Pelagos, le prospettive del Santuario dei cetacei secondo Silvia Velo

Il sottosegretario all’Ambiente oggi a Livorno per il primo incontro internazionale dei comuni aderenti alla Carta di Partenariato

[12 giugno 2015]

silvia velo pelagos

Il Santuario internazionale dei mammiferi marini Pelagos, nonostante i buoni propositi che l’hanno visto nascere, secondo le associazioni ambientaliste che ne seguono gli sviluppi non è tuttora definibile una “vera” Area marina protetta. Perché siamo arrivati a questo punto, e come ha lavorato l’Italia per evitarlo – insieme a Francia e Principato di Monaco –, in questi anni?

«Il Santuario Pelagos, come riconoscono anche le associazioni ambientaliste, non è un’Area marina protetta tradizionale, ma un’ambiziosa scommessa per consentire la protezione internazionale dei mammiferi marini in una vasta area di mare. Come tale, ha delle caratteristiche specifiche che rendono particolarmente impegnativa la sua gestione. Ha tuttavia dimostrato nel tempo la bontà di questa intuizione iniziale, confermando la sua rilevanza ambientale, come ha riconosciuto la Convenzione di Barcellona che ha appena rinnovato la sua qualifica di Aspim. Migliorare si può sempre e la Presidenza italiana è determinata in questo impegno, ma credo sia giusto anche riconoscere i grandi risultati raggiunti e questo incontro sul Partenariato dei Comuni ne è una dimostrazione».

Come ha impattato l’istituzione del Santuario sulle popolazioni di cetacei che lo abitano, e sul loro stato di salute? In questi anni ricercatori e ambientalisti hanno prodotto vari studi in proposito, con risultati spesso contrastanti tra loro. 

«Devo premettere che i cetacei sono specie migratorie o comunque con vasti habitat di presenza, e quindi la determinazione delle loro popolazioni e condizioni è particolarmente complessa. Per tale motivo, le Parti dell’Accordo e l’Italia in particolare, si sono impegnate in un importante programma di ricerca e monitoraggio per l’indispensabile conoscenza dello stato delle popolazioni di cetacei del Santuario e dei loro habitat, con risultati che hanno raggiunto livelli di rilevanza e primato a livello internazionale, come le conoscenze sui fattori di pressione antropica o la recentissima dimostrazione scientifica delle rotte migratorie delle balenottere dal sud Mediterraneo fino alle acque del Santuario, di recente pubblicata anche sul sito del Ministero.

Ma oltre allo sviluppo della conoscenza abbiamo anche operato con misure concrete, di cui la Carta di Partenariato è sicuramente tra le più importanti, perché aumenta l’impegno delle Autorità locali nel realizzare misure che riducono gli impatti provenienti da terra, in particolare gli inquinamenti, e sviluppano comportamenti virtuosi e responsabili nella cittadinanza: si pensi al codice di condotta sul “whale whatching” che stiamo estendendo ai diportisti e agli altri utenti del mare».

Il 12 giugno si terrà a Livorno il primo incontro internazionale dei comuni aderenti alla Carta di Partenariato: finora, il ruolo degli enti locali nel Santuario Pelagos è stato abbastanza defilato. Come pensa il ministero dell’Ambiente di rafforzarlo, e di rafforzare contestualmente i vincoli di legge vigenti all’interno di un’area naturale così grande?

«In realtà, non sono molto d’accordo con questa affermazione: le Regioni sono da sempre un partner di riferimento del Ministero e del Segretariato nel sostenere l’Accordo: basti pensare alla realizzazione dell’Osservatorio Toscano sulla biodiversità che ha anche consentito di realizzare specifici punti informativi sul Santuario presso cinque Comuni. I Comuni stessi sono ormai una realtà concreta e consolidata all’interno del Santuario: oltre il il 50% dei Comuni Italiani del Santuario (53 su 111) hanno aderito alla Carta di Partenariato e 20 sono stati già confermati per il 2° biennio. Per il futuro, uno degli obiettivi di questo incontro di Livorno è proprio di riflettere assieme su come rafforzare questa partecipazione. Sarei invece cauta sull’aspetto normativo ed a parlare di “vincoli”. Ogni eventuale azione richiede infatti un’attenta valutazione per considerare i complessi aspetti ambientali e socio-economici».

Successivamente all’incontro labronico, quali sono i progetti del ministero dell’Ambiente per rilanciare il Santuario dei cetacei, e come collaborerà il dicastero con le associazioni ambientaliste che da sempre seguono da vicino gli sviluppi di Pelagos?

«Uno dei punti qualificanti del rilancio del Santuario comprende una governance più allargata e partecipativa, che includa le Aree Protette, le Associazioni ambientaliste e le Categorie professionali che più operano sul mare. Inoltre, occorre migliorare l’effettiva conoscenza e i processi partecipativi della società civile alla gestione del Santuario, per una governance veramente inclusiva per tutti».