Rischio idrogeologico

Ombrone pistoiese e paleofrana di Migliana: arrivano 840 mila euro dalla Regione

[8 luglio 2013]

Questa volta i soldi per riparare i danni causati dal maltempo sono arrivati abbastanza celermente. Si tratta di finanziamenti regionali destinati all’area pratese, che serviranno per i primi interventi di ripristino dei danni causati dagli eventi atmosferici del marzo scorso.

La Regione ha deciso di destinare a Prato 600 mila euro per l’Ombrone, mentre 240 mila euro arriveranno per la paleofrana di Migliana. «Serviranno a gestire l’emergenza. L’Ombrone ha estremo bisogno di interventi urgenti, per il momento abbiamo solo riempito gli argini di teloni, in attesa delle risorse necessarie– ha spiegato l’assessore Stefano Arrighini – Per Migliana è solo l’inizio del complesso lavoro di monitoraggio e consolidamento necessario a mettere in sicurezza la zona».

Nello specifico, per il torrente Ombrone ci sono molti tratti di arginatura franati dal lato del fiume a causa della forte pressione per tempi prolungati a cui gli argini sono stati sottoposti. Complessivamente gli interventi urgenti da eseguire su Ombrone e affluenti sono stimati in circa 1 milione e 700 mila euro.

Con il contributo regionale si potrà lavorare con maggiore tranquillità alla progettazione di ripristino delle numerose frane nella zona di Comeana, di Seano e anche nel Comune di Prato, a Molin Nuovo e a Caserane, in punti già interessati da dissesti.

Per ciò che attiene la paleofrana di Migliana, i 240 mila concessi dalla Regione serviranno ad eseguire alcuni interventi di regimazione delle acque superficiali in località Case di Sotto. «L’obiettivo è drenare l’acqua che si insinua sotto la frana a causa della cattiva manutenzione o dell’occlusione di piccoli corsi, in modo che non vada ad aggiungersi a quella piovana. È in corso la progettazione esecutiva, a cui seguirà il bando di gara con inizio dei lavori previsto per settembre» hanno informato dalla provincia.

A breve partirà anche il monitoraggio dell’evoluzione della frana, grazie all’installazione di una strumentazione tecnica, posizionata sugli edifici e nelle fratture del suolo, collegata in tempo reale con la sala operativa di Prato Ricerche e in grado di registrare anche le minime deformazioni e variazioni del terreno.

Le registrazioni inviate da incrinometri ed estensimetri serviranno a comprendere dimensioni e forma della paleofrana. Il monitoraggio è affidato alla Fondazione Prato Ricerche insieme all’Università di Firenze.