Nuova moria di pesci nel canale emissario della zona industriale di Scarlino: si cercano le cause

[5 agosto 2013]

Ieri si è verificata una moria di fauna ittica (costituita prevalentemente da esemplari di anguilla e muggine) all’interno del canale emissario della zona industriale di Scarlino, che raccoglie le acque reflue delle principali aziende del polo industriale (Nuova Solmine, Tioxide Europe, Scarlino Energia) e le acque urbane trattate provenienti dal depuratore di Follonica, prima di immettersi in mare a Scarlino, in zona permanentemente vietata alla balneazione.

La provincia di Grosseto avvisata dal sindaco di Scarlino, ha attivato Arpat che ha effettuato misure e campionamenti delle acque di scarico delle aziende industriali e del canale, mentre la Polizia provinciale ha provveduto alla raccolta di esemplari di pesci inviati all’Istituto Zooprofilattico.

In attesa dei risultati delle analisi, da subito l’assessore provinciale all’ambiente Patrizia Siveri  ha escluso che si tratti dei reflui di depurazione di Scarlino Energia, dal momento che le prove di combustione iniziate nelle prime ore della giornata non avevano ancora prodotto reflui processati dal sistema di depurazione.

Di fatto che l’impatto sulla fauna ittica sia dovuto ad un malfunzionamento di un depuratore di reflui civili o ad uno degli impianti industriali dell’area del Casone (in questo caso le responsabilità è difficile che vengano ben identificate), i pesci muoiono e la criticità si ripete ogni anno nel periodo estivo, in cui il corpo idrico recettore è più vulnerabile.

Arpat fa sapere che la moria di pesci rilevata ieri ha interessato il canale già all’interno della zona industriale e informa che l’Agenzia aspetta anche di ricevere i tabulati dei controlli in continuo effettuati dalle aziende sui propri scarichi e nel canale, per completare il quadro delle informazioni disponibili.

«Arpat, ormai da alcuni anni, ha anche proposto la messa in esercizio di un sistema di monitoraggio in continuo della qualità delle acque del canale. Nella autorizzazione Aia statale rilasciata a Nuova Solmine nel dicembre 2010, era previsto l’obbligo di installazione, su un punto del canale di ritorno al mare, di un sistema di controllo dell’ossigeno disciolto, della temperatura e della tossicità. Tale sistema non è stato ancora realizzato e tale inosservanza è stata segnalata alle autorità competenti a seguito dell’ispezione ambientale di quest’anno» hanno concluso dall’Agenzia.

Intanto oggi su iniziativa del sindaco di Scarlino, Maurizio Bizzarri, si è svolta una prima riunione operativa per affrontare il problema della moria di pesci a cui hanno partecipato tutti gli enti preposti (provincia di Grosseto, comuni di Scarlino e Follonica, Arpat, Fiora Spa e le tre aziende del Casone titolari degli impianti di depurazione che conferiscono i reflui nel canale.

«L’obiettivo della riunione –  ha spiegato l’assessore provinciale all’ambiente Siveri – era di cominciare ad analizzare i motivi che hanno causato la moria dei pesci, ma anche di iniziare a ragionare sulle procedure per evitare che questo possa ripetersi. È evidente che bastano minime concentrazioni di materiali inquinanti o un repentino innalzamento della temperatura per provocare una strage della fauna ittica presente nel canale, ma è altrettanto chiaro, come ha evidenziato Bizzarri, che questi fenomeni vanno eliminati sia per motivi di scurezza che per non danneggiare il turismo, che è uno dei motori economici dell’area».