Perché serve la terza Conferenza nazionale sui Parchi

[9 luglio 2018]

Mi ero chiesto recentemente se data la situazione nazionale dei nostri Parchi e aree protette non fosse opportuno riprendere una vecchia proposta che fu osteggiata ingiustificatamente e poco responsabilmente, innanzitutto in sede nazionale, cioè la terza Conferenza nazionale dei Parchi.

Quanto la situazione sia grave per i nostri Parchi nazionali ma anche regionali, a partire da alcuni storici dall’Abruzzo allo Stelvio, dal Ticino al Montemarcello-Magra, lo confermano ormai le cronache quotidiane. E ce n’è per tutti: Ministero che non riesce a superare presidenti e direttori commissariati da anni; regioni ed enti locali che se le danno di santa ragione; sorvoliamo sul Parlamento che ha concluso una legislatura dopo essersi rimpallata una legge che non è riuscita a tagliare alcun traguardo tra i tanti ipotizzati.

Le forze politiche, anche quelle che negli anni avevano maggiormente contribuito ad approvare e gestire abbastanza bene la legge quadro del 1991, escono da questa situazione malamente.

Le cronache ormai sono zeppe solo di scambi di accuse, denunce anche alla magistratura. Che si tratti delle Alpi, delle zone terremotate, delle coste e aree marine, dei fiumi come dei laghi, della caccia come della pesca è tutto un guazzabuglio di cui Stato, regioni, enti locali e parchi non riescono a venire a capo.

Ecco perché ritengo che l’unica risposta valida ed efficace che si può tentare di dare sul piano politico, istituzionale culturale è una Conferenza nazionale in cui ognuno dovrà mettere la faccia senza trucchi e senza inganni come sta avvenendo ormai da anni.

Perché il ministero dell’Ambiente non promuove la Conferenza delle regioni con l’Anci, l’Upi, Federparchi e la molte associazioni ambientaliste impegnate da sempre su questo fronte, per verificare se ne vale la pena e come farla?

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