Obama: il cambiamento climatico verso il punto di non ritorno

La segretaria agli interni Usa: basta favoritismi per i combustibili fossili nelle public land

[19 marzo 2015]

In un’intervista al fondatore di Vice, Shane Smith, il presidente Usa Barack Obama ha definito il cambiamento climatico «un esempio di uno dei problemi più difficili da risolvere», e ha avvertito che stiamo per raggiungere il punto di non ritorno. Quindi bisogna agire in maniera «Abbastanza veloce e con la forza sufficiente per essere in grado di fare la differenza». Obama ha sottolineato che «il cambiamento climatico è un problema particolarmente difficile da affrontare», perché richiede sacrifici immediati mentre i risultati si vedranno nel lungo periodo.

Nell’intervista di 18 minuti concessa a Vice, Obama ha dedicato i primi 6 minuti al tema del cambiamento climatico, dicendo che gli Stati Uniti dovrebbero guardare al cambiamento climatico come un problema immediato e serio, che richiede un cambiamento della coscienza nazionale, cosa che potrebbe essere difficile se si pensa che più della metà dei parlamentari repubblicani del Congresso mettono in discussione o negano apertamente le basi scientifiche del cambiamento climatico di origine antropica.

Obama ha detto che dei problemi che attualmente preoccupano i giovani non ce n’è uno di quelli per i quali si discute accesamente al congresso e che le motivazioni che portano i repubblicani a fare ostruzionismo hanno spesso l’unica motivazione di «opporsi a qualunque cosa io propongo. Questo non è inevitabile per la nostra democrazia. Questa è una fase che il partito repubblicano sta attraversando in questo momento. Ma questa fase sta diventando troppo grande».

A febbraio James Inhofe, un senatore repubblicano dell’Oklahoma che presiede la commissione ambiente e dei lavori pubblici, ha portato una  palla di neve in Senato e l’ha messa sul pavimento perché la presenza di neve a febbraio a Washington dimostra che il riscaldamento globale è una bufala. Obama ha definito questa bravata «Inquietante», mentre secondo lui è giustificato che un cittadino comune si preoccupi più del costo della n benzina per andare a lavoro che del global warming, l’ostruzionismo repubblicano al Congresso contro ogni legge ambientale «E’ dovuto alla forte influenza che le industrie del petrolio e del gas hanno su  determinati  eletti», che in alcuni casi lavorano per le compagnie petrolifere o l’industria dei combustibili fossili ed ha ricordato che «C’è un sacco di denaro in gioco. In genere al Congresso, i committees of jurisdiction, come le commissioni energia, sono popolati da gente che proviene dai posti che pompano un sacco di petrolio e pompano un sacco di gas».

Ma Obama spera che una generazione più giovane e più eco-consapevole di elettori sarà in grado di influenzare il Congresso, costringendo il partito repubblicano a cambiare rotta sui cambiamenti climatici:  «C’è qualcosa che mi rende ottimista. Parli con Malia e Sasha, 13 e 16 anni, e la raffinatezza e la consapevolezza che hanno per le questioni ambientali … sono più avanti di chi tiene il gioco. Vi garantisco che il partito repubblicano dovrà cambiare il suo approccio al cambiamento climatico, in quanto gli elettori insisteranno su questo».

In effetti, da un recente sondaggio della Stanford University emerge che i due terzi degli elettori Usa sono  più propensi a votare per un candidato che ha un programma per lottare contro il cambiamento climatico combattimento che uno che nega categoricamente il cambiamento climatico.

Obama ha rivendicato i risultati della sua amministrazione, come gli obiettivi per raddoppiare la produzione Usa di energia  rinnovabile o l’accordo con la Cina per frenare le emissioni di gas serra. Ma Obama ha anche detto che ormai il suo mandato sta per finire e che il grosso problema del riscaldamento climatico resterà ed ha concluso: «Ma abbiamo fatto progressi sufficienti perché il  prossimo presidente e le  prossime generazioni possono iniziare a costruirci sopra ed iniziare a prendere un po’ di slancio».

L’amministrazione Obama sembra aver scelto l’energia ed il cambiamento climatico per far emergere tutte le contraddizioni dei repubblicani e le loro complicità con le ricchissime Big Oil mascherate dal loro populismo destrorso. Il segretario agli interni, Sally Jewell, ha chiesto di rivedere il modo in cui il Dipartimento degli Interni gestisce le risorse energetiche americane, proprio per affrontare le cause del cambiamento climatico.

Intervenendo al Center for Strategic and International Studies, la Jewell ha delineato le priorità energetiche e i tre principali obiettivi per gli ultimi 2 anni dell’amministrazione Obama: «Sviluppo sicuro e responsabile dell’energia, buon governo, e incoraggiare l’innovazione. Il Dipartimento degli interni deve fare di più per ridurre l’inquinamento da carbonio, che dovrebbe informare le nostre decisioni su dove sviluppiamo, come sviluppiamo, e ciò che sviluppiamo».

Il Dipartimento degli interni gestisce le risorse energetiche Usa, compresi  carbone, petrolio e gas, negli oltre 500 milioni di acri di  acri di public land e in più di 1,7 miliardi di acri offshore e la Jewell ha sottolineato la necessità di un equilibrio nella gestione delle risorse nazionali come arte fondamentale del ruolo del suo Dipartimento nell’affrontare le cause del cambiamento climatico: «La responsabilità per la generazione dei miei nipoti è in cima ai miei pensieri in ogni decisione che prendiamo. Qualsiasi nuovo sviluppo energetico su terreni pubblici dovrebbe essere anche abbinato a nuove protezioni per i suoli e le  acque. Questo è il cappello d per tutto quel che dobbiamo fare di più per ridurre l’inquinamento da gas serra che sta riscaldando il nostro pianeta».

Oltre a sottolineare la necessità di bilanciare sviluppo e conservazione, la Jewell  ha sottolineato che bisogna sforzarsi per ridurre le emissioni di metano, aumentare la produzione di energia rinnovabile, e garantire che i contribuenti ricevono un giusto compenso per le risorse estratte dalle public land, in particolare dal carbone. Recenti studi hanno dimostrato che le Big Col sfruttano cavilli e lacune legislativi per evitare di pagare tutte le royalties dovute ai contribuenti, un “furto” di più di un miliardo di dollari all’anno ed anche la segretaria agli interni ha detto che «La  maggioranza degli americani sarebbe sorpresa di sapere che le coal companies può fare una offerta vincente per circa un dollaro la tonnellata per una miniera di carbone di proprietà dei contribuenti». Poi ha chiuso chiedendo «Una discussione onesta ed aperta sulla modernizzazione del programma di carbone federale». La Jewell ha anche annunciato che le norme per regolamentare il fracking – la fratturazione idraulica per estrarre gas e petrolio dagli scisti – sui terreni pubblici saranno rese note nei prossimi giorni.

Le associazioni ambientaliste si sono subito a complimentate con la Jewell e Athan Manuel, direttore del Lands Protection Program di Sierra Cub ha scritto in un comunicato che «E’ importante sottolineare che il segretario Jewell riconosce che il coal program è incoerente con gli obiettivi climatici del presidente Obama e che, al fine di proteggere la salute dei nostri figli, dobbiamo continuare a tenere i combustibili sporchi nel terreno e riformare il programma obsoleto. Ci complimentiamo con il segretario Jewell per aver portato il Dipartimento degli Interni a sostenere il climate plan del presidente Obama».

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