Non giudicare mai una zebra dalle strisce

Non ci sono 6 sottospecie di zebra di pianura ma 9 popolazioni. La più a rischio è quella del nord dell’Uganda

[23 gennaio 2018]

Forse a qualche razzista di casa nostra, di quelli che impazzano in campagna elettorale, farebbe bene leggere (sempre che lo capisca) lo studio “A southern African origin and cryptic structure in the highly mobile plains zebra” pubblicato su Nature Ecology & Evolution da un team di ricercatori dell’università di Copenhagen e dell’Instituto Gulbenkian de Ciência, che spiega perché non si può giudicare una zebra dalle strisce (o un essere umano dalla sfunatura di colore della pelle).

Infatti, lo studio appena pubblicato sta scuotendo l’albero genealogico delle zebre, facendo cadere qualche ramo della famiglia della zebra comune o di pianura  (Equus quagga) che vive nelle praterie dell’Africa orientale e meridionale: le prove del DNA mettono in discussione l’idea consolidata che  ci siano 6 sottospecie di zebra di pianura che si possano distinguere in base alle variazioni nelle strisce bianche e nere  caratteristiche di questi equini selvatici.

Le 6 sottospecie attualmente riconosciute si distinguono sulla base delle caratteristiche fisiche, come i modelli del mantello, le dimensioni del cranio e la presenza o l’assenza della criniera Uno degli autori dello studio, Rasmus Heller  del dipartimento di biologia, Section for Computational and RNA Biology dell’università di Copenhagen, spiega che «Ci sono poche prove del fatto che le differenze negli schemi a strisce significano qualcosa in senso biologico. Possiamo almeno  dire che lo schema a strisce non contiene molte informazioni sulla storia della zebra di pianura e su come le diverse popolazioni si relazionano tra loro». Lo studio, basato sull’analisi delle variazioni nel DNA di 59 zebre di pianura di tutta l’Africa, suggerisce che non ci sono 6 sottospecie, ma 9 diverse popolazioni che vivono in diverse aree del continente e gli scienziati dicono che «Questa conoscenza è importante quando si parla di conservazione».

Heller aggiunge: «Ora abbiamo un’impressione molto più chiara di quali popolazioni devono essere monitorate, cioè che sono più vulnerabili alla perdita di diversità genetica. Questo è particolarmente vero per le due popolazioni ugandesi, che hanno una diversità genetica nettamente inferiore e sono relativamente isolate dalle altre popolazioni».

Lo studio rivela anche quale è la regione ancestrale dalla quale si sono diffuse in Africa le zebre di pianura: hanno avuto origine circa 370.000 anni fa nel le zone umide dell’Africa meridionale, tra lo  Zambesi e l’Okavango.

La zebra di pianura è classificata come quasi minacciata nella Lista Rossa dell’Iucn, ma si pensa che in Africa vivano ancora circa 500.000 zebre in un areale che va Sud Sudan e dall’Etiopia meridionale, ad est del Nilo, fino all’Angola meridionale e alla Namibia settentrionale e al nord del Sudafrica.

Le zebre si sono invece estinte in due piccoli Paesi, il Burundi e il Lesotho, e sono probabilmente estinte in Somalia a causa delle siccità e della guerra.

Mentre popolazioni di zebre sono ancora abbondanti in tutta l’Africa, alcune popolazioni – in Uganda e in alcune parti della Tanzania stanno diminuendo di numero e lo studio dimostra che  la popolazione più settentrionale, che vive nel nord dell’Uganda, è di gran lunga la più geneticamente distinta dalle altre. Per mantenere alti livelli di diversità genetica nelle specie, ci devono essere corridoi di habitat adatti che permettano alle zebre di spostarsi e migrare. Il principale  autore dello studio, Casper-Emil Pedersen, collega di Heller, evidenzia che «Per mantenere le popolazioni che abbiamo oggi, dobbiamo mantenere questi corridoi di habitat».

Una sottospecie di zebra di pianura, il quagga (Equus quaggaquagga) si è già estinta più di 100 anni fa, eppure una volta era molto numerosa in Sud Africa. La sua fine è stata sicuramente determinata dalla caccia indiscriminata,  ma ora i ricercatori danesi dicono che anche il suo isolamento dalle  altre popolazioni di zebre potrebbe aver avuto un ruolo nella sua estinzione. Pedersen è convinto che «Il quagga probabilmente si estinse perché non c’erano corridoi di habitat nella regione in cui viveva».