Perché la Corsica ha paura della Concordia: il relitto è partito

La partenza dall'isola del Giglio raccontata dagli scatti sul posto

[23 luglio 2014]

Mentre la Costa Concordia lascia l’isola del  Giglio con addosso gli occhi di tutto il mondo, nella vicina Corsica aumentano le preoccupazioni, in particolare dopo la riunione di crisi del 21 luglio alla quale hanno partecipato i sindaci dei comuni di Capo Corso. Infatti, se tutta la costa orientale dell’isola è preoccupata per il passaggio del relitto, gli animi sono particolarmente esacerbati a Cap Corse, dove sta per essere istituito un Parco naturale marino.

Al di là del passaggio della Costa Concordia che, se tutto andrà bene, verrà subito dimenticato, a preoccupare amministratori locali come François Orlandi, sindaco di Tomino, è l’esistenza di un consistente traffico marittimo nel Canale di Corsica. Lunedi scorso il Comune di Bastia ha ospitato un’affollata riunione di esponenti delle categorie economiche e sociali, sindacati ed associazioni per organizzare la mobilitazione durante il passaggio al largo delle coste corse del convoglio della Costa Concordia.

Secondo la radio corsa Alta Frequenza, sono state sottolineate le «cifre allarmanti» rivelate dal ministero dell’ambiente italiano su richiesta del ministro dell’ecologia francese Ségolène Royal «163 tonnellate di idrocarburi ed oli sono contenuti nelle stive della Concordia, così come centinaia di migliaia di metri cubi di acque inquinate», riferisce la stampa corsa che non si fida molto delle rassicurazioni e delle analisi del mare italiane. Il sindaco di Bastia, Gilles Simeoni, ha definito il relitto della Costa Concordia «una bomba galleggiante che giustifica il passaggio all’azione dell’unanimità delle persone presenti a questa riunione, preoccupate anche a causa dei venti previsti nei prossimi giorni a Cap Corse».

Un appello lanciato da tutta la politica corsa  e dalle più importanti associazioni ambientaliste francesi che hanno chiesto all’Italia di dare «delle risposte credibili e delle garanzie quanto alla pertinenza del luogo di smantellamento, al pompaggio degli inquinanti, alla scelta del tragitto così come è attualmente, alle garanzie per la gestione dei diversi scenari di avarie ed alla garanzia che la Concordia non si spezzerà in due durante il tragitto». Al ministro Ségolène Royal, che sarà sulla Jazon della marina francese quando il relitto passerà davanti alla Corsica, era stato  chiesto di «Ottenere il rinvio del taino fino all’ottenimento di garanzie precise» che la Royal dice di aver ottenuto dal nostro ministro Gian Luca Galletti ma che non convincono i sindaci, i cittadini  e gli ambientalisti corsi. Sindaci e associazioni, nel caso che il convoglio del relitto dovesse avere difficoltà o rallentare al largo della Corsica minacciano una manifestazione terrestre e marittima.

Anche per Pierre Ghionga, presidente dell’ufficio Ambiente della Corsica, che alla riunione di Bastia ha rappresentato la Collectivité Territoriale de Corse, «il pericolo ecologico è reale, tanto più che non ci sono certezze quanto alla buona tenuta del relitto durante tutto il suo viaggio». Intanto su internet in poche ore ha raccolto praticamente le 5.000 firme richieste  la petizione lanciata dal Culletivu di a chjama di Bastia del 21 luglio e indirizzata allo Stato Italiano, che segnala «rischi importanti di inquinamento dal litorale del Mar Tirreno, delle coste corse, toscane e liguri. Minaccia per il futuro parc marin du cap Corse. Pericolo per la fauna pelagica e i cetacei della riserva marina».