Ogm, il 98% sceglie l’Italia senza al referendum di Legambiente

Il ministro Galletti: «Modifica a norma Ue per consentire ai Paesi di proibire gli Ogm»

[7 aprile 2014]

No Ogm infograf

L’esito del referendum simbolico organizzato il 5 aprile da Legambiente in molte città d’Italia non lascia dubbi su quale sia la tendenza predominante dell’opinione pubblica italiana per quel che riguarda gli Organismi geneticamente modificati: il 98% dei votanti è contro il cibo e le colture Ogm nel nostro Paese.

Legambiente ha allestito numerosi presidi informativi – che sono stati anche l’occasione per rivendicare l’importanza delle nostre tradizioni e tipicità culinarie, portando in piazza specialità locali dalla polenta a pane e panelle, dalle cicerchie ai cavatelli al sugo, dall’acquacotta allo gnocco fritto, dalla pizza ai rustici – e raccolto la volontà degli italiani sull’agricoltura e il cibo transgenici, chiedendo loro di scegliere tra le due opzioni “Italia Ogm – se vuoi portare a tavola alimenti transgenici” e “Italia NO Ogm – se vuoi portare a tavola prodotti non Ogm, biologici, tipici e di qualità”.

È mobilitazione anche in rete: su Facebook, Twitter, Pinterest, Instagram molti utenti stanno pubblicando le foto dei loro piatti preferiti dichiarando “Io mangio #ItaliaNOogm”, esprimendo così il loro voto contrario alla diffusione degli organismi geneticamente modificati.

Anche il ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti, dopo le imprudenti dichiarazioni sugli Ogm al Consiglio europeo, ci ha ripensato e, alla viglia della manifestazione della manifestazione della Task Force per un’Italia Libera da OGM, dopo un  Consiglio dei Ministri che ha discusso della siituazione che potrebbe venirsi a creare in Italia dopo la decisione del Tar, attesa per il 9 aprile, sulla legittimità del divieto di coltivazione nel nostro paese per 18 mesi del mais geneticamente modificato, ha detto: «Siamo fortemente impegnati per una modifica della normativa europea al fine di consentire agli Stati Membri di applicare limitazioni  o di proibire la coltivazione di Ogm in tutto o parte del loro territorio nazionale. Come futura presidenza di turno dell’Unione europea, assieme ai Ministri Martina e Lorenzin, stiamo  collaborando con la Grecia, oggi presidente Ue, alla definizione della proposta di modifica della direttiva che disciplina il settore nella direzione di una maggiore autonomia degli stati in materia di Ogm».

Delle 8.000 persone che hanno partecipato al referendum simbolico nell’ambito della giornata di mobilitazione #ItaliaNOogm, organizzata dalla Task Force per un’Italia Libera da OGM, a Bologna, Milano, Firenze, Genova, Torino, Venezia, Vicenza, Rovigo, Padova, Reggio Calabria, Palermo, Udine, Perugia, Ancona, Grosseto, Roma, Bari, Modena, Imola, Foggia, Lecce, Arezzo, Salerno, Feltre (Bl), Ponzano (Tv), Codroipo (Ud), Bagheria (Pa), Succivo (Ce), Monterotondo (Rm), Rieti, Modica, Medicina (Bo), Budrio (Bo), Castenaso (Bo), Solofra (Av), Gemona del Friuli (Ud), San Canzian d’Isonzo (Go) e in provincia di Salerno a Pontecagnano, Battipaglia, Eboli, Paestum, Cava dè Tirreni, Minori, Bellizzi, Baronissi e Sapri, il 98% ha optato per un’Italia no ogm mentre solo il 2% dei votanti si è detto a favore del transgenico nel piatto.

Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente, dice che «I risultati non ci sorprendono poiché non è una novità che la maggioranza degli italiani sia contraria agli Ogm. Ma è bene sottolinearlo e ripeterlo quanto più possibile. Specialmente in un momento come questo, in cui siamo in attesa del pronunciamento del Tar del Lazio sul ricorso di un agricoltore friulano contro il decreto che proibisce la semina di mais geneticamente modificato. Così come è bene fare chiarezza sulle molte bugie che si dicono sugli ogm, dal loro ruolo contro la fame nel mondo, ai costi, alla resistenza agli insetti e ai rischi di contaminazione. Se il 9 aprile il ricorso fosse accolto, si rischierebbe di aprire la strada a semine incontrollate di colture geneticamente modificate, introducendo un rischio incalcolabile per i nostri campi, le nostre sementi e quel patrimonio nazionale che sono in nostri prodotti tradizionali e tipici. Ecco perché riteniamo necessario un provvedimento urgente che tuteli l’intero territorio nazionale da possibili semine Ogm».