Paralimpiadi: gli organizzatori accusano i popoli indigeni di infanticidio e brutalità

Survival: “legge Muwaji” razzista, voluta dagli evangelici per sottrarre i bambini indios alle famiglie

[13 settembre 2016]

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Con un comunicato stampa ufficiale, gli organizzatori dei Giochi Paralimpici di Rio 2016 hanno accusato i popoli indigeni brasiliani di infanticidio, abusi sessuali, stupri, torture e altre «pericolose pratiche tradizionali», suscitando sdegno tra i difensori dei diritti umani.

Il Comitato paralimpico racconta la storia di una dei tedofori che hanno portato la torcia olimpia lungo il tratto finale:  Iganani Suruwaha, una donna della tribù Suruwahá affetta da paralisi cerebrale, nata nella foresta amazzonica, la madre della quale, Muwaji Suruwahá, «è dovuta fuggire dal villaggio per evitare l’infanticidio indigeno. La bambina, perché non era in grado di camminare, era stata condannata a morte per avvelenamento dalla propria comunità. La pratica culturale non è considerata reato dalle autorità brasiliane. Oggi, Iganani ha 13 anni, e nell’agosto  2015 la Camera dei deputati ha approvato la “Legge Muwaji”, che mira a combattere le pratiche tradizionali nocive nelle comunità indigene, come l’infanticidio o l’omicidio, l’abuso sessuale, lo stupro individuale o collettivo, la schiavitù, la tortura, l’abbandono di persone in difficoltà e la violenza domestica, e cerca di garantire la protezione dei diritti fondamentali per le popolazioni indigene».

Una ricostruzione che ha fatto infuriare Survival International che definisce la “Legge Muwaji” «Una proposta legislativa promossa in Brasile dai missionari evangelici come espediente per lo smembramento delle famiglie indigene» e ricorda che la .madre Suruwahá lasciò la sua comunità proprio per entrare in una missione evangelica:

Survival non è per niente d’accordo con il Comitato organizzatore deli giochi paralimpici di Rio de Janeiro e spiega che «La legge Muwaji consente alle autorità di sottrarre i bambini indigeni alle loro famiglie e richiede a tutti i membri di una comunità di segnalare ogni donna incinta che si trovi in una “situazione a rischio”. La legge si applica a tutti, compresi i padri in attesa e agli altri membri della famiglia. Chiunque ometta di denunciare tale gravidanza, sia essa reale o semplicemente sospetta, commette un crimine per il quale rischia di essere perseguito. In questo processo, la madre e il padre sembrano avere ben pochi diritti. La proposta di legge non permette loro di contestare in tribunale l’allontanamento iniziale del loro bambino o la decisione di darlo in adozione. Non dà loro diritto di sapere dove verrà portato, di avere alcuna informazione a riguardo o di mantenere una relazione con lui».

Durante una conferenza sul tema organizzata dall’Unicef nel 2009,un indio  brasiliano denuncio: «Il progetto di legge è razzista perché non considera né fa alcuna menzione del fatto che i non-Indiani uccidono i loro figli molto più spesso. Se i Bianchi commettono questo crimine più frequentemente degli Indiani, perché viene proposta una legge contro gli indigeni? I Bianchi ci uccidono e non vengono arrestati. Ci troviamo di fronte a una legge razzista: i nostri assassini non sono incriminati da alcuna legge specifica, mentre noi lo siamo».

Per Survival international, «Racconti esagerati sull’infanticidio e altre pratiche sono stati utilizzati per lungo tempo allo scopo di minare i diritti dei popoli indigeni, anche se questi fenomeni si verificano almeno con la stessa frequenza con cui si verificano nelle società industrializzate».

Stephen Corry, direttore generale di Survival International conclude con un pesante contrattacco: «Gli organizzatori di Rio 2016 sono riusciti a far passare gli indigeni come dei mostri disumani e crudeli, nello spirito del disprezzo colonialista del XIX secolo verso i “cattivi selvaggi”. In realtà, i popoli indigeni sono descritti in questo modo semplicemente perché i loro stili di vita comunitari sono differenti. Ovviamente, alcuni indigeni sono a volte colpevoli di azioni brutali, ma non più di quanto non lo siano i non-indigeni. La legge Muwaji rappresenta un tentativo attentamente congeniato dai missionari fondamentalisti per diffamare gli indigeni descrivendoli come assassini di bambini, rendendo così più facile sottrarre loro i figli».