Perché un elefante indiano “fuma” (VIDEO)

E’ probabile che si tratti di farmacognosia, un’automedicazione alla quale ricorrono anche altri animali

[28 marzo 2018]

Il video di un elefante asiatico (Elephas maximus) che “fuma” girato da Vinay Kumar, vicedirettore programmi della Wildlife Conservation Society’s (Wcs)-India ha sconcertato gli altri scienziati della Wcs ed è diventato virale sui social network.

Lo strano comportamento è stato filmato da Kumar mentre stava controllando le trappole fotografiche posizionate dai ricercatori della Wcs nel Nagarahole National Park in India nell’ambito di un progetto a lungo termine per studiare le tigri e le loro prede. Mentre si spostavano nella foresta hanno visto l’elefante che raccoglieva del materiale con la proboscide, lo portava alla bocca e poi soffiava una nuvola di “fumo”.

Intervistato da Jason Daley di Smithsonian.com, Kumar ha spiegato che  «In India, il Forest Department incedia  linee antincendio per creare cesse contro il fuoco che possono aiutare a tenere sotto controllo gli incendi boschivi. E questo lavoro lascia dietro di sé il carbone di legna sul suolo della foresta».

Varun Goswami, scienziato e esperto di elefanti della Wcs India ha detto: «Credo che l’elefante potrebbe aver provato a ingerire del carbone di legna. Sembrava che stesse raccogliendo dei pezzi dal suolo della foresta, soffiando via la cenere che ne derivava e consumando il resto».

Il carbone ha proprietà medicinali contro le tossine e può anche fungere da lassativo, raddoppiando così la sua utilità per gli animali che lo consumano dopo incendi boschivi, fulmini o gli incendi controllati come quelli appiccati dal Forest Department in India.

Si tratta di zoo farmacognosia, l’auto-medicazione animale che utilizza materiali naturali e che è relativamente comune nel mondo animale: chiunque abbia un gatto o un cane che mangiato l’erba e poi vomita la conosce. Ma Smithsonian.com fa esempi più sofisticati: nel 1997 David Cooney, un ingegnere chimico dell’università del Wayoming ha scoperto che i colobi rossi di Zanzibar (Piliocolobus kirkii) mangiano  carbone per mitigare gli effetti delle sostanze tossiche contenute nel loro cibo. Nello studio “News Feature: Animals that self-medicate” pubblicato nel 2014 su PNAS, lo scrittore scientifico Joel Shurkin riferisce che alcuni ricercatori hanno visto i bonobo (Pan paniscus) che vivono nei dintorni del Parc national de la Salonga, nella Repubblica democratica del Congo,  raccogliere con cura delle particolari foglie di Ficus coronata  e dopo se le sono accuratamente posizionate sulla lingua, arrotolandole e inghiottendoli intere e si crede che i nostri “parenti” più stretti utilizzino queste foglie abrasive, che normalmente non fanno parte e della loro dieta, per raschiare via i parassiti.

Anche gli  Ara rossi e verdi (Ara macao) sono noti per mangiare argilla che uccide i batteri e favorisce la digestione,  mentre le scimmie ragno (Ateles) consumano foglie che migliorano la fertilità e i lemuri mangiano delle foglie che stimolano la produzione di latte, mentre gli elefanti in Kenya mangiano altre foglie che possono accelerare il parto.

Non è chiaro quanto questi comportamenti siano innati o appresi, ma almeno una specie dimostra che gli animali sono consapevoli della presenza di sostanze chimiche nel loro ambiente e dei loro potenziali usi:  nel 2012 un team dell’Universidad Nacional Autónoma de México  ha scoperto che i passeri (Passer domesticus) e i ciuffolotti messicani (Haemorhous mexicanus)i che vivono a Città del Messico hanno capito che la nicotina dei mozziconi di sigaretta con i quali hanno cominciato a rivestire i loro nidi aiuta a tenere lontani gli acari, i pidocchi e altri potenziali parassiti.

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