Ma l’indagine Rap di CI rivela il precario stato di salute degli ecosistemi unici della Kanak

Nuova Caledonia: ritrovato il corvo mangiamiele scomparso [PHOTOGALLERY]

[31 ottobre 2013]

All’inizio del 2011, Conservation International (CI) disse che le foreste della Nuova Caledonia erano quelle più minacciate al mondo dopo quelle continentali del sud-est asiatico. Ora CI ha pubblicato i risultati di un sondaggio della biodiversità della Nouvelle-Calédonie/Kanak, una Collettività speciale francese di oltremare, nell’ambito del Rapid Assessment Program (Rap) per il Mont Panié, la montagna più alta della Nuova Caledonia.

Durante il Rap  ricercatori hanno riscoperto il corvo mangiamiele facciarossa (Gymnomyza aubryana) honeyeater e forse 16 nuove specie. Tron François, responsabile del sondaggio Rap, ha detto: «La cosa più  impressionante è stata cedere il corvo mangiamiele, dato che questo uccello non era più stato  visto da  decenni e si diceva fosse estinto nella Provincia del Nord». Il corvo facciarossa mangiamiele vive solo in Nuova Caledonia ed è attualmente elencato nella Lista Rossa Iucn come specie a greave rischio di estinzione. Grande più o meno come un piccione, il Gymnomyza aubryana  ha barbigli arancioni e un lungo becco a scimitarra, deve il suo nome ad una leggera somiglianza con un corvo, ma in realtà appartiene alla famiglia Meliphagidae. La spedizione Rap di Ci ha anche scoperto 13 possibili nuove specie di piante, tra queste il Pandanus taluucensis che i ricercatori descrivono come una “specie faro” che si trova solo nei pressi della cima del Monte Panié. Sono state scoperte anche tre specie di rettili potenzialmente nuove: due gechi  ed uno scinco.

La Nuova Caledonia è l’hotspot della biodiversità più piccolo del mondo, un vero e proprio concentrato di vita, visto che gli hotspot devono contenere almeno lo 0,5%  delle piante vascolari del mondo o almeno 1.500 piante endemiche. La Nuova Caledonia nei suoi 18.576 Km2 ospita 3.700 specie di piante, l’80% delle quali endemiche. Sull’isola principale vivono 114 specie di uccelli, 71 di rettili, e 6 mammiferi endemici, tutti  pipistrelli. Eppure in Nuova Caledonia è rimasto solo il 5% delle foreste originarie, decimate dalla deforestazione per l’agricoltura, dalle miniere di nichel ed da una popolazione in crescita. A rendere ancora più difficile l’eredità del colonialismo francese sono arrivate le specie “aliene” che stanno invadendo le foreste Kanak, anche quelle montane come il Mont Panié.

Secondo Jean-Christophe Lefeuvre, direttore del programma Nuova Caledonia di CI, «Questa indagine Rap ha  evidenziato le pressioni ambientali, come le specie invasive, gli  incendi e il cambiamento climatico. Queste non riguardano solo le specie di punta, ma anche interi ecosistemi ed i servizi che forniscono alla società, come il rifornimento di acqua potabile e la sicurezza alimentare». Anche Lefeuvre sottolinea «Quello che abbiamo scoperto rivela molto sullo stato dell’ambiente su quest’isola remota: piante ed animali autoctoni straordinari, specie invasive che minacciano di farle fuori ed altre questioni stanno sollevando preoccupazione per il futuro delle comunità locali».

Circa il 40% della popolazione del Paese, in particolare le comunità Kanaky, vive in aree rurali e dipendono dalla foresta per l’acqua potabile, la selvaggina, le piante medicinali ed altre risorse.Le foreste superstiti forniscono anche acqua potabile per le comunità a valle e, ricorda  Lefeuvre, «La loro presenza è essenziale per prevenire l’erosione del suolo da parte dei fiumi, che sfociano nella più grande laguna del mondo (un  patrimonio mondiale dell’Unesco). La laguna, a sua volta, fornisce benefici comunitari, tra i quali la pesca artigianale, l’ecoturismo e la protezione delle coste».

Si sapeva che il Monte Panié ha una ricchissima biodiversità, ma fino ad ora gli sforzi di tutela della natura in Nuova Caledonia si sono limitati a un paio di progetti e ad aree protette gestite non proprio benissimo. Durante il Rap di CI, per diverse settimane una cinquantina di ricercatori e guide locali hanno setacciato 4 siti del lussureggiante Panié che si eleva a 1.629 metri sul livello del mare. «Il team dell’avifauna si svegliava presto la mattina e terminata a tarda notte, per cercare e ascoltare gli uccelli . scrive Lefeuvre sul suo blog – I botanici facevano transetti m nei quali hanno registrato ogni singolo albero, mentre il team rettili ha cercato gli scinchi durante le calde ore diurne ed i gechi di notte. Dato che questi siti sono difficile da raggiungere e che ogni giorno eravamo impegnati in un duro lavoro fisico, abbiamo fatto affidamento sulle guide locali con più familiarità con la zona. Erano esperti nel realizzare rapidamente campi base confortevoli che hanno fornito rifugio ai nostri team dopo i duri giorni nella giungla. Questo sostegno non si è fermato con il Rap. Dal momento che conclusa l’indagine, sono felice di dire che le due donne indigene che hanno lavorato come cuoche nei campi base  sono ormai le leader locali della salvaguardia ambientale e stanno lavorando con le loro comunità per implementare la gestione della conservazione».

Oltre alle nuove specie, il team Rap ha documentato  25 specie considerate minacciate dalla Lista Rossa Iucn e molte specie rare o minacciate di estinzione che non si credeva vivessero nella Provincia del Nord. Il team di CI ha anche trovato una grossa colonia riproduttiva di petrello di Tahiti, una specie considerata “quasi a rischio” di estinzione dall’Iucn. l’altra faccia della medaglia  sono le minacce che questo ecosistema unico si trova ad affrontare: «Ho visto dense foreste sempreverdi ed umide trasformate in savana secca e biologicamente povera- dice Lefeuvre – La ricca terra scura era stato dilavata in mare, con gravi ripercussioni sulla salute della barriera corallina. Quando la foresta è nel suo stato naturale, è possibile camminare a piedi nudi sulla lettiera morbida di foglie  sotto la fresca ombra degli alberi, dato che non ci sono animali pericolosi o piante spinose. Ma quando un luogo viene saccheggiato dalle specie invasive o bruciato, la savana prende l’aspetto di piante invasive e più spinose e le  vespe prosperano sotto il sole caldo. Molte popolazioni indigene locali dicono che sta diminuendo “il potere dello spirito” della foresta. Vedere questa rapida devastazione in luoghi dove i grandi alberi avevano resistito per migliaia di anni è stato molto doloroso per tutti noi. Tuttavia, è anche un forte richiamo a quanto sia importante il nostro lavoro».

Il team del Rap ha scoperto che sono sati i maiali ed i cervi rusa importati ad aver causato i maggiori danni alla biodiversità e la perdita di suolo fertile, una conclusione supportata dalle conoscenze tradizionali Kanak, il che significa che prima della presenza di specie invasive, questa foresta era in uno stato molto migliore.

Secondo lo studio, «I  maiali hanno causato una perdita 10-40% delle colture di sussistenza dei Kanak, mettendo in pericolo la loro sicurezza alimentare e portando le persone a migrare verso le aree urbane. Complessivamente, i suini ed i cervi invasivi in Nuova Caledoni Provocherebbero circa 20 milioni di dollari di danni all’anno.

«Questo Rap – sottolinea Lefeuvre  – è stata un’occasione unica per un gruppo eterogeneo di persone di incontrarsi e condividere una visione di ciò che è veramente la conservazione: sposare la scienza con le conoscenze tradizionali e avere considerazione e rispetto reciproco per le conoscenze e le competenze dell’altro. I nostri risultati sono stati una rivelazione per la Nuova Caledonia ed hanno dato forma alla strategia di gestione ambientale del governo della Provincia del Nord. Speriamo di costruire su questo lavoro con Green, il progetto generale di CI-Nuova di Caledonia. Questa iniziativa mira a dimostrare ai decision-makers Paese che preservare il capitale naturale dell’isola (le risorse ei benefici che la natura offre) può diversificare l’economia, attualmente basata sull’estrazione di nichel, portando ad una crescita più sostenibile. Conservando gli ecosistemi dai quali le persone dipendono maggiormente, iamo in grado di sostenere e migliorare le condizioni di vita locali e di garantire che le comunità possano prosperare su questa isola unica per le generazioni a venire».