Perché le regioni non battono un colpo sui parchi?

[26 agosto 2014]

Poco più di un anno fa gli assessori all’Ambiente delle regioni italiane, sia pure tardivamente, pubblicarono un ampio documento critico sui pessimi testi di legge in discussione al Senato sui parchi, formulando varie proposte politiche al ministero dell’Ambiente.

Incontrando Orlando come Gruppo di San Rossore convenimmo che sarebbe stato utile convocarli per concordare il da farsi, anche in vista del previsto convegno nazionale di dicembre alla Sapienza. La cosa saltò anche per la crisi della regione Piemonte, il cui assessore all’Ambiente era il coordinatore nazionale delle regioni. Fatto sta che le regioni nel momento in cui (sia pure a fatica) riprende un discorso sulle aree protette e quindi su una politica che finalmente raccordi ministero e regioni per puntare su un vero sistema che non ha mai visto la luce, procedono – e nemmeno bene – ognuna per conto suo.

In vista perciò anche di alcuni appuntamenti nazionali promossi dal ministero dell’Ambiente, d’intesa con altri ministeri (in particolare  quello del 14-15 novembre a Livorno, che riguarderà soprattutto i problemi del mare e della sua tutela e gestione), non sarebbe il caso che le regioni battessero un colpo? Perché sulla base del loro documento nazionale non mettono a punto proposte precise perché cessi il divorzio consensuale tra ministero e regioni? La Toscana, impegnata nella approvazione della sua nuova legge regionale sui parchi e anche del suo Piano del Paesaggio, potrebbe sicuramente farsene carico, avendo tutte le carte in regola.

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