Nuova specie scoperta nelle acque del Tirreno, a 10 metri di profondità

Si tratta di «piccoli anellidi comuni nei substrati delle acque marine, caratterizzati da un corpo vermiforme ricoperto da tentacoli e branchie»

[4 agosto 2017]

Non è necessario inoltrarsi nella foresta amazzonica o scandagliare le profondità oceaniche per scoprire nuove specie: anche ambienti apparentemente ben conosciuti, come le acque del Tirreno, possono riservare molte sorprese. A testimoniarlo è oggi l’Arpat – l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana –, che durante un’attività routinaria di monitoraggio dei fondali marino-costieri ha compiuto un incontro eccezionale: quello con una “nuova” specie precedentemente ignota all’uomo, denominata Caulleriella mediterranea Lezzi 2017 (nella foto, ndr).

«Durante quest’attività – spiega lo stesso Marco Lezzi – è frequente osservare una moltitudine di piccoli invertebrati come molluschi, crostacei, echinodermi e policheti, tutti organismi indicatori dello stato ecologico dell’ambiente in cui vivono. Ed è proprio l’attenta osservazione dei campioni prelevati da alcune stazioni di monitoraggio che ha permesso di descrivere una nuova specie di polichete. La specie descritta appartiene alla famiglia Cirratulidae, piccoli anellidi comuni nei substrati delle acque marine, caratterizzati da un corpo vermiforme ricoperto da tentacoli e branchie».

Il rinvenimento è avvenuto a pochi metri sott’acqua, in molteplici località tirreniche «su sabbia a circa 10 metri di profondità, dove rappresentava fino al 6% della totale abbondanza di organismi».

«La nuova specie – aggiunge Lezzi – è di piccole dimensioni (2,5 cm) e si contraddistingue per la particolare forma delle chete (nome delle loro appendici) e da un insieme di caratteri morfologici accuratamente descritti nell’articolo pubblicato sulla rivista internazionale “The European Zoological Journal [M. Lezzi (2017) Caulleriella mediterranea, a new species of polychaete (Annelida: Cirratulidae) from the central Mediterranean Sea].  Gli organismi descritti sono stati donati al Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa e al Natural History Museum of London dove saranno disponibili all’intera comunità scientifica».