Nuovo allarme diclofenac alla vigilia di importanti decisioni dell'Agenzia Ue per i medicinali

Per aquile e avvoltoi in Italia e Spagna ancora pericoli dai farmaci veterinari

[4 dicembre 2014]

Secondo lo studio One Health approach to use of veterinary pharmaceuticals, pubblicato da un team di veterinari e biologi su Science, «L’uso del farmaco diclofenac in campo veterinario in Spagna e Italia sta mettendo a rischio le popolazioni di avvoltoi e aquile in Europa e dovrebbe essere vietato». A rilanciare l’allarme in Italia è il Centro rapaci minacciati (Cerm) di Ricchette di Fazio (Gr) che ricorda che «Il Diclofenac, un farmaco antinfiammatorio non steroideo, è già stato vietato per l’uso veterinario in diversi paesi dell’Asia meridionale, ma è stato recentemente approvato per l’uso in Spagna e in Italia. Tracce di diclofenac in carcasse di bestiame sono letali per gli avvoltoi e le aquile che le mangiano, e la contaminazione di meno dell’1% degli animali morti ha portato alla quasi estinzione di tre specie asiatiche di avvoltoi. La maggior parte degli avvoltoi in Europa è già in via di estinzione e queste specie sono quindi particolarmente vulnerabili a questa minaccia».

Il documento pubblicato su Science  evidenzia che, visto che il consumo mondiale di carne continua a crescere, «dobbiamo adottare un approccio olistico per valutare l’impatto dei medicinali veterinari (VPS) che tenga conto di tutti gli effetti ambientali, tra cui la contaminazione della catena naturale alimentare».

Entro la fine dell’anno l’Agenzia europea per i medicinali (EMA) dovrebbe emanare una raccomandazione alla Commissione europea sul futuro uso veterinario del diclofenac in Europa e il Cerm sottolinea che «Mentre il diclofenac non è attualmente concesso in licenza per uso veterinario nella maggior parte dei paesi dell’Unione europea, la Spagna e l’Italia hanno autorizzato nel 2013 la commercializzazione di diclofenac come farmaco veterinario per l’uso in bovini, suini e cavalli. Il documento fornisce argomenti robusti per l’introduzione di un divieto in tutti i paesi della UE».

Il principale autore dello studio Thijs Kuiken, che insegna patologia comparata all’Erasmus Medical Center, ha detto: «Sono rimasto scioccato quando ho sentito che il diclofenac era stato autorizzato per l’uso in Spagna, che è una roccaforte per gli avvoltoi in Europa. Questo esempio dimostra che abbiamo bisogno di cambiare radicalmente il modo in cui affrontiamo le implicazioni ambientali dei prodotti farmaceutici, sia quelli utilizzati in medicina umana che veterinaria». Lo studio cita il diclofenac come la causa di un rapido declino nelle popolazioni avvoltoi, fino alla quasi estinzione in Pakistan, India e Nepal negli anni ‘90. Residui di diclofenac sono presenti in carcasse di bestiame che sono state poi mangiate dagli avvoltoi.

Tra gli autori dello studio ci sono anche gli italiani Giuseppe Bogliani, biologo dell’Università di Pavia, e Fulvio Genero, dell’Università di Udine, che ricordano che «Concentrazioni anche molto basse di diclofenac hanno causato insufficienza renale e morte in diversi avvoltoi. Nel 2006, il governo indiano ha promulgato un divieto di produzione, importazione e vendita di prodotti a base di diclofenac per uso veterinario, seguito subito dopo da Pakistan, Nepal e Bangladesh. Da allora, la diminuzione della popolazione di avvoltoi in Asia meridionale è rallentata o si  è invertita».

Bogliani e Genero hanno illustrato la situazione nel nostro paese: «Le popolazioni di avvoltoi e aquile, che in Italia, come in altri paesi europei erano drasticamente diminuite o addirittura si erano estinte localmente nel corso del XX secolo a causa di persecuzione diretta e avvelenamento. Alcune di queste specie stanno ora recuperando in seguito all’adozione di misure di conservazione e gestione molto impegnative e costose, grazie al coinvolgimento di amministrazioni pubbliche, organismi dell’EU e associazioni conservazionistiche. Azioni di tutela, di reintroduzione e di protezione hanno permesso alle popolazioni di grifone, di gipeto e di aquila reale di aumentare sensibilmente in Italia, ricolonizzando aree abbandonate nel passato. L’uso generalizzato del diclofenac, soprattutto sul bestiame semi-brado, potrebbe portare rapidamente all’annullamento dei successi conseguiti e causare una perdita dei servizi ecosistemici correlati alla presenza di queste specie».

In Europa gli avvoltoi svolgono un ruolo fondamentale negli ecosistemi, soprattutto in Spagna, dove vive oltre il 95%degli avvoltoi del continente. Gli avvoltoi spagnoli rimuovono più di 8.000 tonnellate di carcasse di bestiame all’anno, aiutando così a tenere sotto controllo malattie e parassiti e riciclando i nutrienti. Secondo lo studio «Questi servizi ecosistemici consentono un risparmio economico stimato di 1,5 milioni di euro l’anno». Per Antoni Margalida, del’Università di Lleida, «La recente approvazione del uso di diclofenac in Spagna mostra il divario tra l’approccio scientifico alla conservazione e le pratiche di valutazione dell’impatto ambientale attualmente utilizzate per i farmaci veterinari; il che rende necessario migliorare il dialogo tra gli scienziati di diverse discipline, i responsabili politici e gli operatori del settore zootecnico e veterinario».

Uno degli autori dello studio, Martin Gilbert un veterinario della Wildlife Conservation Society, ha  affermato che «La perdita quasi totale di avvoltoi dell’Asia del Sud è stata una tragedia, che potrebbe essere ripetuta  qui in Europa se non si interviene per impedire l’introduzione di diclofenac nella catena alimentare. Ora abbiamo il vantaggio di conoscere gli effetti potenziali e si può solo sperare che l’Unione europea segua la risposta lodevole dei loro omologhi asiatici del sud, che hanno agito rapidamente per rimuovere il farmaco dalla catena alimentare che vede al vertice gli avvoltoi».

Il Crm evidenzia che «L’impatto di diclofenac sugli avvoltoi è solo un esempio di un problema che ha implicazioni molto più ampie. Si stima che nel 2004, nella Ue siano state prodotte 6.051 tonnellate di sostanze biologicamente attive per la produzione di farmaci veterinari. Mentre questi farmaci possono beneficiare la salute degli animali domestici e l’efficienza della produzione di bestiame, allo stesso tempo possono contaminare indirettamente l’ambiente. Si tratta di una minaccia per le specie non bersaglio, compresi gli esseri umani». L’articolo pubblicatio su Science raccomanda di «rafforzare le attuali procedure utilizzate per valutare il rischio per l’ambiente rappresentato dai farmaci veterinari e l’introduzione di un approccio olistico (“One Health”), proattivo e da applicare a tutti i farmaci veterinari».

Attualmente è necessaria la valutazione del rischio ambientale per i nuovi farmaci veterinari per ottenere la licenza nazionale nei Paesi dell’Ue, Bogliani e Genero evidenziano che «Ci sono circa 2000 farmaci già in uso nell’Unione europea, la maggior parte dei quali non sono mai stati completamente testati. Alcuni farmaci veterinari sono esenti dalla valutazione se sono utilizzati in una specie non alimentare o di scarso valore alimentare, o appartengono a determinate classi di farmaci, tra cui anestetici, sedativi, antibiotici iniettabili e altri. Le valutazioni inoltre non tengono conto di questioni chiave, tra cui effetti di piccole dosi, effetti cronici, effetti interattivi di più farmaci, e gli effetti sulle specie non bersaglio. Queste regole consentono che molti farmaci passino attraverso il vaglio; questo include il diclofenac, che è esente perché i farmaci anti-infiammatori non steroidei iniettabili attualmente non richiedono una valutazione d’impatto ambientale».

Lo studio di Science raccomanda di «promuovere un principio di precauzione, in cui siano fatti grandi sforzi per evitare ai farmaci veterinari di contaminare l’ambiente e di entrare in contatto con specie non bersaglio, in primo luogo». Per gli autori è necessario «introdurre una strategia di gestione responsabile, “dalla culla alla culla”, che promuova la sostenibilità ambientale e richiami programmi simili proposti per i prodotti farmaceutici umani. Occorre avviare il processo per un futuro più sostenibile, considerando allo stesso tempo gli effetti sulle specie bersaglio, sull’uomo e sull’ambiente come desiderabile con un approccio complessivo al problema».