Non tagliate i vecchi alberi: assorbono la metà della CO2 delle foreste pluviali

[9 agosto 2013]

Lo studio Large trees drive forest aboveground biomass variation in moist lowland forests across the tropic, pubblicato su Global Ecology and Biogeography si annuncia importante fin  dalla partecipazione di decine di ricercatori di 40 istituzioni scientifiche e mantiene le sue promesse.  I ricercatori spiegano che i grandi alberi (dbh ≥ 70 cm) immagazzinano grandi quantità di biomassa. Diversi studi suggeriscono che i grandi alberi possono essere vulnerabili al cambiamento climatico, che potrebbe condurre al declino dello stoccaggio della biomassa forestale.  Lo studio ha determinato  l’importanza degli alberi di grandi dimensioni per lo stoccaggio di  biomassa nella foresta tropicale ed indagato «Su quali variabili intrinseche (caratteristica delle specie) ed estrinseche (ambiente) sono associate alla densità di alberi di grandi dimensioni e della biomassa forestale a livello continentale ed a scala pan-tropicale».

Ne è venuto fuori che i grandi alberi nelle foreste tropicali stoccano fino alla metà della biomassa fuori terra (Above ground carbon – Agc), ribadendo la loro importanza per contrastare il cambiamento climatico. I dati provengono dallo studio di  quasi 200.000  alberi in 120 siti di foresta pluviale di pianura in Africa, Asia ed America Latina. Lo stoccaggio di carbonio nei grandi alberi varia tra le diverse regioni che ospitano foreste tropicali, ma è importantissimo in tutte le foreste naturali.

Le foreste pluviali africane, con una media di 418 tonnellate di biomassa fuori terra per ettaro, sono quelle che stoccano più CO2. I grandi alberi, cioè quelli con un fusto di almeno 70 cm di diametro,  sono in media il 44% della biomassa delle foreste africane. Altre ricerche avevano già suggerito che la prevalenza di grandi alberi nelle foreste africane è dovuta all’abbondanza di grandi erbivori, che mangiano gli alberi più piccoli.  Dopo quelle africane, a stoccare più CO2 sono le foreste asiatiche, con una media di 393 tonnellate per ettaro, qui i  grandi alberi rappresentavano 154 tonnellate o il 39% per cento del totale di Above ground carbon. In America Latina la media è di 288 tonnellate per ettaro e  circa un quarto è dovuto ai grandi alberi. Risultati che sottolineano l’importanza di grandi alberi, che di solito dominano le foreste più antiche.

Il capo del team di ricerca internazionale, Ferry Slik del Xishuangbanna Tropical Botanical Garden della Cina, spiega su Mongabay che «I grandi alberi rappresentano meno del 5% di steli, ma stoccano fino al 50% di biomassa della forestale tropicale. Questo rende lo stoccaggio di biomassa nella foresta tropicale molto vulnerabile al cambiamento globale, in particolare se la siccità diventeranno più frequenti ed intense».

I grandi alberi svolgono anche importanti funzioni ecologiche: offrono habitat per specie che occupano ristrette nicchie ecologiche e forniscono abbondanti frutti, fogliame e fiori a moltissime specie animali. Eppure questi giganti sono particolarmente a rischio perché attirano l’industria del legname legale ed illegale che, anche nelle operazioni di taglio “selettive” si rivolgono più all’abbattimento dei grandi alberi.

Le foreste con la maggior densità di questi colossali esseri viventi sono le più vulnerabili ai cambiamenti dell’ecosistema, in particolare alla siccità, all’aumento degli incendi, alle attività antropiche ai margini delle foreste ed alle malattie.

Il nuovo studio internazionale lancia un allarme ancora più preoccupato ed urgente sulla necessità di  proteggere meglio le antiche foreste, per la stabilizzazione del clima e la conservazione della biodiversità. Slik  conclude: «Una volta persi, ci vorranno centinaia di anni per fare in modo che questi grandi alberi ritornino, quindi è meglio che ci prendiamo cura di loro».