbe  l’adozione di un decreto sostitutivo del Governo”. Leggasi: non si farà mai.

LE ASSOCIAZIONI PROPONGONO: “Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge i Presidenti delle Regioni Emilia-Romagna e Veneto provvedono, d’intesa con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, all’istituzione del Parco naturale interregionale del Delta del Po. Qualora l’intesa non preveda l’ampliamento del Parco interregionale alle aree naturalisticamente rilevanti esterne ai due parchi regionali, sono considerate aree contigue ai sensi dell’articolo 32 le aree confinanti della rete Natura 2000 di cui all’articolo 2 della presente legge con esso confinanti.Qualora l’intesa non si perfezioni entro la data sopra indicata, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare provvede all’istituzione del Parco nazionale del Delta del Po che ricomprende il territorio dei due parchi regionali e quello delle aree della rete Natura 2000 come delineate nel comma precedente.

9) sulla caccia. Modificando la legge precedente nelle cosiddette “aree contigue” ai parchi (una delle tante carenze di applicazione della 394/91) la caccia sarebbe permessa non più solo ai residenti – come si era civilmente prospettato con la 394 –  ma anche a cacciatori provenienti dall’esterno vanificando il principio del  “cacciatore legato al territorio”- Allo stesso tempo la gestione faunistica viene affrontata in un modo assolutamente superficiale e inconsapevole della realtà, sia dei parchi che degli ecosistemi italiani.

LE ASSOCIAZIONI PROPONGONO: “la caccia nelle aree contigue è consentita solo aii soggetti residenti nei comuni del parco e dell’area contigua.Le ragioni di questa scelta che limita l’apertura delle aree contigue ai soli soggetti residenti nei comuni del parco e dell’area contigua: 1) perché sono coloro che con l’istituzione del parco hanno più fortemente avvertito il divieto dell’attività venatoria trattandosi del “loro” tradizionale territorio; 2) perché l’apertura a tutti i soggetti aventi facoltà di accesso all’ambito territoriale di caccia comprendente l’area contigua comporterebbe una pressione venatoria eccessiva”. INOLTRE:“si intende prevenire possibili interpretazioni che non correlino chiaramente gli interventi di contenimento della fauna ad oggettive ragioni che come tali devono essere misurabili e quantificabili. Precisa che gli interventi mirano al contenimento non in genere della fauna, ma della fauna che produce danni. Infine, riprendendo la terminologia delle direttive comunitarie, chiarisce che l’intervento sulla specie viene previsto in relazione non tanto della sua presenza quanto del fatto che questa essendo invasiva agisce interferendo negativamente con altre specie….. Si chiarisce inequivocabilmente che gli abbattimenti selettivi costituiscono un’estrema ratio. Per altro il sistema delle catture, se correttamente gestito, può coinvolgere in modo virtuoso anche il mondo imprenditoriale territoriale abbattendo i costi degli interventi. INOLTRE: “In tutto il territorio nazionale è vietato a chiunque introdurre in qualsiasi forma la specie Cinghiale (Sus scrofa”)                                                                                                              

NOTA : Il Gruppo di 30 da parte sua ha proposto che : 1. che i cacciatori ammessi nelle aree contigue siano a numero chiuso, con densità venatoria ridotta rispetto all’ambito esterno e favorendo i residenti. 2. che gli interventi di gestione delle popolazioni di vertebrati e invertebrati, siano definiti attraverso specifici piani redatti dall’Ente gestore dell’area naturale protetta con parere obbligatorio dell’Ispra. 3. che il controllo numerico e gli  interventi di limitazione, si svolgano sotto la diretta responsabilità e sorveglianza dell’Ente gestore ed siano  attuati da persone autorizzate, previa abilitazione rilasciata secondo corsi di formazione organizzati dallo stesso Ente e validati dall’Ispra.

10) è  totalmente aggirato il principio (presente nella 394/91) della completa omologazione delle Aree Marine Protette ai Parchi nazionali. Viceversa le A.M.P. vengono lasciate in una situazione di totale indeterminatezza e in balia di improbabili Consorzi ai quali non vengono neppure conferiti i fondi necessari al funzionamento.

LE ASSOCIAZIONI PROPONGONO: “ complesso tema delle Aree marine protette è stato specificatamente trattato nei documenti consegnati alla Commissione.  La proposta contenuta negli emendamenti qui proposti con riguardo alle aree protette di mare mira a dare “pari dignità” alla aree marine protette terrestri e marine. Pur rendendosi conto delle differenti problematiche, si ritiene siano maturi i tempi per l’istituzione di veri e propri Parchi nazionali marini, per la quale si è prevista una delega al Ministero dell’Ambiente. Poiché è di tutta evidenza che solo alcune delle attuali AMP potranno avere le caratteristiche per diventare Parchi nazionali marini, si è anche prevista una forma differenziata per le altre che, anche per chiarezza, si propone assumano la denominazione di riserva marina. In sede di prima attuazione della legge si è ritenuto opportuno indicare un criterio quantitativo per individuare quelle aree marine protette da istituire come Parchi nazionali marini.La proposta elaborata recupera le competenze statali che in questo caso non sono solo in relazione alla tutela della natura, ma anche in riferimento al demanio marittimo.”

di Francesco Mezzatesta, coordinatore con Giorgio Boscagli del Gruppo dei 30