Per la prima volta una ricerca americana studia il fenomeno

Non solo inquinamento. La nuova vita animale attorno a un container sul fondo dell’Oceano

Ogni anno persi in mare migliaia di cassoni. Che effetto hanno i loro rivestimenti tossici e le merci inquinanti?

[9 maggio 2014]

Nel febbraio 2004 il cargo Med Taipei stava navigando verso sud  al largo della costa della California, quando i venti forti e il mare in tempesta hanno fatto cadere nell’Oceano Pacifico 24 dei container che trasportava, 15 dei quali sono finiti dentro il perimetro del Monterey Bay National Marine Sanctuary (Mbnms). Nel giugno 2004 un team di scienziati californiani del Monterey Bay Aquarium Research Institute (Mbari), durante un controllo dei fondali eseguito con Remotely operated vehicle (Rov) Ventana, ha scoperto uno di quei container su un fondale ricoperto di sedimenti a 1.281 metri di profondità nel Mbnms. Nel marzo 2011 lo stesso team, guidato da Andrew DeVogelaere del Mbnms e da Jim Barry del Mbari, ha realizzato un’altra ricerca con il Rov sopra ed intorno al container, durante la quale è stato raccolto molto materiale video ad alta definizione, così come i campioni di sedimenti del fondo marino a diverse distanze dal container. Il team ha poi confrontato gli animali trovati sopra ed accanto al container e sul fondo marino circostante.

Ora i  risultati di questo studio (“Deep-sea faunal communities associated with a lost intermodal shipping container in the Monterey Bay National Marine Sanctuary, CA”), sono stati pubblicati  dal team Mbari/Mbnms sul Marine Pollution Bulletin,  e dimostrano che «le associazioni faunistiche all’esterno del container e sul fondale marino nel raggio di 10 metri al container differiscono significativamente da quelle che si trovano fino a 500 metri». I ricercatori fanno notare che «La superficie presenta un substrato duro per la colonizzazione da parte taxa che di solito si trovano in habitat rocciosi. Tuttavia alcuni taxa chiave che dominano le zone rocciose erano assenti o rari sul container, cosa forse legata alla sua potenziale tossicità o al tempo limitato per la colonizzazione e la crescita. Gli effetti ecologici sembrano essere limitati alla superficie del container ed al benthos entro ~10 m».

Josi Taylor del Mbari, la principale autrice dello studio, ha detto: «Sono rimasta sorpresa di vedere quanto poco il container fosse stato  corroso nei 7 anni passati da quando era affondato mare. Apparentemente, l’acqua con una temperatura vicina allo zero e le basse concentrazioni di ossigeno nel mare profondo rallentato i processi che possono degradare i container  affondati nelle acque poco profonde. Come previsto, la superficie dura del container ha agito un po’ come una scogliera rocciosa, attirando animali come spirografi, capesante, lumache, e tunicati. Questi animali richiedono superfici dure su cui attaccarsi e non sono stati trovati sul fondo marino fangoso intorno al container. Sorprendentemente, diversi tipi di animali trovati nelle vicine scogliere rocciose, come spugne, coralli molli, e crinoidi (un lontano parente delle stelle marine), non avevano colonizzato la superficie del container».

Nello studio pubblicato sul Marine Pollution Bulletin i ricercatori ipotizzano che alcuni di questi animali a crescita lenta potrebbero non aver avuto il tempo sufficiente per colonizzare la superficie del container. Un’altra possibile spiegazione è che alcuni tipi di animali possono essere sensibili agli effetti potenzialmente tossici delle vernici anticorrosive utilizzate per rivestire il container e nel dicembre 2013 il team ha rispedito il Rov  sul container  per studiare i possibili effetti del rivestimento. I campioni di questa immersione sono ancora in corso di analisi.

I ricercatori hanno anche scoperto le differenze tra i tipi di animali che vivono sul fondo del mare fangoso a circa 10 metri dal container. All’interno di questa zona, le lumache di mare di profondità del genere Neptunea e alcuni tipi di granchi e pesci, tra i quali lo scorfano di profondità, sono più abbondanti rispetto alle zone circostanti, mentre le penne di mare (Pennatulacea) ed altri animali filtratori sono meno abbondanti.

Lo studio dimostra che un container precipitato sul fondale causa spostamenti nella comunità animali attraverso una varietà di processi: «La sua presenza rende disponibile: 1) una superficie dura che gli  animali sessili hanno colonizzato; 2) un ostacolo fisico che viene colpito dalle correnti locali sul fondo, 3) un punto che si innalza sul fondo del mare che ha attirato i predatori, 4) una possibile fonte di materiali tossici».

I ricercatori ritengono che il container stia avendo anche degli impatti ecologici indiretti, alcuni dei quali possono richiedere anni o decenni per svilupparsi: «Ad esempio, i numeri più alti di predatori dei fondali marini vicino al container potrebbero spiegare alcuni dei cambiamenti nei tipi di altri animali trovati sul vicino  fondo marino. Tali effetti ecologici indiretti potrebbero anche spiegare perché la diversità di animali sul fondo marino era più bassa nei pressi del container».

Questo progetto di ricerca collaborativa ha già aiutato le agenzie governative Usa a formulare standard su come pesare, accatastare ed ancorare i container alle tolde delle navi. Inoltre ha stimolato l’interesse sia delle agenzie governative che dell’industria dello shipping a trovare un modo per tenere traccia del numero di container persi in mare ogni anno.

DeVogelaere fa notare come «il fatto che la nostra ricerca sia stata menzionata dalla Guardia Costiera Usa nel suo  materiale di base per fondo per la proposta di regolamentazione dell’ancoraggio dei container, dimostra che questo lavoro ha un evidente valore sociale».

Durante le prossime immersioni sul container, i ricercatori sperano di scoprire se nel tempo si svilupperanno comunità di animali più diversificate, o se qualche materiale tossico stia permettendo solo ad alcuni animali resistenti di colonizzare il container. Mbari e Mbnms stanno inoltre progettando uno studio per confrontare gli effetti di diversi tipi di rivestimenti dei container sulla colonizzazione da animali di acque profonde.

Al Mbari spiegano che «questo particolare container conteneva una spedizione di pneumatici per autovetture. Altri container vengono utilizzati per il trasporto di materiali più acutamente tossici, batterie, pesticidi e prodotti chimici. Queste sostanze potrebbero solo aggiungere  possibili effetti ad un container  affondata». Data la lentezza con cui il container affondato si sta corrodendo ed i dati provenienti da naufragi in alto mare come quello del Titanic, i ricercatori ipotizzano che per i container persi ci possano volere  centinaia di anni per degradarsi completamente nel mare profondo. Questo vuol dire che ogni anno migliaia di container si accumulano nelle profondità marine, in particolare lungo le rotte di navigazione più trafficate.

La Taylor conclude: «Abbiamo solo cominciato a caratterizzare i potenziali impatti a lungo termine di un unico container su una comunità di profondità. Anche se gli effetti di un container possono sembrare piccoli, le migliaia di container persi sul fondo del mare ogni anno, potrebbero diventare una fonte significativa di inquinamento degli ecosistemi delle acque profonde».

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