Obama istituisce due nuovi monumenti nazionali, i repubblicani vogliono già abolirli

Proteggeranno siti archeologici e di grande valore ambientale dagli appetiti minerari

[29 dicembre 2016]

Dopo anni di accese discussioni politiche su possibili progetti minerari, il presidente Usa Barack Obama ha istituito due nuovi monumenti nazionali: il Bears Ears National Monument,  un sito tribale sacro nel sud-est dello Utah, e il Gold Butte National Monument, un’area desertica del Nevada. Con questi nuovi monumenti  Obama durante il suo mandato ha istituito aree protette su oltre  553 milioni di acri di terre ed acque federali.

Le associazioni ambientaliste esultano, Il direttore esecutivo di Sierra Club, Michael Brune, ha detto: «Ci complimentiamo con il presidente Obama per aver intrapreso delle azioni per proteggere in modo permanente la cultura e la storia di Gold Butte e Bears Ears.  Spazi aperti protetti come questi sono vitali per aria, acqua e clima sani , ma forniscono anche enormi opportunità per di guarigione: qualcosa di vitale importanza in quanto le persone si ritrovano  in questo momento storico di tensione. Queste designazioni, una risposta alla forte difesa tribale e ad anni di lavoro da parte dl la popolazione locale è benvenuta e ricorda che il potere può agire positivamente e che è possibile continuare a costruire quel  futuro inclusivo che vogliamo vedere nelle nostre terre pubbliche».

Ma i repubblicani parlano di un furto di terra da parte del governo federale e alcuni temono che le nuove aree protette potrebbero alimentare un’altra protesta armata da parte della destra suprematista bianca, come quella ispirata dalla famiglia Cliven Bundy che quest’anno ha occupato il Malheur National Wildlife Refuge nell’Oregon.

Le ultime istituzioni di monumenti nazionali riguardano due aree per il cui utilizzo l’opinione pubblica locale è molto divisa. Nell’Utah, dove il governo federale possiede circa i due terzi del territorio, l’istituzione del Bears Ears National Monument, che si estende su 1,35 milioni di acri, sta già scatenando numerose polemiche. Infatti, un monumento nazionale verrà per la prima volta gestito da una commissione inter-tribale composta da 5 tribù che spesso sono state in disaccordo: Hopi, Navajo, Uintah e Ouray Ute, Ute Mountain Ute e Pueblo di Zuni, che insieme avranno la responsabilità di proteggere un’area che contiene i resti ben conservati di siti Pueblo ancestrali risalenti a più di 3.500 anni fa.

Russell Begaye, presidente della Navajo Nation, ha detto durante una conferenza stampa:  «Abbiamo sempre guardato a Bears Ears come un posto in cui rifugiarsi, come luogo in cui possiamo raccogliere le erbe e piante medicinali, e un luogo di preghiera e di sacralità. Questi luoghi – le rocce, il vento, la terra – che vivono, respirano, sono cose che meritano una protezione tempestiva e duratura».

Ma i repubblicani dell’Utah si oppongono alla protezione di questo sito archeologico e sacro per gli indiani e chiedevano che gran parte dell’area fosse dedicata ad estrazione di risorse minerarie e di idrocarburi. Il repubblicano Jason Chaffetz, si è detto «indignato» per la decisione di istituire il monumento nazionale e ha accusato Obama: «Politicizza un lungo conflitto latente», poi ha promesso che lavorerà con l’amministrazione Trump «per cercare di abrogare una decisione che non ha l’appoggio del governatore, di un solo membro della delegazione dello Stato al Congresso, né degli amministratori locali  o dei legislatori statali che rappresentano il territorio».

Invece, Marc Thomas,  responsabile di Sierra Club per l’Utah, è molto soddisfatto: «I membri locali di Sierra Club attendevano e speravano in questo momento. Ancora una volta il presidente Obama si è messo dalla parte giusta della storia reagendo alla richiesta delle nazioni tribali per proteggere Bears Ears come monumento nazionale. La designazione è un modo appropriato per riconoscere un pezzo importante dell’intera storia americana:  protegge  i siti sacri dei nativi americani, i manufatti dei pionieri mormoni e un’area naturale incredibile. Grazie Presidente Obama per la protezione di questo patrimonio come un tesoro nazionale per tutti»

L’altro monumento nazionale istituito da Obama, Gold Butte, era oggetto da più di 15 anni di progetti edilizi per l’ampliamento della città di Las Vegas, ma qui amministratori locali, statali e federali avevano deciso che era più importante proteggere specie a rischio di estinzione come la tartaruga del deserto, anche se in realtà era stato fatto ben poco per salvaguardare la fauna di quest’area che si estende per circa 300.000 acri nel deserto del caratterizzata da dune di sabbia fossilizzate e da rocce ricoperte da petroglifi che sovrastano il paesaggio. E’ qui che c’è stata la ribellione dei cow boy guidati dai rancher Cliven Bundy.

Obama ha detto che le nuove istituzioni di monumenti nazionali «Proteggono alcuni dei più importanti tesori culturali del nostro Paese, tra cui una notevole arte rupestre, siti archeologici e terre considerate sacre da tribù di nativi americani. L’azione odierna aiuterà a proteggere questo patrimonio culturale e farà in modo che le generazioni future sono in grado di godere e apprezzare questi paesaggi panoramici e storici».

Il leader della minoranza democratica al senato, Harry M. Reid, che viene dal Nevada,  ha spiegato che il nel suo Stato ora ci sono più di 5 milioni di acri di terra federale nei quali non si potranno estrarre risorse: «Gold Butte è un luogo affascinante e pieno di meraviglie naturali. Proteggere Gold Butte assicura che generazioni di persone continueranno ad avere l’opportunità di sperimentare la bellezza naturale del Nevada. Abbiamo fatto qualcosa di duraturo e storico».

Obama ha utilizzato l’Antiquities Act 1906, che conferisce al presidente Usa il potere di designare monumenti nazionali senza l’approvazione del Congresso. Ma i repubblicani hanno già detto che rivedranno la legge non appena Trump entrerà alla Casa Bianca e che faranno di tutto per abolire le protezioni messe da Obama: «E’ una legge meraviglioso che permette al presidente di prendere decisioni rapide per proteggere delle aree quando ne hanno bisogno. Perché dovremmo voler distruggere tutto questo?»

Il Bureau of Land Management ha documentato atti di vandalismo e saccheggio a Bears Ears,  ma i repubblicani non detto che non lo considerano in pericolo imminente e il 5 dicembre lo staff di transizione di Trump si è incontrata con i repubblicani dell’Utah e del Nevada per capire se la prossima amministrazione Usa potrebbe annullare le istituzioni appena approvate da Obama e  dopo il repubblicano dell’Utah Rob Bishop ha detto: «L’Antiquities Act non vieta a un presidente da abolire o modificare i termini di un monumento istituito in precedenza che non è stato ratificato dal Congresso».

Il Washington Post ricorda che «In alcuni casi, i presidenti hanno modificato le dimensioni di monumenti istituiti dai loro predecessori: Woodrow Wilson ridusse a quasi la metà la superficie del Mount Olympus National Monument, che aveva istituito Theodore Roosevelt. Ma nel 1938, il procuratore generale degli Stati Uniti scrisse un parere formale nel quale disse che  l’ Antiquities Act autorizza un presidente ad istituire un monumento, ma non concede a un presidente il diritto di abolirne uno». Secondo John Leshy, un ex Interior solicitor general che ora insegna all’Hastings College of Law dell’Università della California, «Né la modifica unilaterale né l’abolizione di un monumento nazionale sono mai state testate in tribunale. Il Congresso, però, è potenzialmente in grado di fare entrambe le cose».Christy Goldfuss, direttrice generale Council on environmental quality della Casa Bianca,  è convinta che «L’amministrazione Trump non abbia il potere per annullare tutto questo».

Solo Franklin D. Roosevelt aveva utilizzato l’Antiquities Act più di Obama e in molti pensano che Obama lo superi prima del 20 gennaio, istituendo più di 30 monumenti nazionali prima che Trump lo sostituisca. Lo staff di Obama sta analizzando il possibile ampliamento del California Coastal National Monument e dell’Oregon’s Cascade-Siskiyou National Monument, ma valuta anche l’istituzione del monumento nazionale dlla Brick Baptist Church in South Carolina e di altri due in Alabama, per ricordare rispettivamente l’epoca della ricostruzione e dei diritti civili. Ma le pressioni dei repubblicani sono riuscite ad evitare che Obama istituisse il monumento nazionale più invocato dagli ambientalisti: il Greater Grand Canyon Heritage che si estenderebbe su oltre un milione di acri e proteggerebbe l’area da nuova miniera di uranio. Un monumento  che pure è richiesto dalle tribù di nativi americani e, secondo i sondaggi, dalla maggioranza dei cittadini dell’Arizona. Ma i due senatori repubblicani dello Stato, John McCain e Jeff Flake si sono opposti, accampando anche preoccupazioni ambientali come l’aumento de visitatori e il rischio di incendi.

Raúl M. Grijalva, un democratico dell’Arizona  capogruppo al Natural resources committee e grande sostenitore del Greater Grand Canyon Heritage National Monument, ha fatto notare che «Il Congresso ha considerato più di una dozzina di atti legislativi volti a limitare, restringere o eliminare l’autorità del presidente, sotto l’Antiquities Act. Fino ad ora, la minaccia di un veto di Obama ha effettivamente bloccato questi sforzi. Non sarà così in seguito. Questa battaglia verrà. Io non la vedo allontanarsi. E sarà una questione chiave per Trump: quanto disposto questo nuovo presidente a cedere del potere?»