Il Parco dei Virunga in pericolo per agricoltura abusiva e carbone

[21 luglio 2014]

Nella Repubblica democratica del Congo il Wwf ha lanciato l’allarme per lo sfruttamento petrolifero nel più vecchio Parco nazionale dell’Africa, quello dei Virunga, istituito nel 1925, ma secondo l’Institut congolais pour la conservation de la nature- Parc national des Virunga (Iccn-Pnvi), che gestisce l’area protetta, è ormai l’agricoltura clandestina il pericolo più grave ed ha lanciato un appello agli agricoltori perché la smettano di aprire campi abusivi dentro un Parco nazionale che ospita più di 3.000 specie, compresi i gorilla di montagna.

Il problema e che oltre 4 milioni di persone vivono a meno di una giornata di cammino dai confini del Virunga e stanno esercitando una pressione sempre più forte per accedere alle terre arabili di questa gigantesca area protetta di 800.000 ettari.

Nonostante da anni Ong internazionali e governo, tra un’invasione di bande armate e una guerra, stiano negoziando con le comunità locali e finanziando attività per lo sviluppo sostenibile, nel Parco continuano ad essere aperti campi coltivabili e soprattutto aree per pascolare il bestiame. Per la direzione del Parco, spesso minacciata dalle incursioni di bande armate, la cosa sta diventando un vero e proprio rompicapo e per i ranger del Parco è impossibile controllare i confini del Virunga dove si nascondono ancora una dozzina di bande armate che trafficano in risorse minerarie e fauna selvatica.

L’altra minaccia per il Virunga viene dall’abbattimento degli alberi per farne legna da ardere e carbone vegetale. Solo a Goma circa un milione di persone utilizza legname e carbonella per cucinare e scaldarsi e per farlo violano quello che dovrebbe essere un intoccabile scrigno della natura dichiarato patrimonio dell’umanità.

Su Le Potentiel Olivier Kaforo scrive che in un comunicato la direzione dell’Iccn-Pnvi denuncia «La prosecuzione dell’invasione di una parte di agricoltori che occupano il Parco, in violazione delle risoluzioni prese durante una mediazione condotta dagli amministratori locali nel 2013. Sfortunatamente, alcuni agricoltori hanno aperto nuovi campi(…) e distruggono sistematicamente la foresta per produrre carbone di legna. Alcuni hanno già installato dei bivacchi permanenti ed introdotto del bestiame nella parte nord del Parco». L’Iccn dice di avere «L’obbligo legale di mantenere l’integrità del Parco» e che per questo «Nessun nuovo campo sarà tollerato e tutto il bestiame deve uscire dai confini della riserva naturale. La direzione del Parco ha i poteri della polizia su tutto il territorio del Parco».

Ma la pressione demografica sta diventando un grosso problema, gonfiato dai profughi interni e dei Paesi vicini, e diversi amministratori di città e villaggi della regione di  Beni, nel nord della provincia del Nord-Kivu, contestano i confini del Parco dei Virunga e pretendono che le loro comunità possano installarsi sulle terre che rivendicano all’interno dell’area protetta.

Un conflitto che potrebbe essere un pessimo esempio per altri grandi parchi africani già assediati dalle attività antropiche ed attaccati dai bracconieri, ma che è ancora più pericoloso nel Virunga, dove la struttura amministrativa e repressiva resta in piedi solo grazie ai contributi di Ong internazionali e dell’Unione europea.