Per i parchi bisogna riprendere il giusto bandolo

Per molti versi siamo punto e daccapo e dobbiamo chiederci di nuovo a cosa servono i parchi.

[10 ottobre 2018]

Anche a Pisa e in Toscana come d’altronde nelle contigue Liguria ed Emilia con i parchi e le aree protette abbiamo una certa dimestichezza e da tempo . E tuttavia  anche qui i problemi non ci mancano a partire ovviamente da quelli nuovi ma pure con quelli stravecchi con i quali dovemmo fare i conti parecchi anni fa; penso alla caccia ma non solo.

L’accantonamento della nuova legge che avrebbe stravolto la 394 e alcune dichiarazioni del nuovo ministro dell’ambiente avevano fatto sperare in una ripresa istituzionale e culturale in grado finalmente di rilanciare una politica nazionale del ministero in accordo con regioni ed enti locali. Le notizie ci confermano invece che si dovrebbe rimettere mano alla legge non a caso definita sfasciaparchi. Non solo, di alcuni parchi –vedi quello di Montemarcello-Magra- si sta discutendo se liquidarli o di ridimensionarne il territorio. Non parliamo del Santuario dei Cetacei, delle aree protette marine etc. Vorrà dire pure qualcosa se dei finanziamenti comunitari in campo ambientale, anche quando riusciamo ad ottenerli poi non riusciamo a spenderli se non in piccolissima misura come confermano dati recentissimi. Insomma, per molti versi siamo punto e daccapo e dobbiamo chiederci di nuovo a cosa servono i parchi.

Per qualcuno servono per dire solenni bischerate come sul direttore del nostro parco a cui giustamente ha replicato l’assessora Fratoni.

Nell’attesa di qualche buona notizia nazionale a cui speriamo riesca a concorrere questa volta Federparchi. Noi come Gruppo di San Rossore e Collana editoriale ETS cercheremo di dare il nostro contributo e lo faremo anche con un libro dedicato alla figura di Bino Li Calsi indimenticato presidente di Federparchi e del Parco dell’Etna.

di Renzo Moschini, Gruppo di San Rossore