Non solo api, l’importanza sottovalutata dei vertebrati impollinatori

La scomparsa di uccelli, mammiferi e rettili impollinatori può ridurre del 63% la quantità di frutti e/o semi

[10 aprile 2018]

Lo  studio “Global importance of vertebrate pollinators for plant reproductive success: a  meta- analysis for plant reproductive success: a  meta- analysis” pubblicato su Frontiers in Ecology and the Environment, un team internazionale di ricercatori guidati dall’dall’università di Southampton, è la  prima valutazione globale dell’importanza degli impollinatori vertebrati per la riproduzione delle piante, La ricerca ha esaminato 126 esperimenti di esclusione di specie animali dalle piante che si basano su vertebrati e insetti per l’impollinazione e gli scienziati hanno scoperto che l’allontanamento o la scomparsa dei vertebrati – prevalentemente di pipistrelli e uccelli – dalle aree marginali con fiori può ridurre in media del 63% la quantità di frutti e/o semi prodotti da piante di cui ci nutriamo.  I ricercatori dicono che «Se si escludono i pipistrelli impollinatori,  il risultato è una riduzione media dell’83% nella produzione di frutta/semi. La cifra è intorno al 46% quando si escludono gli uccelli». Ma lo studio  ha anche esaminato l’importanza come impollinatori dei mammiferi non volanti, tra cui lemuri, topi, opossum, scoiattoli e lucertole.

La dipendenza dai vertebrati impollinatori per la produzione di frutta/semi è maggiore nei tropici rispetto alle latitudini più elevate. Si stima che l’87,5% delle specie di piante da fiore al mondo siano impollinate da animali con il 75% delle principali specie agricole del mondo che beneficiano in qualche misura dell’impollinazione animale. Oltre 920 specie di uccelli – tra cui colibrì, nettarinidi, melifagidi  e pappagalli – visitano i fiori e fungono da impollinatori. Sono noti per impollinare circa il 5% delle 960 specie coltivate che dipendono dagli impollinatori, ma la quota della flora impollinata dagli uccelli sale al 10% nelle isole.

Tra i mammiferi I pipistrelli sono gli impollinatori più diffusi, sono noti per impollinare 528 specie di piante di  67 famiglie in tutto il mondo. I pipistrelli che visitano i fiori sono per lo più pipistrelli della frutta asiatici e australiani e pipistrelli dal naso a foglia in tutto il Messico neotropicale, Centro e Sud America.

Anche altri mammiferi non volanti, tra cui primati, roditori e marsupiali, sono noti per visitare circa 85 specie di piante in tutto il mondo e 37 specie di lucertole, principalmente specie insulari, sono annoverate tra i vertebrati  impollinatori  studiati.

La principale autrice dello studio, Fabrizia Ratto, studentessa di ricerca post-laurea in bioscienze ambientali  all’università di Southampton, ha scoperto che le piante impollinate dai pipistrelli dipendono in modo significativo dai loro impollinatori rispetto alle piante impollinate dagli uccelli. In particolare, è noto che i vertebrati sono essenziali per la riproduzione di alcune specie di colture economicamente importanti, tra cui il frutto del drago, il durio e il parkia, spesso noti come frutti “puzzolenti”.

I ricercatori ricordano che «Oltre ad essere un’importante fonte di cibo per le persone, le piante che sono impollinate dagli animali vengono utilizzate anche per medicinali e altri materiali e svolgono un ruolo cruciale nel mantenimento a lungo termine della biodiversità e degli ecosistemi naturali». Per questo il team di scienziati  chiede «Maggiori sforzi per la conservazione dei vertebrati impollinatori vertebrati dopo il declino della popolazione di uccelli e mammiferi causata dall’espansione agricola, dalla diffusione di specie invasive non native, dalla caccia e dagli incendi».

La Ratto evidenzia che «Un recente studio globale ha rivelato che sia gli insetti che con il passare del tempo gli uccelli impollinatori sono sempre più minacciati di estinzione, con una media di 2,5 specie all’anno che sono passate in una categoria della Lista rossa verso l’estinzione negli ultimi decenni. L’impollinazione animale è necessaria nel ciclo di vita di molte specie di piante e sono necessarie ulteriori ricerche per capire in che modo gli altri fattori ambientali e ambientali potrebbero influire in futuro su ecosistemi più ampi. Con un così grande impatto potenziale provocato dalla perdita di vertebrati impollinatori, vi è una chiara necessità di un’azione di conservazione rapida ed efficace per le specie di vertebrati in pericolo che visitano i fiori.

Il declino dell’abbondanza e della diversità degli impollinatori ha sollevato preoccupazioni in tutto il mondo, spingendo un crescente numero di ricerche sulla misura in cui il successo riproduttivo delle piante è aumentato dagli animali che visitano i fiori. Tuttavia, la stragrande maggioranza di questi studi si concentra sugli insetti impollinatori che visitano i fiori, sebbene il ruolo dei vertebrati impollinatori sia ampiamente riconosciuto in tutto il mondo».

Il team, che comprendeva anche esperti delle università dell’East Anglia e di Cambridge, di Rspb, BirdLife International e  Instituto Politécnico Nacional del Messico,, chiede che «vengano condotte ulteriori ricerche sui sistemi di impollinazione delle piante e sulle  loro comunità di vertebrati impollinatori».

Un’altra autrice dello studio, Lynn Dicks, dell’università dell’East Anglia, conclude: «Perdere più del 60% di frutta o semi disponibili in qualsiasi habitat sarebbe piuttosto catastrofico per gli animali che si nutrono di quei frutti e semi, quindi  lo studio da una misura di quanto siano importanti gli uccelli, mammiferi e rettili impollinatori per l’ecosistema nel suo insieme».