Pesca, accordo Ue-Marocco. Il fronte Polisario: «E’ il saccheggio del nostro mare»

[26 luglio 2013]

Il 24 luglio la commissaria europea per gli Affari marittimi e la pesca, Maria Damanaki, ha firmato un protocollo quadriennale all’accordo di partenariato per la pesca con il ministro marocchino dell’Agricoltura e della pesca marittima Aziz Akhannouch.

La Commissione europea ha assicurato che «Il protocollo è in linea con la riforma della dimensione esterna della politica comune della pesca dell’Unione in quanto pone l’accento su consulenza scientifica, redditività economica, buona governance e rispetto del diritto internazionale. La sostenibilità viene garantita limitando l’attività di pesca alle risorse eccedentarie in tutti i tipi di pesca».

La Damanaki ha detto che: “È un momento importante per le attività di pesca dell’Ue e del Marocco. Questo accordo garantirà un futuro sostenibile al settore a livello locale e risulterà vantaggioso per tutti. Il nuovo protocollo è in linea con i principi della riforma della politica comune della pesca dell’Ue in quanto garantisce una governance responsabile della pesca a livello internazionale».

La cosa non convince affatto Mohamed Sidati, il ministro delegato presso l’Unione europea del governo in esilio della Repubblica Araba Saharaui Democratica, l’ex Sahara spagnolo occupato dai marocchini.  L’esponente del Frente popular de liberación de Saguía el Hamra y Rio de Oro (Polisario), ha condannato il nuovo protocollo dicendo che «Con una procedura offensiva e segreta, che ha escluso sia gli Stati membri dell’Ue che il Fronte Polisario , che è il solo rappresentante del popolo saharaui, la Commissione europea tenta di spingere l’Ue verso un accordo illecito ed illegale con il Marocco, che riprenderà la pratica inaccettabile delle autorità marocchine che approfittano delle acque del Sahara occidentale occupato  illegalmente per l’accesso delle navi dell’Ue e per pescarci».

Sidati ha ricordato che «Nel dicembre 2011, il Parlamento europeo ha votato per revocare il protocollo provvisorio e ritirare le navi da pesca dell’Ue, dopo il fallimento dalla Commissione europea di assicurarsi  che il protocollo fosse conforme al diritto internazionale per quel che riguarda il Sahara occidentale. Noi ci aspettiamo che gli Stati membri dell’Ue ed il Parlamento europeo agiscano nuovamente al fine di rispettare il diritto internazionale, rigettando questo nuovo protocollo».

Il ministro del Polisario ha ricordato il paradosso nel quale vive il suo popolo in esilio ed un intero Paese attendato dietro il muro della vergogna che il Marocco ha costruito ai confini della loro patria, per confinarlo nel deserto e nei campi profughi algerini: «Nessun Paese al mondo riconosce la rivendicazione del Marocco sul Sahara occidentale. Questo tentativo di legittimare il furto di risorse naturali del Sahara occidentale perturba gli sforzi dispiegati dalle Nazioni Unite per trovare una soluzione pacifica all’occupazione continua del Sahara occidentale. Il paragrafo sui diritti umani nel nuovo accordo non aiuterà a migliorare la situazione del popolo saharaui, che continua ad essere oppresso quotidianamente dalle forze di occupazione marocchine».

Ma l’accorata denuncia di Sidati  rimarrà probabilmente ancora una volta inascoltata. Come ricorda la stessa Commissione europea, numerosi Stati membri, a cominciare dall’ex potenza coloniale, la Spagna, e proseguendo con, Italia, Portogallo, Francia, Germania, Lituania, Lettonia, Olanda, Irlanda, Polonia e Gran Bretagna (tutti Stati che a parole appoggiano le richieste della Repubblica Saharaui) «Sono interessati all’accordo di partenariato nel settore della pesca con il Marocco, che comprende 6 categorie di pesca gestite da segmenti di flotta industriali e artigianali».

Si parla di cifre che nelle povere città di tende algerine dei saharaui, dove si vive di solidarietà internazionale e di nostalgia per la patria occupata, sembrano favolose: «La dotazione finanziaria complessiva per il Marocco è stimata a 40 milioni di euro – spiega una nota di Bruxelles  – Più precisamente, il costo totale del nuovo protocollo per l’Ue ammonterà a 30 milioni di euro all’anno, di cui 16 milioni come compensazione al Marocco per l’accesso alla risorsa. Gli altri 14 milioni di euro serviranno a sostenere il settore della pesca nel Paese, mentre il contributo degli armatori è stimato a 10 milioni di euro».

Tutto questo in gran parte nel mare di un Paese occupato e per risorse ittiche che sarebbero di diritto dei saharaui ma che si dividono gli occupanti marocchini e i “nobili” europei che magari ospitano i bambini/profughi del deserto durante l’estate ed appoggiano all’Onu la richiesta di un referendum sull’indipendenza che Rabat ha sempre rimandato irridendo la comunità internazionale.

Quando è decaduto il precedente accordo di pesca Ue – Marocco sulle coste del Sahara occidem ntale pescavano 120 navi che battevano bandiera di 11 Paesi europei, un centinaio delle quali appartenevano alla sola Spagna, Basta questo per capire perché Madrid, che teoricamente appoggia la lotta per l’indipendenza del Polisario, ha fatto di tutto perché il 18 e 19 luglio a Rabat si chiudesse il defatigante negoziato con il Marocco. Secondo l’agenzia Maghreb arabe, «Durante questi diversi cicli di negoziati, gli esperti marocchini  hanno difeso con le unghie e con i denti la posizione del Regno che ha sempre evidenziato il suo desiderio di pervenire con l’Ue ad un accordo giusto ed equilibrato in termini di prelievo, di benefici e di contropartite finanziarie». I marocchini «Hanno anche insistito sull’importanza di tenere conto degli interessi nazionali del Marocco e dei professionisti del settore e di fare in modo che il nuovo accordo contribuisca in maniera significativa allo sviluppo ed alla modernizzazione della filiera della pesca marocchina».

Una filiera concordata tra vecchi e nuovi colonialisti, e nel quale non c’è posto per i diritti negati del popolo saharaui.