Il Pd approva la legge regionale sugli Ambiti territoriali di caccia. Il M5S si astiene

Sinistra Toscana: sfregio della legge nazionale, irrisi gli ambientalisti. No anche dalla Lega Nord

[14 dicembre 2016]

Con 21 voti a favore, 9 contrari e tre astenuti, il Consiglio regionale della Toscana ha approvato la riforma degli Ambiti territoriali di caccia e ha respinto una ventina di  emendamenti presentati dalle opposizioni e una proposta di risoluzione del Movimento 5 stelle.

Respinta anche la proposta di legge della Lega Nord che voleva consentire ai portatori d’interesse del mondo agricolo e venatorio, «che da soli compongono la maggioranza dei comitati di gestioni degli Atc», di eleggere in modo democratico le proprie rappresentanze.

La nuova riforma prevede 15 Atc al posto dei precedenti 19 e dei 9 individuati dalla precedente versione dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale.  I cui comitati di gestione dei nuovi Atc rimarranno in carica per 5 anni e i loro organi direttivi dovranno essere nominati entro il 31 dicembre.

In un comunicato il Consiglio regionale spiega che «Le nuove disposizioni modificano la legge toscana 3/1994 per provvedere alla ripartizione del territorio agro-silvo-pastorale destinato alla caccia programmata in ambiti territoriali di “dimensioni sub provinciali, possibilmente omogenei e definiti da confini naturali”tenendo presenti le peculiarità del territorio regionale. La scelta organizzativa di far agire gli Atc in forma aggregata è in linea con i principi contenuti nel d.lgs. 50/2016 e intende anche agevolare gli Ambiti nell’applicazione delle disposizioni nazionali. Sono in particolare disciplinate le modalità per la nomina del Comitato di gestione; la costituzione obbligatoria, da parte degli Ambiti, di un ufficio con funzioni di centrale unica di committenza per le procedure che gli Atc, nell’ambito delle funzioni pubbliche loro attribuite, svolgono per l’acquisizione di forniture e servizi e per il conferimento di incarichi professionali, di importo superiore a 5mila euro. Tale soglia è stabilita per garantire comunque ai Comitati di gestione la possibilità di svolgere direttamente le procedure di importo limitato di tipo economale».

Illustrando in aula il provvedimento, Gianni Anselmi (PD), presidente della commissione Sviluppo economico ha ricordato i contributi emersi nel corso delle audizioni svolte in commissione e ha evidenziato anche la composizione dei comitati di gestione, la durata dei mandati, la centrale unica di committenza, la volontà della legge di affrontare la questione della perimetrazione degli Ambiti. Anselmi ha poi ricordato «gli accordi di interscambio inseriti in legge e prima previsti da regolamento» ed ha citato l’articolo 11  nel quale si legge che dove si legge che «i comitati di gestione possono attuare con gli Atc contigui forme di gestione concordata finalizzata anche all’interscambio dei cacciatori».

Secondo l’assessore regionale all’Agricoltura Marco Remaschi «Si tratta di un testo che ha rispettato tutte le procedure e che per le previsioni che contiene è da considerarsi al riparo da nuove ed eventuali impugnazioni». Remaschi è soddisfatto per il lavoro svolto dalla commissione consiliare, per il confronto aperto e per le numerose consultazioni e ha sottolineato «il contributo del M5S con l’emendamento nel quale si chiedeva, per dare chiarezza e trasparenza all’attività degli Atc, un controllo da parte della commissione consiliare competente e dalla Giunta regionale. Fare una centrale unica con persone che abbiano competenze specifiche è una garanzia del rispetto delle norme».

Alla fine  il Movimento 5 Stelle si è astenuto (e non ha votato a favore come avevamo erroneamente scritto in precedenza)  e la consigliera pentastellata Irene Galletti ha detto: «Bene  per la suddivisione in 15 sottoambiti e utile anche la centrale unica di committenza, lasciando poi le spese spicciole all’interno delle Atc». Ma la Galletti si è chiesta «perché si sia deciso di mettere l’ufficio della centrale unica all’interno di un Atc e non in uffici della Giunta a garanzia di maggior trasparenza» e ha ribadito la necessità di maggiori controlli e vigilanza, proponendo che «siano svolti sia dalla commissione Controllo del Consiglio regionale che dalla Giunta regionale».

Nel  merito dell’astensione l’Area comunicazione del  M5S in regione chiarisce che  «Il Movimento 5 Stelle ha ritenuto necessario evitare voti contrari su una legge che di fatto ripristina quello stato minimo di legittimità costituzionale, da noi da sempre richiesta in materia di Atc. Pur tuttavia l’impianto normativo è ancora lontano dalle nostre richieste, sintetizzate nella nostra risoluzione e nei nostri emendamenti respinti dall’aula. Da forza di governo abbiamo cercato di ottenere la migliore soluzione per i cittadini, partendo come sempre prima dalla Costituzione e poi dall’ascolto di tutte le parti interessate, con l’onestà intellettuale di recepire nel merito le loro necessità e trovare una sintesi in linea col nostro programma elettorale».

Invece la nuova legge non piace per nulla a Tommaso Fattori e Paolo Sarti di Sì Toscana a Sinistra: «Dopo la sentenza della Corte Costituzionale del giugno scorso, che dichiarava illegittimo il dimensionamento provinciale degli Ambiti Territoriali di Caccia in Toscana, ci aspettavamo soltanto una presa d’atto da parte della Giunta, e invece anche oggi nell’aula del Consiglio Regionale abbiamo assistito all’ennesimo sfregio della legge nazionale” “Il nuovo testo continua a prevedere ambiti di dimensioni enormi e ben quattro province hanno un Atc unico (Pistoia, Lucca, Massa e Prato che è accorpata a uno dei due Atc di Firenze): un atto di nuovo passibile d’incostituzionalità, date le nette parole della Corte che dichiarava inequivocabilmente che solo con una ridotta dimensione degli ambiti si può pervenire ad una più equilibrata distribuzione dei cacciatori sul territorio, e sottolineando come solo piccoli ambiti sub provinciali costituiscano lo standard inderogabile di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema. Inoltre, attraverso alcuni artifici, si è deciso di provare a limitare la presenza delle associazioni ambientaliste nei Comitati di gestione e si cerca di eludere le norme regionali sulla parità di genere. Un testo quindi giuridicamente insostenibile, su cui sicuramente a breve arriveranno ricorsi».

I due consiglieri regionali di Sì concludono: «Al di là di questi gravissimi sfregi legislativi, si continuano purtroppo a difendere solo gli interessi di quei cacciatori che vogliono sparare ovunque e in ogni momento dell’anno. Si prevede una gestione di vertice degli ambiti di caccia del tutto slegata dalle vere esigenze di difesa del territorio e di corretta tutela della fauna. Anche nella gestione delle ingenti risorse pubbliche, vi sono dubbi di opacità nella nuova “Centrale Unica di Committenza” e nei rimborsi a volontari che sono espressione d’interessi di categoria. Il PD, sia al governo nazionale che in Toscana, continua ad essere pervicacemente ostile nei confronti degli animali, adottando provvedimenti sempre più fuori misura, senza alcun rispetto per un patrimonio indisponibile dello Stato».

Il consigliere regionale di Lega Nord Roberto Salvini ha motivato il no del suo gruppo con tutt’altri argomenti e con il fatto che «Non si prevede un comitato di controllo più allargato e con questa legge si va a regolamentare la gestione di finanziamenti pagati solo da una componente. La gestione degli Atc viene fatta da una componente degli agricoltori, una del mondo venatorio, una degli ambientalisti ma tra questi solo il mondo venatorio versa soldi ed è per questo che rivendica il controllo di una buona gestione dei soldi». Ma anche Salvini è convinto che «Questa nuova legge è impugnabile in quanto la Corte Costituzionale ha detto che occorreva ripristinare il preesistente e non di disegnare un nuovo assetto».

Il capogruppo Pd Leonardo Marras ha risposto alle opposizioni che c’era l’esigenza di «un’organizzazione che garantisca efficienza» e l’importanza della «scelta di innovazione della centrale unica di committenza, un’organizzazione obbligatoria ma autogestita dagli Atc». Per quanto riguarda i criteri di rappresentatività Marras ha ribattuto che «I comitati devono garantire funzionalità, devono essere quindi giustamente contenuti e vi devono coesistere in equilibrio le competenze di tutte le varie componenti da quella venatoria a quella agricola. Non è nemmeno vero che non esiste la parità di genere perché da qui in avanti si seguirà la legge sulle nomine».