Parchi, Galletti chiede nuove azioni su clima, cinghiali, api e convivenza col lupo

Fondi del ministero per biodiversità. Aree marine: avanti su progetto contabilità ambientale

[20 novembre 2017]

Il ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti ha indicato le priorità a cui destinare le risorse finanziarie assegnate per gli interventi di tutela della biodiversità con una direttiva rivolta ai Parchi nazionali e alle aree marine protette,  Il documento, redatto dalla Direzione protezione natura e mare del mimistero dell’ambiente, guidata da Maria Carmela Giarratano, ricorda gli impegni assunti dall’Italia nell’ambito della Strategia Europea per la Biodiversità 2020, la relativa Strategia nazionale e le raccomandazioni contenute nel “Primo Rapporto sullo Stato del Capitale Naturale in Italia”, nel quale si evidenzia l’importanza di «rafforzare il sistema delle aree protette a terra e a mare, valorizzandone il ruolo di tutela della biodiversità e dei servizi eco sistemici, migliorandone le connessioni attraverso i sistemi di reti ecologiche e di infrastrutture verdi, favorendone le politiche di sistema, in particolare nelle eco regioni, nella rete europea Natura 2000 e nella rete dei Parchi nazionali e regionali».

Una nota del ministero spiega che «Per gli Enti Parco, il ministro conferma il quadro consolidato di azioni trasversali e di sistema previste nelle precedenti direttive: tra queste il monitoraggio della biodiversità con standard di valutazione della qualità naturalistica e dei servizi ecosistemici, l’ambiente alpino, l’impatto degli ungulati sulla biodiversità, la gestione del cinghiale e la convivenza con il lupo, gli uccelli quali indicatori di biodiversità, il monitoraggio e la conservazione dell’avifauna migratrice e della mesofauna, lo studio degli ambienti umidi, la conservazione della lepre italica e della lontra, i molti progetti attivi quali ad esempio le Faggete Unesco,  Wolfnet 2.0 per la tutela del lupo in Appennino e l’International Waterbird Census».

Galletti chiede però ai Parchi «ulteriori azioni di sistema e trasversali, quali l’analisi del legame tra biodiversità, resilienza e cambiamenti climatici,  la mappatura della protezione costiera e della resilienza nei litorali sabbiosi delle aree protette, lo studio delle api come bioindicatore della qualità ambientale, la conservazione del capriolo italico e degli habitat prioritari come quelli per l’orchidea selvatica,  l’analisi della presenza di insetti di valore conservazionistico e delle loro interazioni con specie di fitopatogeni».

Per quanto riguarda  le 27 aree marine, che si estendon o su circa 228 mila ettari di mare e 700 chilometri di coste, la direttiva punta al «completamento delle fasi del progetto “Contabilità ambientale nelle aree marine protette italiane”,  che ha consentito, attraverso la raccolta dei dati sulle attività svolte e sulle risorse destinate alla ricerca e al monitoraggio della biodiversità, la realizzazione di un modello sperimentale di rendiconto naturalistico».

Il ministero comunica che «Sia per i Parchi che per le aree marine protette, è previsto che entro aprile 2018 si debba estendere un primo report delle attività in corso, mentre la relazione finale delle attività svolte è prevista per novembre del prossimo anno».