Parco Nazionale dell’Appennino Lucano, Legambiente durissima: «Non vogliamo perdere tempo con le vostre falsità e illegalità»

«Intervenga il ministro Costa e azzeri i vertici del Parco e la Regione Basilicata si assuma le sue responsabilità»

[26 giugno 2018]

Dopo l’attacco dei giorni scorsi di Legambiente ai vertici del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano, val d’Agri, Lagonegrese e la replica dell’Area protetta, interviene nuovamente il Cigno Verde nazionale e lucano con una nota durissima.

Ecco cosa scrivono gli ambientalisti:

 

I vertici del Parco Nazionale dell’Appennino lucano, irritati da quanto contenuto nel nostro Dossier dello scorso maggio, si scompongono, divagano, insinuano, alludono ma non rispondono ai rilievi oggettivi che ci siamo limitati a divulgare e che creano tanto nervosismo agli “illegittimi” occupanti della sede dell’Ente Parco.

Premesso che non ci risultano ‘consulenze’ nostre con il Parco nei termini che si sono voluti lasciare intendere, a meno che non si faccia riferimento ai contributi – peraltro dovuti – ai Centri di educazione ambientale, strumento operativo di azioni proprie della mission di un Ente Parco e destinati a tutti i Centri non solo quelli della nostra associazione. Oppure forse ci si riferisce ad azioni progettuali condivise in partnership, molto spesso a costo zero per l’Ente che, anzi, ne ha beneficiato in quanto a progettazione, risorse economiche e interventi concreti, oltre che in termini di immagine, usufruendo della garanzia etica del cigno di Legambiente.

E in ogni caso, secondo i vertici dell’Ente, le collaborazioni degli anni trascorsi dovrebbero annullare il diritto di critica di un’associazione che persegue interessi pubblici verso una istituzione pubblica qual è l’Ente Parco? Legambiente persegue l’obiettivo di garantire che il Parco cominci finalmente ad essere uno strumento efficace e trasparente di gestione di quel territorio e, per quanto ci riguarda, non esistono e non esisteranno mai collaborazioni reali o fantomatiche capaci di attenuare il nostro impegno in tal senso.

Alla manifesta falsità, secondo cui avremmo divulgato il Dossier in maniera strumentale prima della individuazione della terna, rispondiamo che siamo abituati a esercitare in maniera diretta e pubblica le nostre pressioni su chi gestisce beni pubblici: il nostro approccio è trasparente e non abbiamo necessità di ricorrere a sotterfugi, né in nome di una postazione da Direttore né per altro. Non tuteliamo chi non è entrato nella terna, anche perché sarebbero tante le persone, fuori dalle solite lobby, che avrebbero potuto farne parte. Ci interessiamo semmai a chi di quella terna fa parte ed alle ragioni politiche e di interesse personale che hanno determinato, in particolare, la presenza di un impresentabile. Peraltro non siamo così ingenui da pensare che basti una domanda di partecipazione accompagnata da un curriculum brillante per meritare la Vostra attenzione, ma vogliamo seguire da vicino le evoluzioni amministrative dell’Ente, ‘osservare’ da vicino il manovratore. Abbiamo capito chi siete e ci è chiara la vostra spregiudicatezza amministrativa che ha accompagnato tutti gli atti che la Corte dei Conti vi contesta.

Comunque, vi sfidiamo ad essere almeno una volta trasparenti. Avete la nostra più ampia autorizzazione a pubblicare tutto quello che ci riguarda, cosi come potrete procedere ad adire le vie legali, se pensate vi convenga.

Però se nel frattempo venissero pubblicati anche gli affidamenti che riguardano i vostri familiari, parenti e congiunti o, in alternativa, un’autocertificazione di assenza di conflitti di interesse negli incarichi succedutisi in questi anni, ci rendereste cosa assai gradita a noi ed ai cittadini del Parco. Ma immaginiamo che la divulgazione di quanto avete elargito a sorelle, figli e nipoti, possa interessare l’intera Regione Basilicata, anzi forse l’intero Paese. Pubblicate pure i curricula di chi ha partecipato al concorso di Direttore, chiunque esso sia, lo prevede anche la legge. Ma chiarite anche a che titolo Fogliano ha occupato il ruolo di Direttore, quali competenze in materia ambientale hanno permesso a Triunfo di diventare vicepresidente, qual è il curriculum del rappresentante del Ministero delle politiche agricole che gli ha permesso di sedere nel consiglio direttivo.

Pensate di isolarci, rappresentandoci come l’unica voce critica di una gestione esemplare, sappiate, piuttosto, che siamo gli unici ad avere il coraggio di rischiare di perdere la Vostra ‘benevolenza’ e ci permettiamo di dire quello che è evidente a tutti: l’Ente Parco dell’Appennino Lucano  gestito in questo modo non è sostenibile ed è utile solo ai vostri personali interessi.

Respingiamo con nettezza al mittente le accuse di falsità che ci attribuite.

E’ forse una falsità che l’Ente Parco abbia autorizzato lo scempio dell’area SIC Murge di Sant’Oronzo? E’ una falsità che il cantiere per la realizzazione ex novo di un “sentiero” di oltre 3 metri di larghezza, decine di metri di cordoli in cemento armato, profilati in acciaio, sedute in conglomerato cementizio, casserature ed armature metalliche, sia stato sequestrato preventivamente dal Gip del Tribunale di Lagonegro nel settembre 2016, in seguito alle osservazioni tecniche del Corpo Forestale dello Stato e alla denuncia di Legambiente? Avevamo ed abbiamo ragione noi e ora vogliamo sapere chi e come pagherà i danni per tali interventi e ripristinerà lo stato dei luoghi in un’area di così elevato valore naturalistico.

E’ una falsità che l’Ente Parco abbia appaltato per la modica cifra di 3,5 milioni di euro (gentilmente concesse da ENI) un servizio (Progetto Security) per la prevenzione di eventuali danni

al territorio attraverso la ricognizione visiva delle condotte (sotterranee e quindi per definizione non visibili) che collegano i pozzi petroliferi e che attraversano il territorio del Parco? E’ una falsità sottolineare che le prescrizioni tecniche del capitolato d’appalto riportino che il  controllo visivo e ambientale debba svilupparsi attraverso “il monitoraggio quotidiano di tutte le condotte petrolifere, consistente nella verifica del loro stato conservativo e del corretto funzionamento per il trasporto di idrocarburi”? Forse che lo spreco ingente di risorse economiche per progetti surreali non è anch’esso un danno al territorio? Avevamo ed abbiamo ragione noi e ora vogliamo conoscere quali siano i risultati di tale progetto e che cosa contengano i previsti “report sullo status delle condotte e sulla sicurezza nelle vicinanze delle stesse”.

Ed e’ una falsità che l’architetto Fogliano non fosse iscritto all’Albo degli idonei all’esercizio dell’attività di direttore di Parco, ma malgrado questo abbia avuto quella carica con relativo stipendio per 10 anni? Su questa, come su altre situazioni, ci sembra che sia stata proprio la Guardia di Finanza a puntare la lente d’ingrandimento e Legambiente non ha fatto altro che prenderne atto e denunciare.

E’ ancora una falsità che la Procura della Repubblica di Lagonegro, all’inizio del 2016, abbia rinviato a giudizio tra gli altri, con l’accusa di concorso in abuso d’ufficio, falso e turbativa d’asta, l’ex-responsabile dell’area tecnica del comune di Gallicchio dipendente del Parco dell’Appennino Lucano, assegnata per un periodo transitorio a quel Comune? E’ una falsità che con le stesse

accuse sia stato rinviato a giudizio lo stesso vincitore del concorso su cui la Procura della Repubblica indaga, parente di Fogliano?

E’ una falsità che l’Ente Parco abbia espulso senza averne la competenza, un componente del Consiglio Direttivo che successivamente il Ministero dell’Ambiente ha chiesto di reintegrare confermando l’illegittimità della delibera approvata dal Parco e voi a distanza di sei mesi non avete ancora ottemperato a questa richiesta?

Potremmo continuare a lungo con questo elenco e sfidiamo i vertici dell’Ente Parco a dettagliare con esattezza quali siano le falsità, di cui costoro parlano, che sarebbero contenute nei nostri documenti, piuttosto che affidarsi agli slogan.

Abbiamo tutto il diritto e forse anche il dovere di criticare l’operato di questo Ente Parco proprio perchè 10 anni costituiscono un arco temporale sufficiente a farci  ritenere che la sensibilità ambientale e la corretta percezione del ruolo sono mancate completamente a questo Ente che, spesso ragionando come segmento dell’indotto ENI, non è riuscito a farsi garante della compensazione ambientale e diventare il motore di un territorio che, invece, dovrebbe assumere la tutela e la valorizzazione delle sue risorse naturali come paradigmi strategici di riferimento.

Abbiamo anche sperato che l’individuazione della nuova terna per la direzione del Parco fosse il primo passo, l’atteso segnale di discontinuità rispetto al passato. Così non è stato. Così evidentemente non è. E allora, legittimamente, quali portatori di finalità realmente collettive, fuori dagli interessi di piccolo cabotaggio che ci sono del tutto estranei ma nei quali i campioni delle pastoie dietrologiche come voi ci volete cacciare, chiediamo con forza al neo Ministro dell’Ambiente Costa il commissariamento dell’Ente Parco e chiediamo alla Regione Basilicata di assumersi le sue responsabilità politiche nell’aver tollerato che sul suo territorio di competenza si facesse scempio di verità e di legalità.

Forse queste richieste rischiano di essere estreme, sicuramente al momento sono richieste isolate rispetto a una classe politica che fa finta di non vedere la gravità della situazione, ma siamo sicuri di non essere certo i soli, nella società e tra le forze sane della Basilicata, a criticare aspramente l’operato dell’Ente Parco di cui non vogliamo scegliere gli organi direttivi, né dirigerli, rivendicando però il diritto a svolgere la nostra azione di ambientalisti liberi da ogni condizionamento ed interesse di parte che non sia quello della salvaguardia e dello sviluppo sostenibile del territorio.

di Legambiente e Legambiente Basilicata