Ecco perché gli squali preferiscono l’acqua salata: è tutta una questione di fegato

Una nuova ricerca dimostra che affondano in acqua dolce

[22 gennaio 2015]

Con lo studio  “Mechanical challenges to freshwater residency in sharks and rays” pubblicato su The Journal of Experimental Biology, un team di ricercatori statunitensi e australiani  potrebbe aver risolto il mistero del perché ci siano così poche specie di squali che vivono negli ambienti di acqua dolce o che li frequentino.

Il ricercatori delle università di Stanford, Saint Louis e Murdoch, sottolineano che «Le transizioni tra i principali habitat marini e di acqua sono relativamente poco frequenti, soprattutto a causa di grandi sfide fisiologiche ed ecologiche. Poche specie di pesci cartilaginei si sono evoluti per occupare habitat d’acqua dolce».  Per gli squali la barriere sarebbe rappresentata proprio dalla loro fisiologia metabolica che non gli ha permesso di diversificarsi negli ecosistemi d’acqua dolce.

Il team di ricercatori dimostrano che le proprietà fisiche di acqua dolce costituiscono  vincolo aggiuntivo per questo gruppo di specie: «Usando la modellazione idromeccanica, dimostriamo che in presenza d’acqua dolce risulta un aumento di due o tre volte dell’assetto negativo per squali e razze, il che porta ad un incremento del costo energetico a causa della maggiore resistenza».

Gli scienziati rivelano un aspetto non certo conosciuto ai più: la fonte primaria di galleggiabilità degli squali è il fegato ricco di lipidi, ma bisognerebbe aumentasse 8 volte in volume perché gli squali che vivono in mare possano mantenere la stessa galleggiabilità nell’acqua dolce. Lo studio evidenzia che «I primi dati sulla densità del corpo da due specie di elasmobranchi che si trovano in acque dolci (squalo toro Carcharhinus leucas e pesce sega Pristis pristis ) supportano questa ipotesi, mostrando le dimensioni del fegato simili a quelle delle forme marine ma con densità del fegato inferiori».

Insomma gli squali fanno fatica a tenersi a galla nell’acqua dolce ed anche se hanno una vescica natatoria hanno anche un grosso fegato che svolge la funzione di “stabilizzatore” che non li fa affondare nell’oceano.

Ma come sanno tutti i nuotatori umani, l’acqua dolce cambia la galleggiabilità e il fegato dello squalo non funziona più come stabilizzatore, ma come peso.  I ricercatori hanno scoperto che quando gli squali nuotano nell’acqua dolce, sono due a tre volte meno “vivaci” di quando nuotano nell’acqua salata.

Qualcuno ha fatto due conti: un maschio di squalo bianco adulto di una tonnellata può avere un fegato pesante anche 250 Kg, con una massa di oltre 3,5 volte quella del peso di un maschio umano medio, quindi, lo stesso squalo, per tenersi a gala nell’acqua dolce dovrebbe avere un fegato di due tonnellate, due volte il suo peso.

Quindi i grandi squali oceanici non riusciranno mai a nuotare in un fiume o in una laguna salmastra come i pochi squali che per, per rimanere a galla, hanno evoluto un fegato meno denso di quelli degli squali marini.