Onu: uniti per fermare il deterioramento della salute degli oceani

Inquinamento, sovra-pesca, cambiamento climatico minacciano gli oceani

[6 giugno 2017]

Aprendo l’Ocean Conference  a New York, il segretario generale dell’Onu,  António Guterres, ha detto che  «Il miglioramento della salute dei nostri oceani è un test per il multilateralismo e non possiamo permetterci di fallire. Dobbiamo affrontare l’insieme dei problemi della governance che ci hanno ritardato. So che ci sono numerosi ostacoli che ci impediscono di andare avanti. Ma abbiamo bisogno di una nuova visione strategica. Chiedo a tutti gli Stati membri   di impegnarsi in un dialogo  necessario per definire un nuovo modello per la governance futura dei nostri oceani. Se non superiamo gli interessi territoriali in materia di risorse che bloccano i progressi da troppo tempo, lo stato dei nostri oceani continuerà a deteriorarsi. Dobbiamo mettere da parte i guadagni nazionali a breve termine per evitare una catastrofe mondiale a lungo termine».

Secondo il presidente dell’Assemblea generale dell’Onu, Peter Thomson, co-organizzatore della Conferenza insieme alla Svezia, «Molto probabilmente questa conferenza rappresenta la migliore opportunità per invertire il declino che l’attività umana ha causato agli oceani. Siamo qui a nome dell’umanità per ripristinare il carattere sostenibile, l’equilibrio e il rispetto nelle nostre relazioni con il nostro mare primitivo, la fonte della vita, l’oceano. E’ venuto il momento di correggere i nostri modi di fare che sono nefasti. Non è scusabile che ogni minuto sia sversato l’equivalente di un grosso camion dei rifiuti riempito di rifiuti plastici. Le pratiche di pesca illegali e distruttive, così come le sovvenzioni nocive alla pesca, fanno sì che i nostri stock di pesci siano vicini al crollo».

Rivolgendosi alle migliaia di persone che parteciperanno all’’Ocean Conference  fino al 9 giugno, compresi Capi di Stato e di governo, rappresentanti della società civile,  dirigenti d’impresa e difensori della vita marina e oceanica, Guterres ha ricordato che «Gli oceani forniscono cibo, energia, acqua, posti di lavoro a molte persone in tutto il mondo. Hanno un ruolo essenziale nella lotta ai cambiamenti climatici e rappresentano una risorsa enorme per lo sviluppo sostenibile. La salute degli oceani e dei mari è inestricabilmente legata alla salute del pianeta». Una relazione minacciata dall’inquinamento, dalla sovra-pesca e dagli effetti del cambiamento climatico.

Secondo un recente studio, nel 2050 negli oceani ci potrebbero essere più materie plastiche che pesci e tutto questo per la cattiva gestione del ciclo della plastica, fino al mancato riutilizzo di quella che da problema potrebbe diventare una risorsa preziosa.

L’innalzamento del livello del mare minaccia interi Paesi e mentre gli oceani si riscaldano diventano più acidi, provocando lo sbiancamento dei coralli e riducendo la biodiversità.

Di fronte a questa situazione, il segretario generale dell’Onu ha reclamato «misure concrete, soprattutto l’ampliamento delle aree marine protette, una migliore gestione del settore della pesca, la riduzione dell’inquinamento e la pulizia dei rifiuti plastici».

Il primo a rispondere positivamente a Guterres è stato il Gabon, che ha annunciato la creazione di una rete di aree marine protette composta da 9 nuovi Parci marini e da 11 riserve acquatiche, ampliando così di 53.000 Km2 il mare protetto dello Stato africano.

Guterres ha anche chiesto «Impegni finanziari che si traducano nella volontà politica inscritta  nel Programma di sviluppo sostenibile per il 2030,nell’’Accordo di Parigi sul clima e nel Programma di azione di Addis-Abeba. Le Nazioni Unite hanno un ruolo cruciale da svolgere: siamo impegnati a fornire un sostegno integrato e coordinato per l’attuazione di tutti gli accordi storici dell’anno passato».

A Trump, appena uscito dall’Accordo di Parigi e che ha dato il via alle trivellazioni petrolifere in Atlantico,   probabilmente saranno fischiati gli orecchi.

Videogallery

  • «Les océans et nous», un film de BBC Earth pour la Conférence mondiale