Parco dell’Appennino lucano e Comuni: no ai permessi di ricerca Shell a La Cerasa-Cavallo-Pignola

«Ulteriori attività petrolifere sarebbero del tutto insostenibili»

[24 gennaio 2017]

Dopo aver ricevuto da Shell Italia la richiesta di valutazione di impatto ambientale relativa ai permessi di ricerca petrolifera “La Cerasa”, “Cavallo” e “Pignola”, il presidente del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano, Val d’Agri, Lagonegrese, Domenico Totaro, ha detto che «Il Parco Dell’Appennino Lucano è contrario a ogni azione volta ad addivenire ad ulteriori permessi di ricerca petrolifera che riguardino l’area protetta e i territori contigui ad essa».

I sindaci di Potenza, Pignola, Abriola, Anzi, Brindisi di Montagna e Tito e i presidente della Provincia di Potenza si schierano col Parco e hanno definito la richiesta della Shell di avvio della procedura di valutazione ambientale «Assolutamente irricevibile sia sotto il profilo strettamente procedurale sia sul piano sostanziale. Risultano tuttora valide le osservazioni che hanno comportato l’archiviazione, da parte del ministero dell’ambiente, della precedente istanza». Inoltre, «La richiesta di Shell è tardiva, irrituale, parziale, generica e infondata e non rispondente alla normativa»

Gli amministratori locali e il Parco hanno chiesto che la Regione Basilicata sostenga la loro iniziativa.

Totaro sottolinea che «Le richieste avanzate dalla società petrolifera, ad oggi ancora non pervenute al Parco riguardano molti comuni dell’area Parco. Sono perfettamente d’accordo e solidale con le iniziative intraprese in questi giorni dai sindaci dei comuni interessati. Ritengo che il Parco abbia già dato abbastanza alla causa energetica, dal momento che ha al proprio interno 5 piattaforme petrolifere preesistenti alla sua istituzione, circostanza che costituisce un vulnus alla sua funzione di area protetta. Attivare ulteriori ricerche sarebbe una negazione di fatto della sua esistenza, delle ragioni della sua istituzione e del senso stesso della sua sopravvivenza, perché verrebbe meno l’identità di area protetta a vocazione naturale di questa parte di Basilicata».

L’Ente Parco ricorda che «Lo stesso decreto istitutivo del Parco sancisce con chiarezza il divieto di ‘attività di estrazione e di ricerca di idrocarburi liquidi e relative infrastrutture tecnologiche. (Art.3 Comma n – Divieti Generali)».

Totaro conclude: «Già oggi è difficile trovare un equilibrio tra quanto autorizzato e la salvaguardia dell’ambiente, che è la missione del Parco. Ulteriori attività petrolifere sarebbero del tutto insostenibili».