Il passero delle paludi che annega nel cambiamento climatico

Il passero codacuta a rischio estinzione per l’innalzamento del mare

[26 agosto 2016]

Saltmarsh Sparrow 0 a

Chris Elphick, un biologo dell’università del Connecticut, e il suo team stanno cercando di capire come salvare dall’estinzione lo Saltmarsh Sparrow ( passero codacuta – Ammodramus caudacutus), ma è come cercare un fantasma. Infatti questi uccellini si fanno vedere raramente: sono molto mimetici e ed elusivi, si cibano di insetti nel folto delle paludi costiere e solo in primavera sono più visibili, quando formano le coppie per nidificare  lungo le foci dei fiumi e dove la palude si trasforma in oceano.

Dato che a vegetazione costiera è molto bassa, trovare un posto adatto per il nido può essere difficile: Il sito deve essere abbastanza alto per non essere sommerso dall’alta marea, ma abbastanza basso per vitare che sia individuato dai predatori. Ma è quando la femmina di passero codacuta depone da 3 a 5 uova che inizia la  parte più difficile: la mamma deve conoscere il modello giornaliero delle  maree se non vuole che i suoi piccoli anneghino. Alla National Aubdon Society spiegano che «Di solito i passeri usano sacrificare un paio di uova; ma nel corso degli ultimi due decenni, il mare è cresciuta più insidiosamente, lasciando molti pulcini indifesi contro l’oceano ei suoi capricci».

Questa specie vive tutto l’anno lungo le coste orientali degli Usa, ma nidifica solo lungo una sottile striscia costiera  tra il Maine e la Virginia. Per decenni, strade, case sulla spiaggia e le piante invasive hanno divorato il suo habitat naturale, ma l’innalzamento del mare causato dal riscaldamento global potrebbe essere il colpo di grazia.

Lungo la costa orientale Usa il livello del mare è in aumento da 2 a 6 millimetri all’anno e secondo la maggior parte degli ornitologi la popolazione di Ammodramus caudacutus potrebbe crollare daf gli attuali 53.000 individui a soli 5.000 entro i prossimi 25 anni. Il passero codacuta è già elencato come a rischio estinzione  in molte liste rosse statali e come “vulnerabile” dall’International union for the conservation of nature (Iucn).

Il  nuovo studio “Predictors of specialist avifaunal decline in coastal marshes”, pubblicato su Conservation Biology da un team di ricercatori statunitensi dii cui fa parte anche  Elphick, f una previsione ancora più terribile: in meno di 50 anni lo Saltmarsh Sparrow potrebbe essere completamente estinto.  Elphick. È molto preoccupato: «Questo è un piccolo pezzo di diversità biologica, della vita, che è destinato  solo a scomparire e se ne sarà andato per sempre». Il passero codacuta potrebbe essere tra gli uccelli spazzati via dagli esseri umani, come è successo 30 anni fa al Dusky Seaside Sparrow (Passero marittimo nero – Ammodramus maritimus nigrescens) dichiarato ufficialmente estinto nel dicembre 1990.

La vita degli Saltmarsh Sparrow è durissima e l’estate del 2009 a  Hammonasset Beach State Park – il sito  studiato dal 2002 da Elphik  – è stata drammatica a causa di tempeste implacabili che portavano via le uova e annegavano i pulcini: 200 nidi produssero solo 5 pulcini.

ùOra Elphick e e le ricercatrici dell’università del Connecticut Samantha Apgar e Kate Ruskin stanno catturando i passeri per monitorare la salute delle specie sulla costa orientale, nell’ambito del progetto Saltmarsh Habitat and Avian Research Program (Sharp) che coinvolge una task force scientifica lungo la costa atlantica Usa,  Mo Correll, una ricercatrice dell’università del Maine e un’ecologista del paesaggio di Bird Conservancy Montagne Rocciose ha trascorso gli ultimi sei anni a camminare nelle paludi di marea a contare i passeri codacuta  per lo Sharp, po ha confrontato i dati delle sue osservazioni con quelli risalenti al 1998, ha scoperto che le popolazioni di Saltmarsh Sparrow si sono ridotte ogni anno di un’incredibile 9%. L’ultima ricerca della Correll riguarda altre 4  specie di uccelli di palude, ma dimostra che i passeri sono di gran lunga i più in pericolo.

La correl è anche una degli autori del nuovo studio pubblicato su Conservation Biology che ha anche scoperto che le infrastrutture in prossimità della costa, come strade e linee ferroviarie, posso avere gran parte della colpa del declino della popolazione di passeri codacuta: «Queste arterie artificiali diventano involontariamente barriere contro la marea e mantengono i sedimenti nella palude. Qualsiasi resilienza palude aveva una volta contro l’innalzamento del livello del mare sta venendo lentamente cancellata».

La soluzione per salvare i passeri e il loro habitat non c’è ancora: sono stati spesi milioni di dollari per ricostruire migliaia di ettari di zone umide costiere, ma la ricerca dimostra questi sforzi non sono serviti a nulla per aumentare le popolazioni del passero. Nel 2015 Elphik e il suo team hanno pubblicato su Restoration Ecology lo studio “Tidal-flow restoration provides little nesting habitat for a globally vulnerable saltmarsh bird” che dimostrava che nelle paludi più basse non si era riusciti  a creare habitat idonei alla nidificazione. «Questo è in parte perché i progetti si concentrano sulla conservazione della vegetazione, non sii passeri – dicono alla Aubdon – Molti di loro vengono realizzati per rimuovere erbe invasive, con l’aspettativa che le specie palustri autoctone torneranno da sole». Ma questi progetti prestano poca attenzione al fatto se riattecchiscono le erbe  nelle quali passeri nidificano e se lo fanno all’altezza giusta.

Un modo per costruire la resilienza delle paludi potrebbe essere quello di manipolare le barriere artificiali senza rimuoverli completamente. Elphick immagina «un sistema di marea controllato durante la stagione riproduttiva: uno che mantiene l’acqua dal correre durante le maree mensili più alte, ma permette ai sedimenti di costruire in modo naturale», ma lo scienziato ammette che questo tipo di progetto sarebbe difficile da attuare: dovrebbero collaborare scienziati, funzionari delle agenzie e alla fine anche l’opinione pubblica.

Per questo in cima alla lista degli impegni di Elphick  c’è quello di convincere l’Iucn  ad elevare a “pericolo” lo status del passero codacuta. Patrick Comins, direttore di conservazione degli uccelli per Audubon Connecticut, che sta capeggiando la campagna, è convinto che l’Iucn lo farà antro quest’anno: «Penso che succederà. Credo che  i numeri di Elphick e del suo team dello Sharp siano abbastanza solidi e che non ci saranno molti dubbi sul fatto che questo uccello meriti di aver molta attenzione per la sua conservazione». Un cambiamento nello status della Lista Rossa Iucn darebbe agli ambientalisti più forza per contrastare l’espansione dei centri abitati nelle paludi o lo sviluppo delle infrastrutture. E potrebbero anche portare nuovi fondi per la  ricerca.