Palmira, lo Stato Islamico ha minato il sito archeologico Unesco

Ma in ballo ci sono le rotte petrolifere che i Kurdi hanno già interrotto al confine con la Turchia

[22 giugno 2015]

Palmira

Dopo la conquista di Palmira da parte delle milizie nere dello Stato Islamico/Daesh si temeva che i jihadisti volessero distruggere l’area archeologica della città siriana come hanno fatto in Iraq con l’antica città di Nimrud ed altri reperti antichi, ma gli islamisti dissero che le vestigia di Palmira, patrimonio dell’umanità, non “offendevano” l’Islam e che quindi non le avrebbero rase al suolo. Ma ieri il Syrian Observatory for human rights (Sohr) ha rivelato che lo Stato Ia Islamico avrebbe piazzato mine ed esplosivi nel sito archeologico di Palmira e si ignora se questa mossa sia destinata a distruggere tutto oppure a dissuadere l’esercito siriano e le milizia kurde YPG del Rojava, che a quanto pare si stanno dirigendo verso sud dopo la conquista della città strategica di Tal Abyad, a non attaccare Palmira per cercare di liberare la città.
Secondo il direttore del Sohr, Rami Abdelrahmane, il 20 giugno i miliziani del Daesh hanno messo mine ed esplosivi anche intorno al teatro romano di Palimira, «Non si sa ancora per quale ragione»,
La “perla del deserto” e Patrimonio dell’umanità dell’Unesco è stata conquistata dallo Stato Islamico un mese fa, dopo che l’esercito siriano e le milizie tribali e sciite che lo appoggiano si erano ritirate verso la periferia dopo aver evacuato gli abitanti e portato via i beni archeologici più preziosi.
A Palmira non si gioca certo solo la partita della difesa della antiche rovine – che non sembrano interessare molto nemmeno a chi combatte contro gli islamisti – quello che è in ballo è il controllo delle rotte del petrolio venduto illegalmente dallo Stato Islamico e che i kurdi hanno già interrotto con la conquista di Tal Abyad che blinda il confine tra la Turchia e la Siria e restituisce al Rojava autonomo una continuità territoriale che sta facendo preoccupare non poco la Turchia, dalla quale tutti sanno che passava il petrolio dello Stato Islamico che in cambio riceveva armi e il via libera per i volontari islamisti che dall’Europa e dall’Africa vanno ad arruolarsi nel Daesh.
Aebdelrahman ha avvertito che la situazione a Palmira potrebbe precipitare da un momento all’altro: «Le forze del regime sono all’esterno della città, ad ovest, ed hanno fatto venire dei rinforzi in questi ultimi giorni, il che suggerisce che può darsi si preparino ad un’operazione per riprendere Palmira».
Con i Kurdi e parte dell’opposizione “laica” siriana che ad est stanno preparandosi ad attaccare la capitale del Daesh Rakka, le milizie dello Stato Islamico a Palmira potrebbe trovarsi circondate oppure essere costrette ad abbandonarla per andare a difendere la loro città simbolo dall’attacco dei Kurdi del Rojava ed allora, come hanno dimostrato altre volte, potrebbero davvero far saltare tutto per dare una “lezione” ai loro nemici.