Nomina presidente Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, interviene Sammuri

[7 febbraio 2014]

In questi giorni si parla e si scrive molto della nomina del presidente del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. Noto che purtroppo è riaffiorata lo solita contrapposizione sul profilo che deve avere il presidente di un parco nazionale.  Innanzitutto vorrei chiarire un concetto. Giunti a scadenza di un mandato si può cambiare il presidente di un parco (prima o poi succede), non necessariamente perché ha operato male. Personalmente dopo anni di presidenza del parco della Maremma nel 2012 sono stato sostituito. Nessuno ha detto o scritto che si doveva fare perché il parco era stato gestito male (magari qualcuno, legittimamente, lo poteva pensare). Io penso che quella scelta sia stata giusta e che chi mi ha succeduto, Lucia Venturi, stia facendo il presidente meglio di come lo facevo io negli ultimi tempi, detto senza piaggeria o falsa modestia.

E veniamo allora a Giuseppe Rossi, persona che ha dato uno straordinario contributo alle aree protette italiane, e abruzzesi in particolare. Ha avviato da presidente il Parco Gran Sasso Monti della Laga, ha lavorato presso la segretaria tecnica per le  aree protette al Ministero dell’Ambiente, è stato il direttore di Federparchi. In tutti questi ruoli ha dimostrato impegno e competenza. Gli ultimi anni al PNALM sono stati difficili per motivi comuni a tutti i parchi nazionali Italiani: normativa vecchia ed inadeguata, burocrazia portata all’ennesima potenza, che fa occupare gli uffici dei parchi più di carte da bollo che di tutela degli orsi o delle aquile, come qualcuno ha giustamente evidenziato nei giorni scorsi.

Poi ci sono anche motivi specifici: la tutela dell’orso marsicano vede sì un ruolo centrale del parco, che però non è l’unico soggetto chiamato a dare risposte. Nel 2012 mi sono trovato a Strasburgo per il rinnovo del diploma europeo del Parco della Maremma e nello stesso giorno doveva essere presente anche il PNALM per lo stesso motivo, ma una nevicata straordinaria ed imprevista impedì  loro di prendere l’aereo. Per questo motivo Rossi mi telefonò e mi chiese di rappresentare il parco nella interlocuzione con la commissione per il rinnovo del diploma. Ricordo bene che un motivo per cui i membri storcevano un po’ il naso era che “il parco non aveva ben regolamentato le attività nelle aree contigue” per la tutela dell’orso. Quando abbiamo spiegato, tra lo stupore di molti, che purtroppo in Italia i parchi, ai sensi della legge quadro, non hanno potere regolamentare sulle aree contigue (a differenza di ciò che accade negli altri paesi europei) e che il Parco aveva sollecitato a più riprese gli enti preposti ad adottare misure  nelle aree contigue per la tutela dell’orso, le eccezioni sul rinnovo sono cadute tutte e in effetti il diploma è stato poi rinnovato.

Detto ciò due parole ancora sul profilo di un presidente. Qualcuno individua il fatto di essere o di essere stato amministratore locale come un elemento negativo. Per me è assolutamente il contrario, e la dimostrazione è che più della metà dei presidenti dei parchi nazionali vengono da questa esperienza. Lo stesso Rossi, in molti colloqui che abbiamo avuto, anche durante lunghi viaggi all’estero, rivendicava con orgoglio di essere stato giovane sindaco di Civitella Alfedena e mi diceva come quell’esperienza lo avesse formato e gli fosse molto utile nel lavoro di presidente del parco. In definitiva il ministero e le regioni interessate facciano la scelta che credono migliore per la prossima presidenza del PNALM, mettano fine al commissariamento, ma tutti lascino in pace Rossi e la sua storia.

Giampiero Sammuri