Padova inaugura “Il giardino della biodiversità”

[15 ottobre 2013]

110 metri di lunghezza, 18 di altezza, con una superficie di oltre un ettaro e mezzo che ospita 1.300 piante provenienti da tutto il mondo, è stato ufficialmente inaugurato ieri a Padova dal rettore Giuseppe Zaccaria e dal Ministro per lo Sviluppo, Flavio Zanonato, Il giardino della biodiversità, come naturale ma non omologa estensione dell’antico Orto Botanico dell’università.

Con la sua splendida pianta circolare, l’Orto Botanico di Padova vanta numerosi primati. È il più antico del mondo, dopo quello di Pisa, essendo nato nel 1545. Ma a differenza dell’orto pisano, quello di Padova non è mai stato spostato. E, con la sua splendida pianta circolare, che ospita 6.000 specie diverse di piante, è tra i più belli del pianeta. Come, peraltro, ha riconosciuto l’UNESCO. Ora, con Il giardino della biodiversità, quello di Padova diventa il più grande Orto Botanico universitario al mondo.

Il giardino è stato realizzato in appena tre anni e testimonia di una serie di sfide inusuali, accettate e vinte dall’università di Padova. La sfida della conoscenza e tutela della diversità biologica delle piante. La sfida estetica, che ha inserito una struttura moderna in un ambiente antico. La sfida economica: in un periodo di crisi è un caso più unico che raro trovare un’università italiana che investe milioni di euro in un’impresa che è insieme scientifica e culturale.

Il giardino della biodiversità vuole essere, infatti, luogo in cui si fa scienza e, dunque, si studiano le piante, e luogo dove si comunica la scienza, e si offre un panorama ricco e variegato della biodiversità vegetale e dei suoi problemi. Non è il caso di rimarcare l’importanza della biodiversità e i rischi di erosione che essa corre a livello globale. Le piante, d’altra parte, rappresentano una parte notevole della biodiversità del pianeta. E sono ancora poco conosciute: si calcola che ne abbiamo classificate non più del 10% di quelle esistenti. Molte sono destinate a scomparire senza che l’uomo (o, almeno, la scienza dell’uomo) le abbia mai conosciute. La biodiversità, infine, è un carattere strategico dell’agricoltura. Senza di essa il sistema che ci alimenta diventa fragile e rischia il collasso, come ha sperimentato l’Irlanda nel XIX secolo.

Tre, ci sembrano, i caratteri principali de Il giardino della biodiversità: quello culturale, ovvero il modo in cui sono state selezionate le piante e vengono esposte; quello ecologico, ovvero il suo ridotto impatto sull’ambiente esterno; quello tecnologico, ovvero l’uso di tecnologie avanzate in ogni ambito.

Dal punto di vista culturale, la sfida principale del nuovo giardino è, come ha detto il Prefetto dell’Orto Botanico, Giorgio Casadoro, quella di «raccontare il mondo dal punto di vista non dell’uomo, ma delle piante». In pratica il giardino offre tre percorsi espositivi: La Pianta e l’Ambiente; La Pianta e l’Uomo; La Pianta e lo Spazio.

Il primo percorso, La Pianta e l’Ambiente, attraversa cinque diversi ecosistemi: la foresta pluviale tropicale, la foresta tropicale subumida e la savana, il clima temperato mediterraneo; il clima arido; la tundra artica, la tundra alpina e l’Antartide. In ciascuna è possibile osservare sia piante comuni, come quelle del caffè o del cacao, sia piante rare o addirittura in via di estinzione. Tutte vivono in un ambiente ricostruito in maniera  omologa a quello naturale: caldo e umido per le piante della foresta pluviale tropicale, molto freddo per le piante della tundra o dell’Antartide.

Il secondo percorso, La Pianta e l’Uomo, ricostruisce questo rapporto asimmetrico. Come sottolineano gli esperti dell’Orto Botanico di Padova: l’uomo non potrebbe vivere senza le piante (e di recente se ne è avuta una riprova persino a livello epigenetico), mentre le piante possono vivere benissimo senza l’uomo. Anche se, bisogna dire, l’uomo interferisce in maniera significativa nel ciclo di vita delle piante, contribuendo appunto alla perdita di biodiversità.

Il terzo percorso, La Pianta e lo Spazio, propone il tema sia della crescita delle piante in ambienti estremi o, almeno, molto particolari (come quello di una stazione spaziale) sia della necessità di utilizzare la scienza e la tecnologia per combattere l’erosione della biodiversità e, più in generale, migliorare il rapporto tra l’uomo e la pianta.

Le tecnologie, nuove e vecchie, d’altra parte sono state utilizzate nella costruzione del giardino sia per creare e mantenere stabili i diversi microclimi, sia per ottenere energia dal sole (e, dunque, carbon free), sia per captare acqua piovana o per produrre, con la superficie del giardino pensile (1050 metri quadri), oltre 750.000 litri di ossigeno l’anno. Il nuovo giardino può inoltre contare su un laboratorio genetico, un laboratorio chimico e una banca del seme per la ricerca scientifica.

Le nuove tecnologie sono state, infine, utilizzate per il progetto di comunicazione. Chi visita Il giardino della biodiversità è aiutato dalle più moderne ICT per trasformare la semplice osservazione in un vero e proprio studio interattivo.

I responsabili dell’Orto Botanico di Padova contano molto sulle visite di studenti e curiosi. Con l’introito dei biglietti d’ingresso prevedono di coprire una parte rilevante delle spese di gestione. E, con altre attività, contano di raggiungere la parità tra costi e ricavi. Il giardino sarà sostenibile, questo è almeno l’auspicio. anche da un punto di vista economico.

Ma il valore dell’operazione è soprattutto culturale. Con questa operazione l’Università di Padova punta a rilanciare la ricerca botanica, ad attrarre studiosi da ogni parte del mondo e a rafforzare i rapporti scientifici nell’ambito di una rete di 800 orti botanici di tutto il mondo. Padova può ora proporsi come uno dei poli della ricerca botanica internazionale, in un settore – la biodiversità delle piante – che è strategico anche per le sue ricadute economiche (agricoltura, medicina). Ieri una delle più antiche università d’Italia ha lanciato un bel segnale di modernità al paese.