Parchi, quando il confronto avvilisce

[24 aprile 2014]

Ho ricevuto Parcs, la rivista della Federazione dei parchi naturali regionali francesi, e come accade quasi sempre si resta con l’amaro in bocca nel confronto con una situazione per tanti versi a noi vicina e comune.

In questo momento il confronto se possibile è ancor più sconfortante. Le nostre aree protette dalla Alpi Marittime al Gran Paradiso al Santuario dei cetacei hanno da anni importanti rapporti di collaborazione con quelle francesi in territori di grande pregio.

Già il fatto che noi da anni ormai non disponiamo più neppure di una rivista dei parchi – fa eccezione  Piemonte Parchi, da poco on-line – e non più cartaceo-accresce questo senso di isolamento tanto più avvertibile a mare specie in un momento come questo, che vede la Comunità europea seriamente impegnata su questo fronte per anni di fatto ignorato dal nostro ministero.

Basta sfogliare questo numero di Parcs dall’editoriale del Presidente della Federazione che ricorda gli impegni e i risultati di una costante collaborazione con il ministro dell’ambiente che trova in una serie di territori chiave dalle montagne al mare significative esperienze nel coinvolgimento delle comunità locali dal turismo alla pesca, dalla educazione ambientale alla ricerca che hanno coinvolto anche ministri e ministeri vari. La rivista presenta inoltre una serie di pubblicazioni e di studi che rendono il confronto ancor più avvilente.

D’altronde proprio in questi giorni le nostre cronache segnalano soprattutto la lettera allarmata del presidente di Federparchi Giampiero Sammuri al nuovo ministro dell’Ambiente, in cui denuncia l’incombente rischio della totale paralisi dei nostri parchi nazionali privi di direttivo a partire proprio dall’Arcipelago Toscano, di cui è presidente lo stesso Sammuri.

Situazione sconcertante, tanto più che è recente la denuncia sferzante del presidente della Corte costituzionale, che ha ricordato che solo 8 dei 24 parchi nazionali dispongono oggi di un piano e nessuno del  regolamento senza il quale i piani restano lettera morta. Insomma, senza piani e anche senza direttivi. Roba da matti. E non finisce qui.

In Toscana stiamo lavorando con la Regione, il parco di San Rossore e altre istituzioni per istituire un Osservatorio sul mare che possa finalmente contribuire a superare i nostri ritardi storici sulle aree protette marine a cui dedicheremo il 20 giugno a Marina di Pisa un incontro nazionale. Ebbene da tempo le nostre aree protette marine non possono partecipare se non autorizzate dal ministero (!) a nessun incontro. A scorrere le pagine della rivista francese si trova  imbarazzo a vedere come sono fitti e ‘liberi’ i rapporti tra aree protette che qui hanno bisogno del visto che non serve più neppure alle frontiere.

Federparchi  ha dunque ragioni da vendere per denunciare questo incredibile stato di cose ma dovrebbe chiedersi anche perché anziché perdersi nelle manfrine di una nuova legge non si è impegnata come i francesi a mettere a punto idee e proposte di cui finora non abbiamo notizia. Dalla lettera si apprende peraltro che il presidente di Federparchi non è ancora stato ricevuto dal ministro. Non ricordo precedenti del genere; evidentemente non basta, per farsi valere, occuparsi di qualche emendamento a una legge fasulla.

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