Pesca eccessiva, Greenpeace: «Ora basta. Il governo intervenga o rischia infrazione Ue» (VIDEO)

Processo al direttore delle Campagne di Greenpeace per un blitz del 2013 nel Canale di Sicilia

[4 marzo 2015]

Greenpeace oggi rilancia l’allarme sulla pesca eccessiva «che sta svuotando i nostri mari» e lo fa  punta il dito contro il ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, «responsabile di aver sino ad ora attuato delle politiche fallimentari di gestione della pesca, che non hanno garantito un utilizzo equo e sostenibile degli stock ittici. Le risorse di pesca sono in evidente declino e la crisi dell’intero settore è oramai sotto gli occhi di tutti».

Gi ambientalisti erano già entrati in azione nel 2013 nel Canale di Sicilia, denunciando la cattiva gestione di alcune “autorizzazioni speciali” di pesca, rilasciate dal ministero, sin dalla fine degli anni ’90, alla flotta delle volanti a coppia (reti a strascico semi-pelagiche), per pescare stock già sovrasfruttati come acciughe e sardine.

Greemnpeace ricorda che «A bordo di un gommone, affiancando due pescherecci che stavano pescando grazie ad una di queste “autorizzazioni speciali”, alcuni nostri attivisti avevano esposto, tra gli altri, un banner con la scritta “Questa pesca svuota il mare”. A seguito di questa protesta pacifica, il direttore delle Campagne di Greenpeace è stato denunciato e oggi affronta la prima udienza di un processo che lo vede accusato di “violenza privata”».

Per Serena Maso, campaigner mare di Greenpeace Italia, «Invece di mettere in atto misure gestionali che permettano la tutela e il recupero delle risorse ittiche, a beneficio dell’intera comunità e di chi pesca in modo sostenibile, solo pochi mesi fa il Ministero ha rinnovato per l’ennesima volta nuove autorizzazioni speciali di pesca che pongono in ulteriore sofferenza degli stock già sovrasfruttati. Eppure sotto processo siamo finiti noi e non chi sta mettendo a rischio il futuro dei nostri mari. Da anni l’Italia è chiamata a mettere in atto misure di gestione serie ed immediate, per mantenere in equilibrio le attività di pesca con le risorse disponibili e assicurare il recupero degli stock in declino. Un impegno che non può essere ulteriormente rimandato, è la stessa Unione Europea ad imporcelo attraverso la Politica Comune della Pesca, siglata solo un anno fa».

Dopo una denuncia di diverse associazioni ambientaliste  alla Commissione Europea contro il sistema delle “autorizzazioni speciali”, l’Ue ha aperto un’indagine e Greenpeace sottolinea: «Se il Ministero dovesse essere ritenuto responsabile, l’Italia rischia una nuova procedura d’infrazione. A pagare sarebbero ancora una volta i contribuenti italiani».

Negli scorsi giorni Greenpeace ha lanciato un appello per chiedere di eliminare la pesca eccessiva e per sostenere chi pesca sostenibile. In meno di una settimana, già oltre 16.000persone hanno firmato la petizione #InNomeDelMare all’indirizzo http://innomedelmare.greenpeace.it

La Maso conclude: «È ora di smetterla, negli ultimi anni il Ministero si è riempito la bocca di false promesse in nome di una sostenibilità ambientale  che ancora non c’è. Chiediamo che questi permessi speciali vengano ritirati, e che vengano stabilite misure serie e lungimiranti che permettano di recuperare gli stock e favorire chi pesca sostenibile».

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