Orsi, il ministro Galleti batta un colpo sul focolaio di TBC bovina

[30 settembre 2014]

Dopo  che il 21 agosto l’ASL di Avezzano  ha denunciato l’insorgenza di un focolaio di Tbc bovina nell’allevamento di Franco Antonelli nel Parco nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise (Pnalm), dato che i  bovini continuavano a pascolare in maniera incontrollata, l’Ente Parco è intervenuto, con proprio personale del Servizio di Sorveglianza e con quello del Coordinamento Territoriale per l’Ambiente del Corpo Forestale dello Stato, «per procedere alla cattura di detto bestiame, con l’ausilio dello stesso allevatore e dei suoi collaboratori» e comunica che «L’operazione, avviata il 19 settembre scorso, si è conclusa pochi giorni fa con la riconduzione in stalla e in apposito recinto, ed ha richiesto un impegno cospicuo da parte del Parco con l’utilizzo di 30 unità della Sorveglianza del Parco per diversi giorni. Sarà quindi possibile, ora, procedere ai controlli sanitari di prassi per quanto riguarda la TBC e le altre opportune verifiche. In questo modo si tende a regolarizzare una situazione posta all’attenzione del Ministero della Salute, oltreché a quello dell’Ambiente, nell’ambito delle azioni di tutela della popolazione di Orso bruno marsicano».

Il presidente del Pnalm, Antonio Carrara, ha detto che «In relazione ai casi di TBC bovina manifestatisi nuovamente nell’area frequentata dall’Orso bruno marsicano,  l’Ente Parco auspica una soluzione definitiva del problema al fine di porre  la popolazione del plantigrado al riparo da ogni  patologia insulto di carattere infettivo, vista la sua limitata popolazione e l’elevatissimo rischio di estinzione».

Salviamo l’Orso appoggia l’azione del Pnalm. «Bene, bene, bene!!  Salviamo l’Orso che  combatte questa battaglia da 2 anni, non può che rallegrarsi per il comunicato emesso ieri dal Parco Nazionale d’Abruzzo , Lazio e Molise a seguito  dell’intervento per riportare in stalla una mandria di vacche sospetta di essere infetta da TBC.  L’intervento,  deciso dal Presidente Carrara ed eseguito insieme all’allevatore  dalle guardie  del Servizio di sorveglianza  del Parco , va nella direzione che l’associazione ha  sempre auspicato, vale a dire la rimozione delle mandrie di bovini che pascolano a Gioia dei Marsi  in un area ricompresa nel Pnalm e nella sua zona di protezione esterna».

L’associazione sottolinea che si tratta di una situazione che denuncia  «ormai da mesi, regolarmente, con numerosi comunicati stampa  ed  a cui spesso la stampa regionale non ha dato il rilievo che essi avrebbero meritato (come mai????)   è ormai di dominio pubblico  grazie al comunicato del Pnalm».

Salviamo l’Orso si riferisce anche ad un comunicato del Corpo forestale dello Stato del 17 settembre: «E’ stato denunciato dal personale dei Comandi Stazione Forestale di Lecce e Gioia dei Marsi l’allevatore di Gioia dei Marsi, che giovedì scorso ha deliberatamente liberato 27 bovini che erano in quarantena perché infetti da Tubercolosi bovina. Nella comunicazione di notizia di reato inviata alla Procura della Repubblica di Avezzano vengono contestati all’allevatore la violazione dell’ordinanza sindacale emessa per evitare la diffusione delle malattie infettive, trasgressioni punibili con la reclusione da uno a cinque anni. L’allevamento in questione lo scorso anno aveva perso la qualifica di “ufficialmente indenne” perché il titolare dell’azienda si era sottratto ai controlli previsti dalla profilassi obbligatoria sostenendo l’impossibilità di radunare i capi per la loro pericolosità. Le indagini della Forestale si sono intensificate nel marzo 2014 quando è stata riscontrata nella zona di pascolo della mandria la morte di un’orsa a causa della TBC bovina. Proprio in quel periodo sono state emesse apposite ordinanze dal Sindaco con precisi limiti temporali per radunare i capi. L’attuazione è stata assicurata dal Corpo forestale anche con l’ausilio di un elicottero per la localizzazione della mandria, in collaborazione col Servizio di sorveglianza del Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. Le verifiche obbligatorie hanno confermato i sospetti quando si è registrata una positività per TBC bovina su un capo che è stato immediatamente abbattuto. L’allevamento avrebbe dovuto rimanere in quarantena, così come imposto dal Regolamento di Polizia Veterinaria, fino alla conferma delle analisi per evitare ulteriori conseguenze su altri animali. Sull’intera vicenda della gestione dei pascoli nel Parco interessati da TBC fin dal 2012 sono in corso approfonditi accertamenti per la ricostruzione degli eventi e ricognizioni della puntuale attuazione delle misure obbligatorie previste dalle leggi veterinarie».

L’associazione si dice sorpresa dal «rimbombante silenzio delle associazioni di categoria degli allevatori che fino a ieri accusavano  noi  ed il WWF di allarmismo…….oggi  Confagricoltura non ha niente da dire al  riguardo? E’ necessario  che il Ministero della Salute  ed i Servizi veterinari della Regione Abruzzo producano  al piu’ presto un piano per l’eradicazione della TBC bovina nell’ interesse non solo dell’Orso  ma anche nell’interesse della salute pubblica e di quella  degli animali domestici».

Ma salviamo l’Orso alza il tiro fino al governo centrale: «E finalmente batta un colpo anche il nostro Ministro dell’Ambiente , l’imperturbabile On. Galletti , prodigo di annunci ma sempre latitante  quando si tratta di tradurre in provvedimenti  ed  azioni concrete quegli annunci.  Quali sono le attese novità  sfornate dall’ Autorità’ di Gestione del Patom riunitasi il 18 scorso al Ministero  ?  A distanza di 11 giorni non abbiamo ancora preso visione del verbale della riunione ….si è deciso forse  di secretarla ? E’ di Galletti la decisione di abbandonare una  pratica trasparente  e rispettosa  del diritto all’informazione della pubblica opinione? O ci comunicherà gli esiti della stessa via Twitter….tanto poche battute dovrebbero essere sufficienti  a descrivere il nulla prodotto dalla riunione. L’Associazione Salviamo l’Orso  e la pubblica opinione  stanchi  di rinvii e di tentennamenti  si aspettano  che il Ministro dedichi all’orso marsicano le risorse necessarie e sufficienti alla sua conservazione  e si adoperi affinché il Parco Nazionale più importante d’Italia  possa  infine liberarsi dalle vacche che  da 10 anni lo hanno invaso  e torni ad essere prima di tutto la “casa” dell’orso,  motivo  per cui fu istituito 93 anni fa ….non chiediamo niente di più né niente di meno».