Partnership internazionale per frenare la caccia, conservare la biodiversità e migliorare la sicurezza alimentare

Dall’Ue 45 milioni di euro per aiutare i Paesi ACP a passare a fonti alternative di proteine animali

[10 ottobre 2017]

La Fao ha annunciato oggi l’avvio di «Un programma di 45 milioni di euro, che coinvolge diversi partner, che cercherà di aiutare i paesi dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico  (Acp) a fermare la caccia alla fauna selvatica, conservare il patrimonio naturale e rafforzare i mezzi di sostentamento e la sicurezza alimentare delle popolazioni».
Si tratta di un programma finanziato dalla Commissione Europea che durerà 7 anni e che finnzia un’iniziativa del gruppo di Stati Acp. Guidato dalla Fao, si baserà anche sull’esperienza del Centre for International Forestry Research (Cifor), del Centre français de coopération internationale en recherche agronomique pour le développement (Cirad) e dalla Wildlife Conservation Society  (Wcs). La Fao è convinta che «Il programma contribuirà alla conservazione e all’uso sostenibile della fauna selvatica nelle foreste, nelle savane e nelle zone umide, regolandone la caccia, rafforzando la capacità gestionale delle comunità indigene e rurali e aumentando la fornitura di carne e pesci d’allevamento. Questo contribuirà a prevenire il preoccupante deficit di proteine ​​per le famiglie rurali povere e soddisfare la crescente domanda di cibo dalle zone rurale e urbane».
Il direttore generale della Fao, José Graziano da Silva, ha dichiarato che «La fauna selvatica ha un valore ecologico, sociale ed economico. E’ importante per lo sviluppo rurale, per la pianificazione dell’utilizzo delle terre, l’approvvigionamento di cibo, il turismo, la ricerca scientifica e l’eredità culturale. Questo programma proteggerà le specie selvatiche, aiuterà a conservare la biodiversità e manterrà l’essenziale ruolo ecologico della fauna selvatica. Contribuirà inoltre a garantire i servizi degli ecosistemi essenziali per il sostentamento delle comunità rurali più povere del pianeta».

I paesi partecipanti al progetto sono Ciad, Repubblica democratica del Congo, Gabon, Guyana, Madagascar, Mali, Papua Nuova Guinea, Repubblica del Congo, Senegal, Sudan, Zambia e Zimbabwe e il Commissario europeo per la cooperazione internazionale e lo sviluppo, Neven Mimica, ha sottolineato che «E’ la prima volta che affrontiamo questi due temi: la conservazione e la sicurezza alimentare. Questo tipo d’impegno collettivo e approccio globale è essenziale per soddisfare il nostro doppio obiettivo di proteggere la biodiversità delle foreste e delle savane, pur garantendo la sicurezza alimentare di alcune delle popolazioni più vulnerabili e politicamente emarginate del pianeta».

Nei Paesi beneficiari del progetto  il livello di caccia e di pesca è spesso insostenibile, con grosse ripercussioni sugli animali selvatici delle foreste e della savana. La Fao dice che «Molti Paesi stanno già affrontando una “crisi della selvaggina”. Ad esempio, il programma stima che nel bacino del Congo annualmente vengano consumate circa 4,6 milioni di tonnellate di carni suine, quantità pari a circa la metà della carne bovina prodotta nell’Unione europea. Se la caccia alla fauna selvatica per alimentarsi non viene ridotta e portata a livelli sostenibili, non solo la biodiversità andrà perduta, ma anche innumerevoli famiglie, i cui mezzi di sussistenza dipendono dalle risorse naturali, andranno incontro a livelli crescenti di insicurezza alimentare e di debilitante malnutrizione dei minor»i.
Patrick I. Gomes, segretario generale del Gruppo degli Stati Acp, ha ricordato che »Le sfide che questa iniziativa cerca di affrontare sono importanti e numerose, tra esse la salute e l’alimentazione, lo sviluppo economico e la biodiversità. “Nessuna di queste sfide può essere risolta con un solo intervento, per cui questa nuova partnership di Fao, Cifor, Cirad, Wcs è ben posizionata per fornire le soluzioni multisettoriali di cui abbiamo disperatamente bisogno».
La Fao evidenzia che «Il programma di gestione sostenibile della fauna selvatica lavorerà a stretto contatto con le autorità nazionali per fornire alle comunità rurali fonti alternative di proteine ​​come il pollo, o carne pesce d’allevamento. In tal modo si contribuirà a scoraggiare la caccia a specie minacciate, se ne sosterrà il recupero e si ridurranno i rischi per la sicurezza alimentare che possono essere associati al consumo di carne selvatica. Nei luoghi in cui la produzione di bestiame è limitata a causa di condizioni climatiche sfavorevoli o quando la carne importata non è disponibile o è troppo costosa, la gente continuerà a contare sugli animali selvatici per nutrire le proprie famiglie. Tuttavia, misure come il riconoscimento dei diritti fondiari consuetudinari può incoraggiare le persone ad impegnarsi nella conservazione della fauna selvatica sulla propria terra ed evitare la caccia inutile.Invece nelle grandi aree urbane la carne selvatica viene venduta e consumata meno come necessità nutrizionale, ma più come elemento di lusso. Sebbene la percentuale di abitanti delle città che consumano carne selvatica è spesso bassa, la domanda netta può essere enorme. In questi casi occorre prevedere restrizioni per il consumo di carne selvatica».
Il programma punta  ad aiutare i governi a sviluppare politiche efficaci e rafforzare le normative giuridiche per ridurre il consumo di selvaggina selvatica e portarlo a livelli sostenibili, senza compromettere la sicurezza alimentare di persone che dipendono dalla caccia alla fauna selvatica per il proprio sostentamento».

La Fao spiega ancora: che «L’iniziativa punta anche alla creazione di posti di lavoro nel settore agricolo, a dare maggiori strumenti alle donne e a promuovere il diritto dei popoli indigeni e ad accedere alle risorse naturali sulle quali si basano i loro mezzi di sussistenza e le loro culture. Il programma contribuisce a diversi obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) relativi alla sicurezza alimentare, alla gestione sostenibile del suolo e alla conservazione della biodiversità, sostenendo appunto l’obiettivo 15, la cui revisione di quest’anno rileva che “il bracconaggio e il commercio di fauna selvatica destano serie preoccupazioni”».