Orsi polari in deficit energetico: sempre più difficile catturare foche (VIDEO)

Uno studio rivela alti tassi metabolici negli orsi, il che significa che avrebbero bisogno di molte prede ricche di grassi

[2 febbraio 2018]

Qualche giorno fa è diventato virale il video di un orso polare (Ursus maritimus) emaciato e allo stremo perché il cambiamento climatico ha fatto scomparire le sue prede, ora il nuovo studio “High-energy, high-fat lifestyle challenges an Arctic apex predator, the polar bear”, pubblicato su Science da un team di ricercatori statunitensi e canadesi, rivela che «Gli orsi polari in natura hanno tassi metabolici più elevati di quanto si pensasse in precedenza e, poiché i cambiamenti climatici alterano il loro ambiente, un numero crescente di orsi non è in grado di catturare abbastanza prede per soddisfare i loro bisogni energetici».

Il principale autore dello studio, Anthony Pagano, dell’ U.S. Geological Survey (Usgs)  e del Department of ecology and evolutionary Biology dell’università della California. Santa Cruz, spiega che «Lo studio,  rivela i meccanismi fisiologici alla base delle diminuzioni osservate nelle popolazioni di orsi polari. Abbiamo documentato il declino dei tassi di sopravvivenza dell’orso polare, delle condizioni fisiche e della popolazione nell’ultimo decennio. Questo studio identifica i meccanismi che stanno portando a questi declini, osservando i reali bisogni energetici degli orsi polari e quanto spesso sono in grado di catturare le foche».

I ricercatori hanno monitorato il comportamento, il successo della caccia e il tasso metabolico degli orsi polari adulti, senza cuccioli, mentre cacciavano le prede sul ghiaccio marino del Mare di Beaufort in primavera. Dei collari high-tech di cui erano stati dotati gli  orsi hanno registrato video, posizioni e livelli di attività per un periodo da otto a undici giorni, mentre i traccianti metabolici consentivano alla squadra di determinare la quantità di energia consumata dagli orsi.

Il team statunitense-canadese dice che «I tassi metabolici misurati sul campo erano in media superiori di oltre il 50% rispetto a quanto avevano previsto gli studi precedenti. 5 dei 9 orsi nello studio hanno perso massa corporea, il che significa che non stavano catturando abbastanza prede di mammiferi marini ricchi di grassi per soddisfare le loro richieste di energia».

Pagano. fa notare preoccupato che «Questo era all’inizio del periodo da aprile a luglio, quando gli orsi polari catturano la maggior parte delle loro prede e mettono su gran parte del grasso corporeo necessario per sostenerli durante tutto l’anno».

Quel che è certo secondo gli scienziati è che «Il cambiamento climatico sta avendo effetti drammatici sul ghiaccio marino artico, costringendo gli orsi polari a spostarsi su distanze maggiori e rendendo più difficile per loro catturare le prede». Nel Mare di Beaufort, dove è stata attuata la ricerca, il ghiaccio marino inizia a ritirarsi dalla piattaforma continentale a luglio, e la maggior parte degli orsi si sposta a nord sul ghiaccio mentre si ritira. «Mentre l’Artico si scalda e sempre più ghiaccio marino si scioglie – dicono i ricercatori della UC Santa Cruz – gli orsi devono spostarsi a distanze molto maggiori di prima. Questo fa sì che spendano più energia durante l’estate, quando digiunano fino a quando il ghiaccio ritorna sulla piattaforma continentale in autunno».

In altre zone, come la Baia di Hudson, quando il ghiaccio marino si ritira la maggior parte degli orsi si sposta via  terra. In queste aree il riscaldamento artico porta il ghiaccio marino a frantumarsi all’inizio dell’estate e a riformarsi più tardi in autunno, costringendo gli orsi a trascorrere più tempo a terra.

Pagano spiega ancora: «In ogni caso, il problema è quanto grasso possono mettere su  prima che il ghiaccio inizi frantumarsi, e quindi quanta energia devono spendere».

Precedenti studi avevano cercato di stimare i tassi metabolici e il dispendio energetico degli orsi polari basandosi su alcune ipotesi sul loro comportamento e sulla loro fisiologia. Ad esempio, dal momento che gli orsi polari sono principalmente cacciatori, che “si siedono e aspettano”, si pensava che questo avrebbe minimizzato il loro dispendio energetico durante la caccia. «I ricercatori avevano anche ipotizzato che, se non fossero riusciti a catturare le foche, gli orsi polari potessero abbassare il loro tasso metabolico per risparmiare energia –  evidenzia Pagano – Abbiamo scoperto che in realtà gli orsi polari hanno esigenze energetiche molto più elevate del previsto, hanno bisogno di catturare molte foche».

In primavera, gli orsi polari prediligono soprattutto le foche dagli anelli (Pusa hispida) appena svezzate, più facili da catturare rispetto alle foche adulte. Ma dopo la breve primavera artica le giovani foche diventano più scaltre e gli orsi polari non sono in grado di catturarne altrettante in estate. Pagano sottolinea: «Pensiamo che gli orsi ne potrebbero catturare un paio al mese in autunno, rispetto alle  5 – 10 al mese in primavera e all’inizio dell’estate».

I ricercatori Usgs studiano gli orsi polari del Mare di Beaufort sin dagli anni ’80 e la loro stima più recente della popolazione indica che negli ultimi dieci anni gli orsi polari sono diminuiti di circa il 40%. «Tuttavia – conclude Pagano – per i ricercatori è stato difficile studiare la biologia di base e il comportamento degli orsi polari in questo ambiente molto remoto e duro. Ora abbiamo la tecnologia per capire come si stanno spostando sul ghiaccio, i loro modelli di attività e le loro esigenze energetiche, in modo da poter capire meglio le implicazioni di questi cambiamenti che stiamo vedendo nel ghiaccio marino».

Videogallery

  • Polar Bear - POV Cams (Spring 2016)