Ombrina Mare, sì della Commissione Via alla piattaforma petrolifera in Abruzzo

Legambiente, Wwf e comitati: regalo alla lobby del petrolio, ennesimo attacco al mare italiano

[17 marzo 2015]

Il Comitato nazionale per la Valutazione di impatto ambientale (Via) ha dato parere favorevole con prescrizioni al progetto della piattaforma petrolifera a Ombrina Mare che, nel progetto presentato dalla Medoilgas Italia, oggi Rockhopper, che sorgerà a sole 3 miglia dalla costa teatina. Il sito del ministero informa che è in fase di predisposizione il decreto finale di approvazione. E’ prevista le trivellazione di 4/6 pozzi e la realizzazione di centro di trattamento e stoccaggio galleggiante a poca distanza dal confine di un’area protetta, il parco nazionale della costa teatina, di cui si attende l’istituzione.

Il  Wwf sottolinea che «Il progetto di Ombrina Mare, insieme al terzo traforo del Gran Sasso, è forse l’intervento più contestato che sia mai stato proposto in Abruzzo. Nonostante questa forte opposizione, concretizzatasi – tra l’altro – con una manifestazione a Pescara a cui presero parte 40.000 persone e con le decine e decine di osservazioni contrarie al progetto presentate da Enti locali, associazioni ambientaliste e di categoria, comitati e singoli cittadini, l’opera sta andando avanti».

Durissimo il commento di Legambiente: «Ancora una volta si fa un regalo alla lobby del petrolio mettendo in campo l’ennesimo e insensato attacco al mare italiano. Dagli studi presentati, si evince, infatti, l’assurdità del progetto: greggio di pessima qualità e di quantità trascurabili, sufficiente a coprire a fatica lo 0,2% del consumo annuale nazionale; gas in quantità insignificante e sufficiente a coprire appena lo 0,001% del consumo annuale nazionale, con una ricaduta locale (in termini di royalties) equivalente all’importo di mezza tazzina di caffè all’anno per ogni abruzzese. A guadagnare dall’operazione Ombrina Mare saranno pochi petrolieri, a discapito del territorio e delle comunità locali, sicuramente non il Paese».
Giuseppe Di Marco, presidente di Legambiente Abruzzo, evidenzia: «Sulle criticità del progetto e del suo iter autorizzativo siamo già intervenuti più volte negli ultimi anni in maniera puntuale evidenziando le carenze e il non senso di avviare un’attività estrattiva di questo tipo. Mancano inoltre all’appello anche ulteriori valutazioni, partendo proprio dagli effetti che tale attività avrà sul mare e sulle aree protette già oggi presenti sulla costa, tra cui aree SIC, che richiedono la VINCA, la valutazione di incidenza ambientale, e scelte diverse per la loro tutela».

Gli ambientalisti sono convinti che siano stata ignorate le indicazioni della direttiva 2013/30/UE sul rafforzamento delle condizioni di sicurezza ambientale delle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi che richiedono: un’accurata relazione sui grandi rischi e su eventuali incidenti che possono verificarsi, verifica delle garanzie economiche da parte della società richiedente, per coprire i costi di un eventuale incidente durante le attività, e applicazione di tutte le misure necessarie per individuare i responsabili del risarcimento in caso di gravi conseguenze ambientali fin dal rilascio dell’autorizzazione. L’altro punto importante è quello della partecipazione del pubblico, alla quale la direttiva dedica un articolo, indicando come nel processo di autorizzazione venga tenuto in debito conto il parere dei cittadini, amministrazioni e enti dei territori interessati dalle richieste.

Secondo Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente, «Tutti questi passaggi ad oggi non sembra siano stati considerati dal Governo nell’iter autorizzativo di Ombrina mare – dichiara. Eppure i rischi derivanti dalla nuova piattaforma petrolifera potrebbero essere immensi, senza considerare il trattamento del greggio estratto a bordo della nave appoggio e il suo trasporto fino a riva. Eventuali incidenti o imprevisti danneggerebbero in maniera irreversibile il delicato ecosistema marino- costiero, il turismo e la pesca. Di certo il gioco non vale la candela».

ll Wwf aspetta di leggere i contenuti del parere della Commissione VIA  per entrare nel merito della decisione ma intanto dice: «Evidentemente però le ragioni ambientali ed economiche di tutto un territorio non valgono nulla rispetto alle richieste delle multinazionali del petrolio. È poi paradossale che un intervento del genere venga anche solo ipotizzato in un’area che è stata individuata come parco nazionale dal 2001. L’Abruzzo paga così i fortissimi ritardi nella perimetrazione del parco che solo ora, dopo 14 anni, sta arrivando a conclusione. Anche di questi ritardi qualcuno dovrà assumersi le responsabilità. In ogni caso la battaglia contro Ombrina Mare non può fermarsi ora e anzi dovrà andare avanti in maniera ancora più decisa in tutte le sedi possibili».

Per il Forum Abruzzese dei Movimenti dell’Acqua, quella del governo è «una decisione che calpesta i diritti degli abruzzesi a governare il destino del territorio, considerato che contro il progetto il 13 aprile 2013 vi fu la più grande manifestazione popolare mai organizzata nella storia della regione. Ora è in preparazione il Decreto ministeriale di compatibilità ambientale. Ovviamente bisognerà leggere il provvedimento e continuare a contrastare questo progetto in tutte le sedi, ma non si può che constatare che il Governo regionale e i deputati di maggioranza (che hanno votato lo Sblocca/Sporca Italia) non stanno ottenendo risultati concreti nella lotta contro la deriva petrolifera a fronte delle ripetute promesse e impegni presi sul territorio. L’Abruzzo dovrà stringersi e impegnarsi in un fronte comune con altre regioni per contrastare la trasformazione dell’Italia dal Belpaese in distretto petrolifero».