Onu, verso un accordo internazionale per proteggere l’ambiente in alto mare

Il lento cammino delle Nazioni Unite per un documento giuridicamente obbligatorio

[27 gennaio 2015]

Dopo 4 giorni di defatiganti e nervose trattative, preceduti da 9 anni di rinvii, l’Onu ha trovato l’accordo per organizzare una conferenza intergovernativa per redigere un trattato giuridicamente obbligatorio per salvaguardare la vita marina in alto mare, cioè nell’area del nostro Pianeta che sfugge ad ogni giurisdizione internazionale. Il comitato preparatorio inizierà a lavorare nei primi mesi del 2016 nel quadro della United Nations Convention on the Law of the Sea (Unclos), nel 2017 darà all’Assemblea generale dell’Onu le indicazioni essenziali per la  conferenza intergovernativa,  e l’Assemblea Generale dovrebbe decidere, entro il settembre 2018, sulla convocazione della Conferenza intergovernativa, sotto egida Onu, per adottare il testo definitivo del trattato. Per quanto riguarda la pesca in alto mare, è stato convenuto che qualsiasi nuovo trattato non pregiudicherà gli accordi esistenti tra gli Stati o il lavoro di organismi internazionali competenti.

Kristina M. Gjerde, senior high seas advisor dell’Iucn, è abbastanza soddisfatta: «Anche se i risultati finali rimangono incerti, molti hanno grandi speranze per il nuovo trattato. Potrebbe contribuire a garantire l’istituzione di un sistema veramente globale di aree marine protette, ad integrare la conservazione della biodiversità nel governo della pesca d’altura, nei trasporti e nelle attività minerarie nei fondali e fornire un accesso più efficiente alle risorse genetiche marine. Il trattato potrebbe anche promuovere nuove importanti scoperte scientifiche e commerciali, garantendo nel contempo che i benefici siano condivisi da tutti».

L’High Seas Alliance, che raggruppa 27 organizzazioni ambientaliste internazionali – comprese Iucn, Greenpeace, Wwf, Oceana, BirdLife, Natural Resource Defense Council e Pew Charitable Trusts –  ha svolto un ruolo significativo per mandare avanti i negoziati sulla proposta di trattato.

Karen Sack, direttrice oceani per Il Pew Charitable Trusts, ha spiegato che «Un Comitato preparatorio, comprendente l’insieme dei 193 Stati membri, inizierà l’anno prossimo. Questo è un grande momento per l’alto mare. I Paesi di tutto il mondo si sono seduti al tavolo ed  hanno concordato di negoziare una via d’uscita, il che è davvero una buona notizia per la vita nell’oceano globale». Bisogna però dire che non è stata fissata nessuna data  per firmare il trattato.

Ma Sofia Tsenikli di Greenpeaceè fiduciosa: «l’accordo potrebbe avviare un lungo cammino per garantire la protezione della quale l’alto mare disperatamente bisogno.  Ora i Paesi devono rispondere alla travolgente richiesta dell’opinione pubblica di  una migliore protezione dell’oceano e sviluppare un accordo storico per gli oceani. Il tempo è essenziale».

Però i quattro giorni di discussione hanno fatto emergere il gruppo degli oppositori ad un trattato obbligatori e comprendono colossi come gli Usa, la Russia, il Canada, il Giappone, la Corea del sud ed anche la piccola Islanda, tutti Paesi noti per il saccheggio industriale delle risorse ittiche. Fortunatamente sono stati messi in minoranza dalla maggioranza dei Paesi che vogliono un accordo sull’utilizzo delle risorse dell’alto mare e sulla protezione del suo ambiente. La Tsenikli spiega che alla fine hanno ceduto anche gli Usa: «Siamo contenti di vedere che hanno finalmente mostrato una certa flessibilità e speriamo che trovino il modo per sostenere un calendario ambizioso», ma come scrive la stessa High Seas Alliance  in un comunicato, «Questa minoranza ha bloccato un accordo per un calendario più serrato, che rifletta l’imperativo scientifico chiaro per l’azione, ma tutti i Paesi si sono messi d’accordo sulla necessità di agire».

Lisa Speer del Natural Resource Defense Council, ha evidenziato che «molti stati membri hanno fatto grandi sforzi per proteggere la metà del pianeta, che è in alto mare. Sappiamo che questi Stati membri continueranno a difendere la necessità urgente di una maggiore protezione durante il processo che abbiamo davanti »

Pere Daniela Diz, del Wwf, «abbiamo assistito ad  un passo avanti decisivo per la conservazione dell’oceano ed ora possiamo guardare a un futuro in cui conserviamo questi beni comuni globali vitali a beneficio di tutta l’umanità». Sylvia Earle di Mission Blue ha aggiunto: «Armati di nuove conoscenze, stiamo facendo i primi passi per salvaguardare l’alto mare e mantenere il mondo al sicuro per i nostri figli».

Aurélie Spadone, responsabile del programma Global Marine dell’Iucn e del Polar Programme, conclude facendo notare che «un trattato giuridicamente vincolante per i nostri oceani globali comuni è essenziale per costruire un oceano sano, resiliente e produttivo per il bene di tutti noi, incluse le generazioni future: Per i due terzi del mare al di fuori delle giurisdizioni nazionali, la cooperazione internazionale è l’unica via da seguire».

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