Parchi nazionali senza guida, ambientalisti preoccupati: ora tocca al Pnalm

Sammuri: «Ad oggi dodici parchi nazionali su ventiquattro sono privi di presidente e uno è in scadenza a giorni». L’appello al ministro Costa da 11 associazioni

[11 Marzo 2019]

In materia di Parchi l’esperienza maturata in questi ultimi anni non lascia ampio spazio all’ottimismo, e «solo chi non conosce la realtà potrebbe pensare a un allarme esagerato». Così non è per ambientalisti, Federparchi e un nutrito numero di associazioni (Cai, Enpa, Federparchi, Italia nostra, Legambiente, Lipu, Marevivo, Mountain wilderness Italia, Pronatura, Touring club, Wwf), che in vista dell’ormai prossima scadenza per il mandato del presidente del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (il 18 marzo) si rivolgono al ministro Costa chiedendogli di «intervenire con urgenza» per garantire all’Ente «gli organi dirigenti e di Presidenza – di alto livello – necessari al suo migliore funzionamento», oltre che risolvere le altre nomine in sospeso da troppo tempo.

«Come tutti sanno (o non dovrebbero dimenticare), il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise nell’arco della sua storia quasi centenaria ha sempre rappresentato l’esempio concreto e simbolico di una lungimirante gestione del patrimonio paesaggistico, naturale, culturale del nostro paese. Fino ad acquistare – argomentano le associazioni – il valore di modello di riferimento per tutti i successivi parchi nazionali presenti sul territorio italiano». Il problema è che oggi la «scelta di un nuovo presidente potrebbe portare a una defatigante catena di compromessi, rinvii, patteggiamenti, stalli. Insomma un’ennesima e particolarmente infausta criticità che si aggiungerebbe alle altre numerose criticità dalle quali deriva la paralisi gestionale della maggior parte dei parchi nazionali italiani».

Come ricordano amaramente i firmatari, infatti, da anni – e non da mesi – sono commissariati i parchi dell’Appennino Lucano e della Sila; sono privi inoltre di presidente i parchi nazionali delle Dolomiti Bellunesi, delle Cinque Terre, delle Foreste Casentinesi, dei Monti Sibillini, della Maiella, del Gargano, dell’Alta Murgia, del Circeo, dell’Aspromonte e dell’Asinara. Le associazioni sottolineano poi che alcune di queste realtà oggi sono anche prive di direttori legittimamente nominati e si affidano a dipendenti che ne svolgono le funzioni: Dolomiti Bellunesi, Foreste Casentinesi, Maiella, Abruzzo-Lazio-Molise, Gargano, Appennino Lucano, Sila, La Maddalena e Pantelleria.

Una «drammatica situazione», che rende le associazioni (e non solo) profondamente preoccupate per la natura protetta italiana, che merita quantomeno di non essere aggravata, se non finalmente risolta.

«I Parchi  le aree protette – commenta il presidente di Federparchi, Giampiero Sammuri– sono in prima linea nella difesa della biodiverstà, nel fronteggiare i mutamenti climatici e nel cercare modelli di sviluppo sostenibili con l’ambiente. Per tale motivo è necessario che la loro azione sia efficace ed efficiente. Ad oggi dodici parchi nazionali su ventiquattro sono privi di presidente ed uno è in scadenza a giorni. Sappiamo che alcuni parchi sono in questa situazione da anni ed hanno visto succedersi anche 4 ministri, ma nondimeno all’insediamento del ministro Costa erano 8, tra pochi giorni saranno 13 e non ne è stato nominato nemmeno uno.   Per questo motivo Federparchi, insieme a molte associazioni ambientalista,  si è rivolta al ministro Costa sollecitando un intervento urgente per dare una governance  completa  a quei parchi che da troppo tempo ne sono privi e che rischiano, nonostante  l’impegno profuso, di vanificare i loro sforzi per la  difesa e la valorizzazione degli habitat naturali».