Fare chiarezza su progetti comuni come Life Medwolf

Parte campagna pubblicitaria “anti lupi” in Maremma. Duri gli ambientalisti: «Ridicolo»

Legambiente: «Comprendiamo le difficoltà, ma non si può fare di tutta l’erba un fascio»

[5 febbraio 2014]

Il Wwf Toscana condanna la campagna pubblicitaria promossa da Coldiretti, Confederazione italiana agricoltori e  Confagricoltura di Grosseto, comparsa in questi giorni in grandi manifesti pubblicitari e che recita: “Campagna a sostegno della lotta CONTRO i predatori delle greggi: difendiamo la nostra terra, difendiamo le nostre origini”. Secondo l’associazione ambientalista è un’iniziativa inopportuna e si tratta di «passi indietro rispetto alla ricerca di un confronto costruttivo»

Marcello Demi, presidente del Wwwf in Toscana, sottolinea che «Il lupo è una specie particolarmente protetta ed una risorsa importante della nostra biodiversità: la convivenza con questo predatore è possibile, come sta accadendo in molte altre regioni,  ma lo sforzo non può essere solo unilaterale. Poiché alcune pratiche di allevamento possono scontrarsi con la presenza di questa specie sul territorio, vanno messe in atto tutte le soluzioni di adattamento e prevenzione possibili, a partire da una conduzione di allevamento che favorisca il controllo e la adeguata sorveglianza. In una situazione in cui negli ultimi tempi c’è stata una vera e propria mattanza di lupi ed ibridi, stigmatizziamo il messaggio lanciato contro i predatori con la  campagna di comunicazione delle associazioni agricole locali che parrebbe quasi giustificare i terribili atti di bracconaggio e spingere i portatori d’interesse ad alzare barricate che invece dovrebbero essere sollecitati a rafforzare la collaborazione alla soluzione del problema. Come ormai avviene da tempo in tutti i paesi europei, modi e tempi dell’allevamento devono essere rispettosi del contesto ambientale e della presenza di questi animali e le soluzioni vanno trovare insieme senza alimentare inutili conflitti».

Il Panda toscano ribadisce che «il conflitto tra predatori e le attività agrosilvopastorali può essere mitigato con una puntuale e attenta attività di prevenzione mettendo in pratica quei diversi e provati sistemi oggi utilizzati, dalle recinzioni elettrificate alla sorveglianza delle greggi, all’uso dei cani:  ogni tecnica va rapportata al tipo di attività di allevamento e alle sue modalità di conduzione».

Per gli ambientalisti le soluzioni per mitigare i conflitti esistono, «ma comportano precise scelte politiche e una innovazione seria e concreta nella gestione del nostro patrimonio zootecnico, qualsiasi altra via è solo fumo negli occhi. In diversi contesti nazionali, purtroppo anche in quello grossetano, è emerso chiaramente come il continuo apporto di cani randagi o cani padronali ma liberi di vagare sul territorio crei momenti di conflitto e opportunità di scontro sociale. Inoltre il fenomeno dell’ibridazione lupo-cane può accrescere la presenza di “potenziali predatori”. Qualunque politica di gestione del territorio che voglia affrontare il conflitto predatori/allevamenti non può prescindere da una corretta politica di gestione del randagismo e della conduzione dei cani che monitori anche la corretta iscrizione all’anagrafe canina di quelli gestiti con troppa leggerezza in ambienti rurali».

Il Wwf si rivolge direttamente a Coldiretti, Confederazione italiana agricoltori e  Confagricoltura:  «Non è pensabile che le stesse associazioni che hanno scelto di sedersi ad un tavolo comune in progetti come il Life Medwolf per cercare insieme soluzioni scientificamente e tecnicamente valide e per mettere in pratica metodi nuovi condividendo progettualità innovative sul territorio che facilitino la convivenza con il lupo, oggi si facciano promotori di una campagna diffamatoria e persecutoria nei riguardi di questa specie particolarmente protetta. Chiedere ad alta voce l’eliminazione dei predatori, come è stato fatto più volte negli ultimi mesi,  significa vanificare gli sforzi finora compiuti anche nel dialogo fra i diversi attori sociali. Non si può da una parte partecipare ai tavoli di  gestione per la diminuzione della conflittualità e per la compatibilità tra allevamento zootecnico e grandi carnivori e poi farsi promotori di simili iniziative ridicole come quella a cui stiamo assistendo. Il Wwf a questo punto chiede che si faccia chiarezza su come continuare a portare avanti quei progetti Life che, con questi continui messaggi, gli stessi partner stanno indebolendo».

Sugli stessi toni l’intervento di Legambiente. Angelo Gentili, della segreteria nazionale, precisa che l’associazione ambientalista, «pur sostenendo le ragioni degli allevatori, che rappresentano un presidio fondamentale per il territorio, soprattutto in un momento così difficile, ritiene che la campagna organizzata dalle associazioni di categoria (tramite affissione di manifesti in città) sia forviante nel descrivere il fenomeno delle predazioni. Soprattutto per la presenza, accanto all’immagine dell’agnello straziato, della frase generica “campagna contro i predatori”. Così facendo, infatti, al di là delle buone intenzioni, si fomenta anche l’utilizzo di metodi sbagliati e non legali per risolvere la questione. È invece fondamentale salvaguardare il lupo, specie protetta e tutelata dalla legge, e allo stesso tempo gli allevatori tramite l’utilizzo di misure di prevenzione (dalle recinzioni ai dissuasori, fino all’utilizzo di cani da guardiania) come previsto dai progetti Medwolf e Ibriwolf. Così come servono immediatamente i contributi da parte della Regione per lo smaltimento delle carcasse e per risarcire i danni».