Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu, ecco perché sarà difficile centrarli

A rischio soprattutto gli SDG ineguaglianza, città, rifiuti, cambiamento climatico, oceani

[29 settembre 2015]

SDG rapporto 1

L’Onu ha approvato in pompa magna gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goal – SDG), 17 impegni per i quali si sono spese personalità come Papa Francesco e star dello spettacolo e dello sport come Shakira e  David Beckham. Secondo le Nazioni Unite, gli SDG rappresentano «Un nuovo quadro di riferimento che permetterà di mettere fine alla povertà e di garantire una vita degna per tutti, non lasciando nessuno da parte». Ma secondo il rapporto  “Projecting progress – Reaching the SDGs by 2030”, pubblicato da 4 ricercatori dell’Overseas Development Institute (ODI), sarà molto difficile realizzare gli obiettivi proposti entro il 2030, a meno che i governi del mondo e le istituzioni globali non facciano uno sforzo maggiore di quanto stiano facendo o prevedono di fare.

Il rapporto  realizzato da Susan Nicolai, Chris Hoy, Tom Berliner e Thomas Aedy è  il primo tentativo sistematico di capire se è davvero possibile realizzare nei prossimi 15 anni il programma previsto con gli SDG  se continuano le attuali tendenze di sviluppo e consumi e i ricercatori sottolineano che «I nostri risultati servono da campanello d’allarme su quanto sarà necessario uno sforzo maggiore per raggiungere i nuovi traguardi».

Mettendo insieme  le migliori proiezioni disponibili, il team dell’ODI  esamina e classifica ognuno dei 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile e dice che «Questo dimostra che, senza aumento degli sforzi, nessuno degli obiettivi e traguardi esaminati sverrà soddisfatto». Le schede di valutazione rivelano quanto veloce dovrebbe essere il progresso classificando i diversi SDG in tre categorie “reform”, “revolution” e “reversal” e all’ODI dicono che gli obiettivi più facili da centrare sarebbero quello di porre fine alla povertà estrema, della crescita economica nei Paesi meno sviluppati e di fermare la deforestazione arrestare: entro il 2030 il mondo sarebbe in grado di fare più della metà della strada richiesta per centrare  ciascuno di questi obiettivi. Per  9 SDG, tra i quali gran parte dei vecchi Millennium Development Goal (MDG) che non sono stati raggiunti entro il 2015, se si vuole davvero centrarli, bisognerà accelerare i progressi ben oltre gli attuali impegni. I 5 SDG più difficili da centrare sono: ineguaglianza, città, rifiuti, cambiamento climatico, oceani, un gruppo di Obiettivi che richiede  un’inversione di tendenza radicale.

I ricercatori avvertono che «Il nostro scorecard si basa su proiezioni globali, ma il livello di cambiamento necessario varia ampiamente tra regioni e Paesi. Africa sub-sahariana indirizzata a restare più indietro. Mentre più progressi sostanziali sono probabili in tutta l’Asia meridionale, l’Asia orientale e il Pacifico e in America Latina». Ma ognuna di queste regioni avrà il suo bel da fare e «I maggiori impatti ambientali rischiano di derivare dalle economie emergenti e sviluppate».

La classifica della possibilità di attenere i progressi previsti dagli SDG rivela molte carenze, ma secondo l’ODI si può essere fiduciosi: se si seguirà l’esempio dei Paesi che mostrano le migliori performance  anche gli altri Paesi si potranno avvicinare al raggiungimento degli Obiettivi dello sviluppo. Ma prima di tutto sono necessarie iniziative per aumentare le  ambizioni a livello di singolo Paese ed una maggiore attenzione all’equità.

Anche secondo uno speciale sui Sustainable Development Goal pubblicato dall’agenzia stampa umanitaria dell’Onu IRIN,  «Le catastrofi mondiali e le crisi locali – e può darsi anche i dati approssimativi – possono ostacolare i progetti meglio elaborati». IRIN fa tre esempi:

Conflitti. E’ evidente che I conflitti tendono a contrastare le ambizioni dei pianificatori dello sviluppo. Ma è il modo in cui la violenza e l’insicurezza si estendono nella società, colpendo quasi l’insieme dei 17 SDG da poco approvati, a minacciare il benessere umano. Secondo il nuovo rapporto dell’Unicef “Education under Fire’”, a causa delle guerre in Medio Oriente e nell’Africa del Nord 13 milioni di bambini e ragazzi non vanno più a scuola. La distruzione delle scuole, gli studenti che diventano profughi, l’uccisione degli insegnanti, hanno un impatto sui cittadini e su  tutta la società. Il rapporto Unicef sottolinea che  «Una regione che – fino ad ancora qualche anno fa – era sul punto di realizzare l’obiettivo dell’educazione universale, oggi si confronta con una situazione disastrosa». In Siria, Iraq, Yemen, Libia almeno 8.500 scuole non sono utilizzabili perché sono state danneggiate o distrutte, oppure ospitano profughi interni o vengono usate come caserme da eserciti regolari o guerriglieri. IRIN evidenzia che «Il fatto che il 20% dei migranti che sono arrivati in Europa quest’estate siano siriani, ha permesso a numerosi abitanti dei Paesi ricchi di capire che le crisi locali possono avere delle conseguenze mondiali. Questa idea dei valori umanitari condivisi –  o la presa di coscienza calcolata che la riduzione delle ineguaglianze e il miglioramento dei risultati in materia di sviluppo hanno effetti benefici in termini di sicurezza – è l centro degli SDG, successori degli Obiettivi del millennio per lo sviluppo (MDG)». Lo stesso rapporto finale sui 15 anni di MDG  redatto dall’Onu sottolinea che «I conflitti restano la minaccia più grave per lo sviluppo umano» e che a fine 2014 circa 60 milioni di persone erano state costrette a lasciare le loro case, la cifra più alta di profughi di guerra mai registrata dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Catastrofi naturali. Ci sono diversi tipi di catastrofi naturali: dal gigantesco terremoto  che ha messo in ginocchio il poverissimo Nepal al minuscolo virus Ebola che ha messo in difficoltà la comunità scientifica internazionale per la sua virulenza e che, nonostante sia stato sconfitto, avrà un impatto di lunga durata sull’Africa occidentale. IRIN spiega che «Il virus ha fatto più di 11.000 vittime in Sierra Leone, in Liberia e in Guinea, delle quali 500 tra il personale sanitario necessario a fornire le cure sanitarie di base».  Secondo  Zoë Mullan, capo-di The Lancet Global Health, «La perdita di medici, di infermiere e di “donne sagge” ha probabilmente comportato un aumento di circa il 75% della mortalità materna nei Paesi, con un aumento del 38% in Guinea e del 111% in Liberia». Le cure si sono concentrate su Ebola ed hanno comportato la fine dei trattamenti contro la malaria e la Mullan dice che questo «Ha probabilmente provocato un aumento del 45% del numero di casi di malaria non trattati in Guinea, un aumento dell’88% in Sierra Leone e del 140% in Liberia, così come 10.000 decessi supplementari».

Speculazione finanziaria e prezzi del cibo. Cittadini, aghricoltori e governi hanno scarsa influenza sulle borse mondiali, come dimostra il vertiginoso aumento dei prezzi dei prodotti alimentari tra il 2007 et 2009 che ha prodotto rivolte per il pane, instabilità politica e un aggravamento della povertà. IRIN evidenzia che «Il periodo di inflazione alimentare ha coinciso con una quotazione elevata del petrolio, il che ha fatto salire il costo della vita in generale. Le famiglie più povere dei Paesi in via di sviluppo dedicano fino al 60 o all’80% delle loro entrate all’acquisto di cibo. Dei prezzi alimentari più elevate tendon ad aggravare ed accrescere la povertà, che colpisce particolarmente i bambini». Uno studio realizzato nello Stato indiano dell’Andhra Pradesh ha dimostrato che la percentuale di bambini che mostra segni di denutrizione è aumentata del 10% tra il 2006 e il 2009, in coincidenza con un forte aumento dei prezzi dei generi alimentari. A maggio  2015 i prezzi alimentari a livello internazionale hanno raggiunto il loro livello più basso neli ultimi 5 anni, ma la Banca Mondiale avverte che il fenomeno climatico di El Niño, l’apprezzamento del dollaro e l’aumento dei prezzi del petrolio, nei prossimi mesi potrebbero innescare una nuova inflazione alimentare.

E’ chiaro che il mondo, oltre a darsi Obiettivi di sviluppo sostenibile, dovrebbe anche darsi un governo globale che faccia in modo che quegli stessi Obiettivi non vengano vanificati dalle guerre, dalla speculazione e dal malgoverno degli stessi Paesi che li hanno approvati.