Parchi, nuova legge o nuova politica?

«Dal 2011 manca la politica di un ministero che, dopo la breve parentesi di Orlando, siede in tribuna e assiste»

[3 novembre 2017]

Giunti a questo punto in cui ci si continua a chiedere – sembra il gioco delle scommesse – se la nuova legge sui parchi ce la farà a giungere al voto finale, visto il fitto calendario del parlamento, è forse il momento di cambiar musica.

Ha ragione infatti  Carlo Alberto Graziani del Gruppo di San Rossore che sul Manifesto ha scritto che proprio guardando alle zone terremotate dove operano due grandi parchi nazionali si tocca con mano che la stancante chiacchiera sulla legge, con i problemi da affrontare e risolvere su quei territori ha ben poco – anzi niente a che fare. Una vicenda iniziata male nel 2011 e che forse appunto passerebbe ancora una volta   alla prossima legislatura.

Il punto infatti irrisolto – e così irrisolvibile –  è che  dal 2011 manca la politica di un ministero che, dopo la breve parentesi di Orlando, siede in tribuna e assiste senza fare un tubo con  Federparchi che gli tiene bordone.

Franceschini con Mattarella e Gentiloni discute di paesaggio. Galletti della proposta di convocare la Terza Conferenza nazionale dei parchi invece se ne frega.

Eppure dovrebbe essere evidente che ai problemi, e non solo delle zone terremotate e di quei parchi non è certo dalle manfrine sulla legge  che può venire un aiuto. Prima o poi lo si capirà?

 

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