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Cosa non quadra alle Apuane

[27 giugno 2014]

La vicenda delle Apuane ha assunto ormai come era giusto e inevitabile un rilievo nazionale. Ma le ragioni non appaiono ancora del tutto chiare e ancor meno le soluzioni. A innescarla è stato il piano paesistico regionale già più volte ritoccato che secondo gli imprenditori provocherebbe gravi conseguenze economico –sociali. Le cifre che circolano al riguardo come è stato detto sono spropositate e poco credibili. Ma il punto non è questo. Anche alcuni parlamentari toscani del Pd hanno detto in questi giorni che è possibile oggi conciliare l’economia e la tutela dell’ambiente. In effetti il parco regionale delle Apuane fu istituito  proprio per salvaguardare questa esigenza ed evitare la distruzione di un patrimonio nazionale e mondiale.

Eppure in questa rovente polemica nessuno –neppure tra gli amministratori del parco- ha finora ricordato che a questo mirava appunto il piano del parco previsto dalla legge e non a caso affidato ad uno dei maggiori esperti italiani del Politecnico di Torino Roberto Gambino. Dimenticanza niente affatto casuale perché lì è cascato l’asino. Di quel piano nessuno ha saputo più niente se non che con il nuovo codice dei beni culturali non avrebbe più potuto e dovuto occuparsi proprio del paesaggio. Ecco perché oggi a riproporre un problema irrisolto è il piano paesistico messo a punto dalla regione che però non riguarda TUTTI i problemi della gestione del territorio e specialmente delle cave. Ecco perché dinanzi alle migliaia di firme già raccolte contro la distruzione da parte delle ruspe delle cave colpisce e stupisce che gli amministratori degli enti locali e del parco carrarino eludano la questione. Tanto più grave e allarmante nel momento in cui in Toscana è in discussione non solo la legge Marson ma anche la nuova legge regionale sui parchi. Sarebbe bene che se ne ricordassero innanzitutto quegli amministratori e rappresentanti istituzionali che appartengono allo schieramento politico che in Toscana i parchi li vollero e li votarono.