Panama è il primo Paese ad avere una mappatura ad alta risoluzione del carbonio sull’intero territorio

[24 luglio 2013]

Un team di ricercatori statunitensi, panamensi e canadesi ha pubblicato su Carbon Balance and Management lo studio “High-fidelity national carbon mapping for resource management and REDD+”  nel quale spiegano che «la mappatura di carbonio ad alta fedeltà ha il potenziale per far progredire notevolmente la gestione nazionale delle risorse e per favorire l’azione internazionale verso la mitigazione dei cambiamenti climatici. Tuttavia, gli inventari del carbonio basati solo sui plot sul campo non possono  catturare l’eterogeneità degli stock di carbonio e quindi sensing-assisted approaches a distanza sono di fondamentale importanza per la mappatura di carbonio a livello regionale e su scala globale».

Per questo il team di ricerca ha portato avanti un progetto ad alta risoluzione, con un approccio su scala nazionale  di mappatura del carbonio applicata alla Repubblica di Panama, uno dei primi Paesi partner del programma United Nations Reducing emissions from deforestation and forest egradation (Un Redd+).

I risultati sembrano buoni: «La mappa nazionale del carbonio ha rivelato forti controlli abiotici e umani oltre gli stock di carbonio panamensi e il nuovo livello di dettaglio con le incertezze stimate per ogni singolo ettaro nel Paese mette Panama in prima linea nella gestione ad alta risoluzione degli ecosistemi. Con questo approccio replicabile, il processo decisionale sulla risorsa carbonio può essere realizzato su una esplicita base di dati geospaziali esplicita, migliorando il benessere umano e la protezione dell’ambiente».

Utilizzando immagini satellitari e ad altissima risoluzione del Light Detection and Ranging (LiDar), provenienti da sensori basati sugli aerei, il team guidato da Gregory  Asner, del Department of global ecology della Carnegie institution for science, ha prodotto una mappa dettagliata del carbonio delle foreste di Panama  che  mostra le variazioni nella densità di carbonio forestale, derivanti da altitudine, pendenza, clima, tipo di vegetazione e la copertura della foresta pluviale.

«Nel complesso – spiegano i ricercatori –  la più alta densità di carbonio,  spesso superiore a 110 tonnellate di carbonio per ettaro, è stata trovata nelle foreste pluviali sul versante caraibico del Panama». Il team di  Asner ha utilizzato un’enorme quantità di dati accolti dagli scienziati della Smithsonian tropical research institute (Stri), che ha la sua sede proprio a Panama,  per calibrare il suo sistema basato sul LiDar, che mappa la struttura delle foreste con una risoluzione di solo un metro.

Il team di ricercatori  ha poi sorvolato tutte le aree di Panama e messo insieme i dati risultanti ottenuti con le immagini prese dai satelliti Landsat della Nasa. Il risultato è una mappa del carbonio che copre ogni ettaro di Panama e che è molto più accurata delle valutazioni ottenute con i soli dati satellitari. In una nota inviata alla stampa scientifica Asner sottolinea che «tre cose rendono unico questo studio su scala nazionale. Primo, Panama è un posto eccezionale per testare l’approccio alla mappatura di carbonio, questo è dovuto in agli studi forestali a lungo termine che sono stati intrapresi dai nostri partner dello Stri. Secondo, abbiamo applicato le più recenti tecniche che utilizzano strumenti ad alte prestazioni, con una conseguente palesemente elevata precisione ed una fine risoluzione spaziale. Terzo, la partnership ha permesso di stimare i nostri errori in un modo nuovo e lo abbiamo fatto per ogni punto sul suolo panamense».

I risultati saranno utili per capire come attuare a Panama il programma Redd+ dell’Onu e contribuiranno a ridurre l’incertezza sulla consistenza degli stock di carbonio ed stabilire una chiara linea di base per misurare i progressi compiuti nel frenare la perdita delle foreste. In un comunicato Eldredge Bermingham, direttore dello Stri e coautore della ricerca, spiega che «il nuovo approccio di mappatura di carbonio potrebbe essere il modello per altre nazioni tropicali».

Un approccio che è anche potenzialmente redditizio, soprattutto quando si può sfruttare i dati di campo esistenti, per esempio secondo lo studio. «I field plots sono estremamente costosi da realizzare  e mantenere, e costano la Carnegie Institution (una non-profit) da 2.000 a 5.000 dollari per ettaro in per configurare la trama di base e la misurazione. I nostri costi per la raccolta e l’analisi dei dati sarebbero meno di 600.000 dollari, o circa un dollaro per ettaro, il che copre circa 600.000 ettari per  l’inventario nazionale, più la calibrazione e la validazione. Con l’airbone LiDar c’è anche un effetto economia di scala , per cui i progetti più grandi diventano molto meno costoso su una base per area. Nell’esempio dell’Amazonia colombiana, che copre una regione di più di due volte la dimensione di Panama, il costo per l’acquisizione airborne LiDar e l’analisi era di circa 0,15 dollari per ettaro».

Il team di Asner sta ora utilizzato l’Airborne Observatory Carnegie, l’aereo che monta i sensori,  per mappare le foreste e la biodiversità a Panama, Perù, Colombia, Madagascar, Sudafrica e Stati Uniti. Altri sensori montati a bordo  consentono ai ricercatori di rilevare le firme chimiche dei singoli alberi, permettendo loro di mappare le foreste in 3D, albero per albero. La tecnologia ha ampie applicazioni per capire meglio il funzionamento e l’ecologia delle foreste.

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