Gli ambientalisti: la Gran Bretagna rischia di ridiventare “the dirty man of Europe”

Perché la Brexit è una cattiva notizia per l’ambiente

Tra i fautori del “Leave” gli ecoscettici, i tifosi dei pesticidi e i contrari alle quote di pesca

[25 giugno 2016]

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ClientEarth, una ONG che si occupa di legislazione ambientale,  ha espresso «shock e preoccupazione» per il risultato del referendum Brexit che ha sancito l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea. Infatti, l’associazione  no-profit, che ha uffici a Londra, Bruxelles e Varsavia, utilizza la legislazione dell’Ue per combattere i progetti e dei governi di tutta Europa che possono compromettere  la qualità dell’aria, la natura, la fauna selvatica e la trasparenza sull’utilizzo e la possibile diffusione e assunzione di sostanze tossiche.

L’amministratore di ClientEarth, James Thornton ha detto: «Gli elettori hanno espresso la loro opinione per su un futuro della Gran Bretagna fuori dall’Europa. Rispettiamo questa decisione democratica, naturalmente, ma ci lascia sconvolti, delusi ed estremamente preoccupati per il futuro delle salvaguardie ambientali nel Regno Unito. Oggi, quindi, sfido i politici di tutti i Partiti per affermare il loro impegno per forti leggi ambientali del Regno Unito e per garantire un’azione unitaria sui cambiamenti climatici, nonostante la nostra prossima uscita dall’Ue. Molte delle leggi che la mia organizzazione utilizza per garantire che la natura e la salute siano protette in Gran Bretagna sono stati redatte con l’accordo del Regno Unito a Bruxelles. Ora, mentre il Regno Unito si prepara a fare da solo, non abbiamo idea di quali leggi verranno mantenute da coloro che  hanno fatto campagna per la Brexit che su questo non hanno avuto una posizione unitaria. Durante la campagna elettorale, non sono riusciti a chiarire se le leggi ambientali saranno  mantenute. Chiediamo quindi a tutte le parti di promettere di mantenere le protezioni esistenti».

ClientEarth ha fatto campagna contro l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue a causa dell’impatto che questa scelta potrebbe avere sull’ambiente e «per l’importanza di un’azione unitaria su questioni come l’inquinamento e il cambiamento climatico, che non rispettano i confini internazionali. La Brexit significa che le leggi sulla qualità dell’aria, che il Regno Unito non ottempera, potrebbero essere indebolite o rottamate».

Infatti, delle  400.000 morti premature all’anno nell’Ue causate dall’inquinamento, ben 40.000 sono colpa dell’’aria inquinata nel Regno Unito. Molte città ed aree della Gran Bretagna rimangono al di sopra dei limiti Ue ma il governo conservatore di David Cameron aveva già prima della Brexit cercato di non applicare le norme Ue, ma si è trovato di fronte ClientEarth che nel 2015 ha vinto una causa alla Corte Suprema che ha ordinato al governo di elaborare nuovi piani anti-inquinamento per garantire il rispetto delle leggi comunitarie e aveva presentato una causa simile che doveva essere discussa a ottobre dall’Alta Corte e della quale, visto come sono andate le cose, probabilmente non se ne farà niente.

L’ONG britannica è convinta che «Leggi deboli sarebbero una catastrofe. Anche le vitali Direttive Uccelli e Habitat e i regolamenti per le acque di balneazione e per le acque reflue potrebbero essere demoliti o indeboliti».

Thornton conclude: «Prenderemo in considerazione quali cambiamenti dobbiamo fare come organizzazione, ma Londra è la nostra sede internazionale. Utilizzeremo i mesi e gli anni a venire per  sollecitare il governo del Regno Unito ad essere all’altezza delle leggi comunitarie che sono attualmente sugli statute books. Tutto ciò che indebolisce quelle leggi sarebbe una catastrofe per l’ambiente della Gran Bretagna».

Ma la situazione politica è davvero molto preoccupante: la campagna pro o contro la Brexit non si è prativ camente occupata delle ricadute ambientali di un’uscita del Regno Unito dall’Ue e, come scrive il Guardian: «La risposta immediata a che avverrà dopo quel che è accaduto per l’inquinamento, la fauna selvatica, l’agricoltura, l’energia, il cambiamento climatico ed altro,  è che non lo sappiamo, siamo in un territorio inesplorato». Ma tutte le indicazioni che vengono dagli amministratori pubblici e dagli esperti ambientali «sono che le protezioni per il nostro ambiente saranno  più deboli».

Intanto, c’è un impatto immediato: il crollo post-brexit dei mercati finanziari danneggia gli enormi investimenti necessari per creare un ambiente più pulito e più sicuro e colpirà la green economy britannica in rapida crescita, diminuendo la competitività e l’innovazione del Regno Unito.

Probabilmente il 75% dei giovani britannici che hanno votato per restare nell’Ue pensavano anche all’aria che respirano, al cibo che mangiamo, al clima di oggi e del futuro e al modo in cui proteggere e migliorare l’ambiente che è alla base delle vita sana e felice alla quale tutti aspirano, per questo si sono sentiti traditi dalle vecchie generazioni inv capaci di pensare al futuro dei propri figli e nipoti.

I giovano inglesi, gallesi, scozzesi e nordirlandesi sanno che l’Ukip di Nigel Farage, il politico che più si è battuto per la brexit e il vero vincitore del referendum, non crede che il cambiamento climatico sia un problema e vuole abolire i limiti di inquinamento per le centrali elettriche.

L’avvio di procedure di infrazione da parte dell’Ue ha costretto il Regno Unito a dotarsi di impianti di depurazione e a ripulire i litorali, mentre molte delle protezioni per la natura e la fauna selvatica derivano dall’applicazione delle direttive Ue e la maggioranza di chi ha il compito di salvaguardare le meravigliose aree protette britanniche e la loro delicata biodiversità, chi in questi anni è riuscito grazie alla legislazione europea a correggere i danni del passato pensa che lasciare la Ue sia stato un tremendo errore: il 66% degli esperti di ambiente dice che ci sarà un minor livello di protezione legale per la fauna selvatica e per gli habitat, contro il 30% che pensa migliorerà.

La direttive Ue hanno dato il via anche ad una vera e propria rivoluzione per il riciclaggio dei rifiuti in Gran Bretagna e ora i due terzi dei professionisti che si occupano del settore temono un ritorno indietro, contro il 30% che pensano che non cambierà nulla e il 4% che pensa che migliorerà.

Se è vero che in Europa ci sono 421 milioni di uccelli in meno di 30 anni fa e che questo dipende in gran parte dalle politiche agricole comunitarie che hanno favorito per lungo tempo l’agricoltura intensiva, è anche vero che la Politica agricola comune sembrava aver imparato la lezione ed aveva virato verso la sostenibilità, rappresentando un forte sostegno anche per i contadini e gli allevatori britannici, che ora non sanno cosa li aspetta. Eppure tutta L’Inghilterra e il Galles rurali hanno votato in massa per la Brexit, determinando il successo del “leave”. La stessa cosa sembrano aver fatto i pescatori inglesi che sperano di liberarsi delle quote di pesca europee, le stesse che però hanno permesso il recupero degli stock di pesce che avevano decimato fino quasi all’estinzione commerciale. Per quanto durerà la nuova pesca senza limiti che probabilmente scatenerà guerre del pesce con vicini come la Norvegia e l’Islanda che non fanno parte dell’Ue, e con la Danimarca euroscettica? Anche qui gli esperti dicono che senza protezioni forti come quelle Ue la nuova abbondanza di pesce non durerà per molto tempo.

La potente National Farmers Union (NFU), uno dei pilastri del Partito Conservatore, si è schierata per la Brexit anche perché – al contrario di molte associazioni agricole continentali – vuole l’abolizione del divieto di utilizzare i pesticidi che danneggiano le apia e altri impollinatori essenziali. La NFU e i ministri dell’agricoltura e dell’ambiente britannici si sono opposti al divieto Ue, ma si sono dovuti adeguare alle decisioni degli altri Paesi europei, ora potranno ricominciare a spargere i pesticidi killer.

Ma i rischi più forti li corre la politica climatica della Gran Bretagna: Londra aveva concordato i suoi obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra, delle rinnovabili e del risparmio energetico con Bruxelles, ma all’interno di obiettivi comuni dell’Unione europea che sono stati una delle leve che hanno permesso l’Accordo di Parigi alla Cop21 Unfccc del dicembre 2015.

Anche se il governo monocolore conservatore aveva cominciato a rivedere al ribasso la legislazione energetica e climatica del Regno Unito, tuttavia resta una forte legislazione nazionale che stabilisce forti tagli delle emissioni di CO2. Il problema è che Boris Johnson, uno dei principali candidati ad assumere la guida del Partito Conservatore e a diventare il prossimo primo ministro britannico è un dichiarato scettico del cambiamento climatico e, come Donald Trump del quale sembra la controfigura inglese, crede che il riscaldamento globale sia un’invenzione truffaldina.

Ha probabilmente ragione Craig Bennett, a capo di  Friends of the Earth UK, quando dice che «il voto per il “leave” è un allarme rosso per l’ambiente. Ora inizia la lotta per assicurarsi che il Regno Unito non affoghi le tutele ambientali che abbiamo ereditato dall’Unione Europea. Invece dobbiamo migliorare gli standard per proteggere la nostra terra verde e piacevole. Le generazioni future non meritano niente di meno. Ma alcuni grossi nomi  politici ora utilizzeranno il risultato del referendum per indebolire la protezione della fauna selvatica. Questo significa che alcuni dei siti naturali più amati del Regno Unito si troveranno sulla linea di fuoco, compresi luoghi come Cannock Chase, Flamborough Head, Dartmoor e Snowdonia. La tutela che la direttiva Ue Habitat ha dato a più di 1.000 specie animali e vegetali e a 200 tipi di habitat ora è in pericolo. La nostra priorità sarà quella di garantire che ogni parlamentare capisca forte e chiaro che il risultato del referendum non è un mandato per indebolire la nostra tutela dell’ambiente».

Durante la campagna referendaria Friends of the Earth ed altre associazioni ambientaliste hanno cercato di far capire che un’uscita dall’Ue sarebbe stata molto pericolosa per l’ambiente e che «E’ meglio lavorare insieme per affrontare problemi comuni come il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e l’inquinamento atmosferico». Nonostante l’evidenza che l’adesione all’Ue abbia portato a un miglioramento della qualità dell’acqua e dell’aria di un Paese che al momento dell’adesione all’unione europea era uno dei più inquinati del mondo, Bennett ammette che «Purtroppo le questioni ambientali non hanno ottenuto davvero attenzione durante la campagna referendaria, nonostante il fatto che lo stato del nostro ambiente abbia un impatto reale sulla salute e la qualità della vita delle persone. La cattiva qualità dell’aria uccide decine di migliaia di persone ogni anno. Il declino delle api diminuisce la nostra capacità di godere della natura nei nostri cortili e giardini, oltre che minacciare l’impollinazione del nostro cibo. Lo scorso inverno ha visto condizioni meteorologiche estreme derivanti dal cambiamento climatico, mettendo in pericolo la  vita e il sostentamento in  città e paesi in tutto il Regno Unito. E il benessere delle future generazioni dipende in modo essenziale dal fatto se saremo capaci di lasciare loro in eredità  un pianeta che sia in grado di provvedere  a una popolazione di oltre 8 miliardi di persone».

Bennett  conclude: «Dobbiamo convivere con il risultato del referendum, anche se non possiamo far finta di non essrne rattristati. Durante la campagna referendaria il ministro dell’agricoltura e attivista leader del “Leave”, George Eustice ha descritto le leggi sulla protezione della fauna selvatica come una “oppressione dello spirito”, e ha dichiarato il suo desiderio di liberarsi di leggi che proteggono i nostri habitat  miglior e gli uccelli. Owen Paterson (il ministro dell’ambiente britannico, ndr) ha detto che voleva sbarazzarsi delle norme che tutelano le api dai pesticidi. Ma, durante la campagna elettorle, David Cameron ha promesso di proteggere queste leggi e la loro attuazione al meglio nel Regno Unito .  In tal modo si è unito a più di 500.000 persone provenienti da tutta Europa, che hanno chiesto queste leggi non vengano indebolite. Possiamo essere fuori dell’Ue, ma più che mai abbiamo bisogno di David Cameron mantenga  la sua parola , migliorando la protezione della natura nel Regno Unito. Quando ero giovane il Regno Unito veniva veniva definito “the dirty man of Europe”. Questo non  deve mai più accadere».