Parco del Conero: l’occasione dell’area marina protetta

Legambiente: un modello di sviluppo sostenibile ed integrato tra terra e mare

[30 settembre 2016]

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La vita democratica si nutre di regole, il volontariato è sostenuto dall’entusiasmo. E questo vale anche per il parco del Conero. Le regole, quelle che suscitano levate di scudi da parte di chi vorrebbe maggiore autonomia, sono sempre condivise in un lungo percorso in cui Enti, privati ed associazioni possono valutare le proposte, presentare osservazioni, insomma fare sentire la propria opinione. Forse per questo il piano del parco, il documento strategico più importante voluto dalla legge quadro nazionale sulle aree protette, nella versione ora in vigore ha impiegato ben sei anni di discussioni prima di diventare legge della Regione Marche. E nessuno, sindaco o tecnici comunali in primis possono negarne la paternità o prospettarne la presunta irregolarità perché certamente in questo lungo iter “istituzionale” il rapporto con le amministrazioni comunali è quello che ha avuto un’attenzione maggiore. Che ci si risvegli oggi prospettando incubi francamente lascia abbastanza perplessi. Insomma la politica sembra dimenticare che ogni giorno Comuni e parco si confrontano per ciascuna pratica edilizia e sarebbe ora che le regole del piano fossero recepite nei singoli PRG attraverso un adeguamento che sicuramente avrebbe benefici a favore dei cittadini, attraverso maggiore chiarezza e quindi tempi ridotti di autorizzazione.

Un altro aspetto riguarda le competenze del parco che non nascono da improvvisi sussulti di protagonismo ma sono semplicemente attribuite da normative regionali e nazionali oltre alle direttive europee; insomma il parco gestisce il territorio perché ha responsabilità specifiche e diverse da quelle dei singoli Comuni.

Evidente quanto sia importante il confronto, meglio la collaborazione tra soggetti comunque coinvolti nell’amministrare su livelli diversi lo stesso territorio. I Comuni non sono espropriati ma chiamati ad avere un ruolo da protagonista nella vita del parco attraverso la rappresentanza indiretta con propri rappresentanti nominati nel Direttivo (due rappresentanti su cinque) mentre i sindaci sono tutti membri della comunità del parco, di cui al momento Ancona ha anche la presidenza. Non deriva da obblighi ma esprime l’attenzione sulla partecipazione più ampia possibile è poi la consulta del parco del Conero, organismo davvero aperto a tutti nel senso più ampio.

Insomma le sedi dove dare un proprio contributo sono diverse e già previste dall’assetto normativo dell’Ente parco. È in queste sedi che per Legambiente vanno portati contributi, anche critiche, purché non siano soltanto pretesti per negare il valore del parco. L’Italia oggi è un Paese che attraverso una propria rete di aree protette coinvolge 2.088 Comuni in cui oltre alla protezione della natura si assicurano vantaggi al turismo, all’agricoltura, alla qualità della vita delle comunità. In questo contesto la strada migliore è un lavoro sinergico che, pur nel rispetto delle diverse autonomie, sappia affrontare problematiche anche complesse con la necessaria capacità invece di esercitare la facile scorciatoia delle polemiche. E questo è un impegno che riguarda tutti, Comuni inclusi. Ed è in questa prospettiva che lanciamo al territorio del Conero una nuova sfida, quella di costruire insieme un modello di gestione innovativo, in grado di tenere insieme terra e mare, con una discussione matura, proficua e che guardi alle reali esigenze dell’ambiente e del territorio, dei cittadini e degli operatori locali. L’Area Marina Protetta indubbiamente rappresenta la prima grande occasione di confronto che non possiamo più rimandare e che non possiamo farci sfuggire.

Insomma, il parco del Conero è una realtà preziosa e ben vengano riflessioni su come rafforzarne l’efficacia, senza dimenticare i risultati positivi che pure già ci sono. Legambiente farà la sua parte perché il Conero ci sta a cuore. Naturalmente!

Legambiente Marche