Pace e biodiversità in Colombia: la fine della guerra civile e un nuovo modello di sviluppo

Diminuire la vulnerabilità e incrementare la resilienza socioecologica di territori e comunità

[31 maggio 2016]

Colombia FARC

La tanto attesa (e altrettanto rimandata) firma di un accordo per porre fine al conflitto tra il governo della Colombia e la guerriglia delle Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia (Farc-Ep) cambierà  sostanzialmente il contesto e le condizioni in un grande territorio e permetterebbe finalmente di studiare la sua biodiversità . L’attuazione degli “acuerdos de paz” potrebbe rappresentare la possibilità di proteggere e conoscere un enorme patrimonio naturale che da decenni subisce la violenza di una guerra sporca, nata per motivi ideologici e che poi si è trasformata in un conflitto per il controllo della droga e delle risorse. Una guerra civile infinita che minaccia anche la biodiversità e che potrebbe anche aver innescato nuove dinamiche portando all’estinzione o rarefazione di diverse specie, alcune delle quali probabilmente non ancora conosciute alla scienza. Biologi e botanici aspettano con ansia che governo e Farc-Ep firmino la pace per poter studiare aree nelle quali non sono mai potuti andare e  sono convinti che, attraverso una migliore conoscenza, potranno  orientare il governo e la società ad utilizzare la biodiversità e le risorse naturali rinnovabili come mezzo per consolidare la pace.

La prima cosa da fare, anche dal punto di vista ambientale, è garantire la sicurezza delle popolazioni sfollate e indennizzare le vittime del conflitto che oppone i combattenti “marxisti-leninisti” all’esercito e agli squadroni della morte dell’estrema destra. Poi, come spiega il ricercatore e giornalista Carlos Tapia, sarà necessari costruire economie regionali resilienti, «in particolare nelle aree storicamente colpite dal conflitto armato che ha provocato conseguenze ancora sconosciute nell’ambiente e nelle dinamiche socioeconomiche locali e regionali».

Ma Tapia sottolinea che «Il legittimo desiderio dei protagonisti dei negoziati dell’Avana e della società di trovare meccanismi che mettano fine al conflitto armato e diano inizio a trasformazioni politiche, economiche e sociali che rendano possibile una “pace stabile e duratura”, sembra con un eccessivo ottimismo e una fiducia smentita dall’esistenza di soluzioni tecniche. Si suppone che gli specialisti abbiano a disposizione  risposte per la gestione e produzione, l’organizzazione istituzionale e l’ordinamento politico e che possano essere implementate con successo, basta che ci siano la volontà politica e risorse finanziarie adeguate».

Quel che è certo è che la scelta dell’utilizzo produttivo di territori nei quali l’unica attività da decenni sono gli scontri armati e la coltivazione di coca, così come la struttura istituzionale locale che assumeranno questi stessi territori, caratterizzati da comunità umane che spesso vivono al di fuori di qualsiasi regola e legge, determineranno il percorso della riconciliazione e della pace in Colombia. Un’altra cosa che è sicura è che le ricette precedenti alla guerra civile hanno già mostrato di essere fallimentari. La colombia dopo l’accordo di pace dovrà inventarsi un nuovo modo di stare insieme in uno dei Paesi che è già uno dei più violenti del mondo e che ha migliaia di profughi interni di lunga durata.

Tapia sottolinea: «Sembrerebbe che negli ultimi decenni abbiamo prestato molta attenzione a costruire risposte e forme di adattamento sociale precedenti la situazione del conflitto armato, però non abbiamo sviluppato l’immaginazione e la capacità di innovazione per affrontare un futuro in uno scenario che non sia segnato dal confronto violento tra oppositori e difensori del modello socioeconomico  e politico imperante. Per noi si apre il compito di ripensare i percorsi per garantire il benessere sociale e forme sostenibili di relazione con il nostro complesso ambiente naturale. Riscoprire e rivalorizzare quello che già sapevamo e quel che abbiamo appreso per proteggere il nostro patrimonio naturale e la vita in tutte le forme sembra fondamentale in questa nuova tappa».

Se gli sfiancanti negoziati tra guerriglie e governo colombiano a Cuba arriveranno a consolidare la pace, un ampio territorio finora sfuggito al “progresso” potrebbe essere l’occasione per costruire una nuove relazione tra comunità locali e indigene e l’enorme ricchezza di biodiversità. Tapia parla di «Riconnessione con quella che è la nostra vera identità geografica e culturale», ma aggiunge che questo «Implica un’enorme sfida per l’immaginazione e per la nostra capacità di costruire risposte politiche e tecniche adeguate. Il proposito è uno dei più difficili, se si considerano le condizioni del cambiamento climatico globale ogni giorno più evidenti e gli scenari di incertezza che derivano da questi cambiamenti, per i quali le approssimazioni convenzionaliu e la scienza accademica sembrano avere risposte valide ma limitate».

La costruzione della pace in Colombia dovrà quindi basarsi su una chiara volontà politica e su soluzioni tecniche e istituzionali che tengano conto di uno scenario di cambiamento accelerato, fatto dalle trasformazioni dell’economia globale, di perdita accelerata della biodiversità e del cambiamento climatico di origine antropica. Tutte cose delle quali molti dei guerriglieri asserragliati da decenni nella selva colombiana non hanno sentito probabilmente mai parlare.

Tapia conclude: «Nuove strategie di gestione della conoscenza che contemplino i progressi della scienza accademica e i contributi di altri sistemi di conoscenza (tradizionale, indigena o locale) sono necessari per promuovere comunità di pratica e apprendimento  capaci di orientare i cambiamenti, far fronte a situazioni inaspettate, diminuire la vulnerabilità e incrementare la resilienza socioecologica di nostri territori e comunità».