Parco Nazionale dell’Appennino Lucano: sentieristica o colata di cemento in area protetta?

Legambiente: «Intervento in uno scrigno di biodiversità. L’Ente Parco faccia subito chiarezza»

[29 giugno 2016]

Parco appennino Lucano strada

Il presidente di Legambiente Basilicata, Alessandro Ferri, e il responsabile nazionale aree protette e biodiversità del Cigno Verde, Antonio Nicoletti, non sembrano nutrire molti dubbi sui lavori di realizzazione e gestione del progetto sentieristica del Parco dell’Appennino Lucano  nel comune di San Martino d’Agri: «Dalle immagini che circolano sui social network e da verifiche fatte direttamente sul posto dai volontari dell’associazione e documentate da scatti fotografici, è evidente che quanto si sta realizzando alla Murgia di Sant’Oronzo sia un intervento invasivo e poco conforme alla prassi in materia di interventi di sentieristica in aree protette. Chiediamo all’Ente Parco nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, appaltatore dei lavori, come indicato sull’apposito cartello informativo del cantiere, chiarezza in merito a un progetto che a nostro avviso poco si coniuga alle azioni di tutela e valorizzazione, anche turistica, del territorio».

Inoltre, l’area è sottoposta a stringenti misure di protezione rientrando nella Zona 1 del Parco, ad elevato interesse naturalistico e paesaggistico con inesistente o limitato grado di antropizzazione, e ricadendo nella Important Bird Area Val d’Agri e nella Zona Speciale di Conservazione Murgia San Lorenzo.

Ferri e Nicoletti ricordano che «Solo qualche giorno fa presentando lo studio Biodiversità in Basilicata abbiamo messo in evidenza l’elevato valore conservazionistico della Murgia di Sant’Oronzo che ospita nelle sue inaccessibili rocce la nidificazione del Capovaccaio  (Neophron percnopterus), quasi del tutto estinto in Italia, e altre specie avifaunistiche di elevato valore (grifone, cicogna nera) e ambienti forestali di grande pregio tra cui l’habitat Foreste di Quercus ilex (Leccio)».

I due esponenti di Legambiente concludono: «Le  misure di protezione e tutela  servono a poco se non accompagnate da  azioni concrete di gestione, che devono essere animate da una sensibilità e un’attenzione certosina nel mettere in campo progetti che sappiano coniugare sviluppo territoriale, bellezza dei luoghi e tutela della biodiversità. Sensibilità che è evidentemente mancata ancora una volta all’Ente Parco, con l’autorizzazione e il finanziamento di un’opera interamente in cemento che ha deturpato la bellezza della murgia simbolo del Parco stesso. Chiediamo a questo punto con urgenza informazioni precise e dettagliate circa la redazione della valutazione d’incidenza dell’opera, e le eventuali misure previste la mitigazione e la compensazione dell’impatto ambientale, ma soprattutto ci appelliamo all’Ente parco affinché fermi questo sfregio alla natura e alla biodiversità».